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Riceviamo da:                                                                                     LUCA DAVIDE ENNA                                                                         Delegato Regionale U.N. Enalcaccia P.T. Regione Sardegna

In Sardegna si caccia di nuovo per tutto il mese di febbraio

    Grazie alla legge Costituzionale n° 3 del 18 ottobre 2001, promulgata dopo il referendum confermativo, svoltosi il 7 ottobre 2001, ed alla modifica del titolo V e degli articoli 117 e 118, ogni Regione ha competenza specifica in materia di Caccia in via esclusiva. La Sardegna, già a partire dalla fine della stagione venatoria 2001/2002, ha promulgato un calendario venatorio che consente di proseguire la stagione di caccia a tutto il mese di febbraio.Il 10 febbraio 2002 è stata, di fatto, ripresa la stagione venatoria per alcune specie migratorie e si sono potuti cacciare : Beccaccia, Beccaccino, Pavoncella, Marzaiola, Alzavola, Colombaccio, Merlo, Tordo bottaccio, Tordo sassello, Cesena. La richiesta, in tale senso, è stata ufficialmente fatta, presentando un documento a firma di quattro presidenti regionali, in rappresentanza di altrettante associazioni venatorie e per la precisione: Luca Davide Enna (Unione Nazionale Enalcaccia Pesca e Tiro), Francesco Clemente (Associazione Nazionale della Libera Caccia), Franco Sciarra (Federazione Italiana della Caccia), Alessandro Lisini (Libera Associazione Sarda della Caccia). I quattro presidenti regionali hanno messo da parte le divisioni sociali o ideologiche, per combattere una battaglia comune a vantaggio unicamente dei cacciatori sardi e della caccia in particolare. L’alleanza stretta ha portato, come primo risultato, quello di convincere il consiglio regionale della Sardegna a riunirsi il 5 febbraio 2002, per discutere ed approvare il progetto di modifica della legge regionale n° 23 del 29 luglio 1998, in primis, per i periodi di caccia.  E’ stato reintrodotto, con una variazione, l’articolo 49, che consente l’esercizio dell’attività venatoria, per alcune specie, anche nel mese di febbraio. La revisione della legge regionale è stata ottenuta facendo leva sulla modifica della costituzione avvenuta tramite referendum del 18 ottobre 2001. Infatti, con la rivisitazione del titolo V della costituzione e degli articoli 117 e 118, si dà autonomia decisionale alle regioni in materia venatoria. L’autonomia in questione riguarda non soltanto le cosiddette “regioni autonome o a Statuto Speciale”, ma anche le regioni a ”Statuto ordinario” Lo stesso discorso, inoltre, ha validità sia per le tanto sbandierate “Deroghe per specie” – cioè quelle particolari deroghe che, una volta attuate, consentono la caccia a determinate specie come lo Storno ecc. – sia per i periodi di caccia che, nel rispetto dei periodi riproduttivi, possono essere prolungati e diversificati a seconda delle peculiarità di ciascuna Regione. Ma, facciamo un passo indietro.Nel 1998, a causa delle forti pressioni esercitate sul governo di allora dalle falangi ambientaliste   sulla materia specifica ed in ottemperanza al varo avvenuto sei anni prima, a carattere nazionale della L.N. n157 del 11 febbraio 1992, anche la Sardegna fu costretta ad esprimere una specifica legge sulla caccia che aveva di buono soltanto un articolo, e per la precisione l’art. n° 49, che consentiva alla regione di prolungare la stagione venatoria al mese di febbraio, anche a causa del fatto che le condizioni climatiche vedono l’ Isola interessata dal ripasso delle specie migratorie proprio a febbraio/marzo e di conseguenza la possibilità di poter effettuare un prelievo equilibrato unicamente in quel periodo, a differenza di altre regioni che possono usufruire di condizioni climatiche adatte sin dal mese di ottobre.Le specie in oggetto, sono svernanti in Sardegna, ripassando esse verso i  primi di febbraio ed avendo dei movimenti di erratismo all’interno dell’isola, nell’attesa di partire per i quartieri di nidificazione a fine marzo e ad aprile.  Un discorso a parte andrebbe fatto per la marzaiola (Anas querquedula), che si presenta verso la prima decade di marzo. Quando vene varata la L.R. n°23/98, i dirigenti delle associazioni venatorie, formularono numerose rimostranze, ma, non protestarono sul fatto che la Legge Regionale non prevedeva le tre giornate a scelta su cinque, come invece si verificava in tutto il resto d’Italia, soltanto per il motivo che si preferiva rinunciare alla concentrazione ed all’aumento delle giornate in favore dell’estensione dei periodi di caccia, per consentire un prelievo meglio distribuito e più equo, come già avveniva ed avviene in tutte le nazioni d’Europa. La corte Costituzionale, chiamata in causa dai soliti ignoti (leggi: ambientalisti) cassò come illegittimo l’art. 49 che venne abrogato per effetto della sentenza emessa. Più volte si provò a dialogare con il Governo allora in carica della necessità di dotare la Sardegna di una legge specifica che   armonizzasse,  la tutela dell’ambiente e delle specie animali, con le tradizioni venatorie e le specificità dell’Isola, - così come sarebbe giusto che si facesse per tutta l’Italia -. Il governo centrale non volle dare alcuna risposta esaustiva e nonostante fossero state presentate numerose richieste - verbali o scritte - anche all’UNAVI, si dovette constatare con immenso rammarico che non era possibile ottenere risposte esaurienti nemmeno da quelle parti…. Nel 2001 il  Governo in Italia è cambiato e, nel copioso ed abbondante calendario dei lavori, si sono inserite anche le parole : “ Federalismo “ e “ Devolution “. Questi due termini, stanno ad indicare più di altri, la necessità da parte dello Stato Centrale di demandare alle regioni la gestione in diverse materie… La modifica del titolo V della Costituzione Italiana, attuata con lo pseudonimo di “Legge Alemanno”, ha, per prima, interpretato questo sentimento diffuso e  sembra dunque, in via di soluzione, l’annosa quaestio riguardante i periodi di caccia, che interessa tutte le regioni d’Italia. Per quanto riguarda poi le deroghe bisognerebbe dare un’occhiata alla convenzione di Berna e Parigi, laddove si parla delle dodici specie “eccettuate” dall’allegato II della convenzione stessa (Storno, Cornacchia nera, Cornacchia grigia, Taccola, Ghiandaia, Gazza, Mugnaiaccio, Gabbiano reale, Zafferano, Colombaccio, Passera oltremontana, Corvo). Le specie sopra elencate sono parecchio numerose e diffuse in tutto l’areale europeo, tanto che in numerose nazioni d’Europa la caccia ai selvatici anzidetti non conosce limiti nel numero degli esemplari catturati e neppure nei periodi di cattura .Il legislatore ritiene di considerare protette: “Tutte le specie non contemplate all’allegato II”, eccettuate le 12 specie sopra elencate. Non ritenendo necessario contemplare all’allegato i 12 (dodici) selvatici anzidetti,  lascia chiaramente intendere che la sovrabbondanza di tali  specie non ne giustifica la pure parziale protezione adottata in particolare alle specie dell’Allegato II sulle quali è consentito il prelievo pur condizionato a tempi modi e luoghi indicati nel dettaglio dai vari Stati Membri dell’Unione europea.Per meglio conoscere le 12 specie sopra elencate è consigliabile, ripercorrere e rileggere i vari allegati della convenzione di Berna e Parigi - Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea, Direttiva 2 Aprile 1979, dir. 79/409 CEE  sulla Conservazione degli Uccelli Selvatici Parte II – Elenco delle specie C.E.E. 79/409 Parte I ed  Allegato I , Allegato II, Allegato III. –

E’ consigliabile anche fare riferimento diretto ai vari calendari venatori europei ed agli ELENCHI DELLE SPECIE CACCIABILI.

     Come riferimento visivo si possono utilizzare numerosi manuali in commercio per il riconoscimento delle specie.

     Leggendo quanto sopra scritto si potrà notare come sia “singolare” il veto posto alle deroghe sulle specie cacciabili dato che esse, sono già oggetto di prelievo massiccio in tutta l’Europa in quanto la loro consistenza numerica e la loro estrema diffusione ed adattabilità non le fa certo ritenere in alcun pericolo…..- Anche questo problema è stato trascinato troppo a lungo e bisogna risolverlo al più presto . -

     In Sardegna si è altresì presentata una proposta riguardante gli ambiti territoriali di caccia ,chiedendo che essi siano aboliti e che venga istituito un unico ambito regionale per la caccia alla selvaggina stanziale e migratoria - nell’attesa che gli ambiti vengano aboliti in tutta l’Italia consentendo ai cacciatori di spostarsi liberamente su tutto il territorio nazionale e che, contemporaneamente vengano demandate le funzioni di gestione e tutela della selvaggina stanziale ad ambiti di dimensione regionale, al fine di eliminare tutti gli inutili “carrozzoni”che si sono inevitabilmente venuti a creare per svariati motivi. C’è da sottolineare, infine, che il poter effettuare un equo prelievo della selvaggina migratoria spostandosi su tutto il territorio nazionale, in modo da non disperdere stoltamente capitali all’estero, farebbe sì che le risorse finanziarie che si spendono ogni anno per andare a sparare tordi od altri selvatici migratori non si riversino in Spagna o chi sa dove, ma che rimangano in Italia e che si utilizzi, invece, il turismo venatorio prevalentemente come appagamento della propria voglia di viaggiare per conoscere altri territori e tradizioni venatorie e non come necessità causata dalle costrizioni e restrizioni locali.Come dirigente del mondo venatorio ed esponente di una grande associazione ho voluto in questo, come in altri articoli, dare il mio contributo affinché si riesca “insieme” a recuperare quei diritti a lungo tempo nascosti e calpestati.Mi sono premurato di inviare i documenti ufficiali (BURAS, proposte di legge e votazioni del Consiglio Regionale della Sardegna) ed una dettagliata relazione di quanto è stato fatto in Sardegna, a tutte le delegazioni regionali Enalcaccia d’Italia, oltre che alle dirigenze nazionali dell’Enalcaccia e dell’UNAVI e ad altre dirigenze di altre associazioni venatorie. La scelta di divulgare al massimo l’informativa è stata fatta ponderatamente e nel rispetto dei ruoli e degli ideali – compresa l’appartenenza all’una o all’altra associazione – che ciascun cacciatore porta con se; beninteso che il dovere di qualsiasi dirigente o cacciatore e quello di difendere e divulgare le proprie tradizioni. La caccia va molto al di là delle singole appartenenze e travalica ogni mero campanilismo . La mia piccola soddisfazione è anche data dal fatto stesso che il consiglio regionale della Sardegna ha votato all’unanimità la mozione per il prolungamento della stagione venatoria, con una maggioranza trasversale e plebiscitaria, dimostrando che , al di là delle posizioni di partito, può prevalere il buon senso al servizio dei cittadini.Mi aspetto che anche nelle altre regioni si possa raggiungere un simile risultato, e mi auguro che quanti leggeranno quest’articolo e coloro che hanno ricevuto i documenti da me inviati l’11 febbraio 2002, vogliano darmi delle risposte e quantomeno vogliano collaborare, per condurre una pacifica battaglia comune, per la ripresa delle tradizioni, dei diritti, della caccia e dei cacciatori italiani. 

Un grosso  “In bocca al lupo” 

Luca Davide Enna

Delegato Regionale

U.N. Enalcaccia P.T.

Regione Sardegna

 
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