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                                                                                              Palermo, lì 18/02/2002

                                                                                     LETTERA APERTA AI PARLAMENTARI DELL’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

Oggetto: Parchi ed aree contigue

          Si sostiene, che qualsiasi intervento di programmazione del territorio agro-silvo-pastorale, per avere una sua validità e per trarne gli auspicati risultati positivi, deve necessariamente essere ridotto ad un progetto cardine che fissi le direttrici univoche alle quali tutti i provvedimenti debbono attenersi. Questo trade-union, sul fronte faunistico ed ambientale, il legislatore nazionale lo ha inteso fissare con l’art. 10 della legge 157/92, stabilendo che “tutto il territorio agro-silvo-pastorale nazionale è soggetto a pianificazione differenziata del territorio”.

          Con assoluto rigore, nello stesso articolo, sono fissate le percentuali del territorio da vincolare: dal 20 al 30 per cento ad aree protette e nelle zone Alpi dal 10 al 20 per cento, fino al 15 per cento per le zone destinate a cacce riservate a gestione privata, il rimanente territorio (almeno il 55 per cento) alla gestione programmata della caccia attraverso l’istituzione degli A.T.C. Nello stesso articolo, il legislatore ha altresì precisato che nella percentuale delle aree protette debbono essere “compresi i territori ove sia comunque vietata l’attività venatoria anche per effetto di altre leggi o disposizioni”. Ne consegue, al fine di avere una programmazione ordinata del territorio, che occorre prevedere la contestuale applicazione delle norme sulla caccia e sui parchi in modo tale da rispettare le percentuali sopra richiamate e, attraverso una azione Parlamentare fare inserire e rispettare nel piano faunistico venatorio, la dovuta e immediata riperimetrazione di quei parchi e riserve naturali che determinano la violazione dei tetti massimi consentiti in prima battuta dalla legge quadro n. 157/92, successivamente fissata al 25 per cento dal Parlamento regionale siciliano con l’articolo 14, comma 3 e 4 della L.R. 33/97.  Nonostante le norme precise della legge quadro 157/92 e la percentuale del territorio da vincolare dettata dall’articolo 14 commi 3 e 4 della legge regionale 33/97, ancora oggi, assistiamo all’istituirsi di parchi, oasi e riserve naturali orientate in dispregio della quota del territorio fissato per legge che eleva il territorio vietato ad oltre il 42 per cento nella Provincia di Messina, oltre il 67 per cento in Provincia di Catania, circa il 30 per cento nella Provincia di Palermo e Ragusa. 

        Altro nodo spinoso è rappresentato dalle “aree contigue”: per l’esattezza, queste aree previste all’art. 32 della legge sui parchi 394, approvata nel dicembre 1991, dette aree furono determinate per assicurare, in talune parti di confine, una continuità d’intervento protettivo, seppure con norme più elastiche e meno restrittive, tra la zona “A” di protezione e quello di zone cuscinetto, zone intese allora, come propagazione del parco.

         E’ da aggiungere però, basandosi su una più attenta lettura della norma, che è la stessa legge 394 ad evidenziare la non indispensabilità dell’istituzione delle aree contigue e tantomeno una loro generalizzazione lungo tutto il perimetro dei parchi. Infatti, al primo e al terzo comma dell’art. 32 della legge 394 si definisce che “le Regioni, d’intesa con gli organi di gestione delle aree naturali protette e con gli enti locali interessati possono disciplinare l’esercizio della caccia ”, quindi, non necessariamente occorre vietarla nelle zone contigue. Peraltro, ricordiamo ancora una volta, che la legge 968 consentiva l’assoluta libertà di movimento per tutti i cacciatori, mentre con la legge 157/92 i cacciatori sono stati condannati agli arresti domiciliari all’interno degli Ambiti Territoriali di Caccia.

          Concludendo, si ritiene di poter affermare che ai fatti suesposti necessita una migliore interpretazione di una norma sulla materia caccia e parchi attuando soluzioni adeguate e non vessatorie verso il popolo dei cacciatori.

                                                                                                Il Presidente

                                                                                  Dr. Francesco Lo Cascio

                                                                                     

 
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