ASSOCIAZIONE SICILIANA CACCIA E NATURA
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La pubblicazione dello studio sulla Coturnice nella provincia di Catania

OCCHI APERTI

La Legge Regionale n° 19 del 22 dicembre 2005 ha modificato l’articolo n° 17, comma 7, della L.R. 33/97 che recita testualmente: 

7). L’attività venatoria può essere esercitata da chi abbia compiuto il diciottesimo anno di età e sia munito della licenza di porto di fucile per uso caccia, di polizza assicurativa per la responsabilità civile verso terzi derivante dall’uso delle armi o degli arnesi utili all’attività venatoria, con massimali di lire 1.000 milioni per ogni sinistro, di cui lire 750 milioni per ogni persona danneggiata e lire 250 milioni per danni ad animali ed a cose, nonché di polizza assicurativa per infortuni correlata all’esercizio dell’attività venatoria, con massimali di lire 100 milioni per morte o per invalidità permanente. 

7 bis). Il pagamento del premio assicurativo di cui al comma 7 deve essere eseguito, esclusivamente, tramite ufficio postale o banche.

Cacciatore

controlla che la tua Assicurazione sia su bollettino di conto corrente postale e sul timbro postale sia ben leggibile la data e l’importo pagato.

Se non potrai dimostrare l’avvenuto pagamento così come disposto dall’artt. 7bis, L.R. 33/97, sarai soggetto a pesanti sanzioni (non solo pecuniarie ma anche la sospensione della licenza di porto fucile, artt. 31 e 32 Legge 157/92).

Se risulterà il mancato pagamento dell’Assicurazione, in caso d’incidente, dovrai risarcire personalmente fino ad 1 miliardo di Lire (€ 516.456,90), oltre a subire tutte le altre immaginabili conseguenze (art.25 Legge 157/92).

Quindi, cacciatore, nel tuo interesse, tieni gli

OCCHI BENE APERTI  

La Comunicazione dell'Assessorato Agricoltura e Foreste

LA COTURNICE NELLA PROVINCIA DI CATANIA

Ecco i primi risultati di uno studio sulla Coturnice, Alectoris graeca whitakeri, da noi fortemente voluto e che ha permesso di intraprendere una ricerca sulla possibilità di ricolonizzazione della Coturnice in zone depauperate della provincia di Catania

La coturnice nella provincia di Catania

APPRENDIAMO E INFORMIAMO

 L’ONOREVOLE SERGIO BERLATO MINACCIATO

DI MORTE DAGLI ECOTERRORISTI.

 L’Associazione Siciliana Caccia e Natura e tutto il mondo venatorio nazionale fa quadrato intorno all’europarlamentare Sergio Berlato, il cui nome campeggia sui muri di Illasi, noto centro in quel di Verona, dove è diventato bersaglio di minacce di morte firmate dagli ecoterroristi A.L.F. (Animal Liberation Front)

 

        Preg.mo On. Salvatore Cuffaro Presidente Regione Siciliana

                          Michele Cimino Vice Presidente               

                          Francesco Cascio                                    

                          Innocenzo Leontini  Assessore Agricoltura e Foreste

                          Raffaele Stancanelli  Ass. Politiche Sociali

                          Alessandro Pagano    Ass. Beni Culturali

                          Salvatore Cintola       Ass. al Bilancio

                          Carmelo Lo Monte    Ass. Cooperazione e Commercio

                          Antonino D’Aquino   Ass. all’Industria

                          Francesco Scoma        Ass. Lavoro e previdenza

                          Giovanni Pistorio       Ass. Sanità

                          Fabio Granata            Ass. al Turismo

                          Guido Lo Porto          Presidente A.R.S.

                          Salvo Fleres                Vice Presidente A.R.S.

         A tutti i Presidenti dei Gruppi Parlamentari

         A tutti i Presidenti delle Commissioni Parlamentari

  Oggetto: Piano regionale faunistico-venatorio

               Riteniamo nostro dovere ricordarvi che, ad oggi, l’Assessorato all’Agricoltura e le Foreste non ha provveduto a predisporre per l’approvazione il nuovo piano faunistico-venatorio per  la sua naturale scadenza.

            L’articolo 15 della legge regionale 1 settembre 1997, n° 33, prevede la stesura da parte dell’Assessore regionale all’agricoltura e le foreste e la successiva emanazione da parte del Presidente della Regione siciliana su delibera della Giunta regionale.

             Ci preme ricordarvi che, in mancanza di tale adempimento, non sarà possibile emanare il Calendario Venatorio e quindi permettere l’apertura per la stagione venatoria dell’anno in corso.

             Già l’anno appena trascorso, così come il quinquennio che lo ha preceduto, non sono stati periodi distensivi per il popolo dei cacciatori e tutto il comparto commerciale che ruota intorno all’attività venatoria per i seguenti motivi: modifiche ed integrazioni della legge 33/97, calendari venatori restrittivi, Decreti Assessoriali che dovrebbero costituire le Commissioni d’esami dimenticati, territori che indiscriminatamente vengono sottratti all’attività venatoria destinandoli a zone vietate in barba a quanto disposto dalla L.N. 157/92, e L.R. 33/97 che fissa la percentuale di territorio precluso al 25 percento.

           Tale comportamento sta dimostrando ai cacciatori siciliani che questa Deputazione non ha particolare interesse per il comparto caccia, infatti, quanto sopra esposto, presenta lacune tali da rendere i cacciatori siciliani bersaglio dei soliti ambientalisti.

            Tale stato d’ansia, sta creando nei cacciatori e operatori del settore un forte senso di sconforto e d’irritazione nei confronti di chi ha ricevuto tanta fiducia e ad oggi non ha voluto o saputo apprezzare.

            Posto che, il tempo per risolvere i problemi che attanagliano il mondo venatorio scorre  inesorabile, ci sembra doveroso da parte del legislatore riporre la propria attenzione ad una categoria che ha saputo attendere pazientemente le giuste risposte, nel rispetto delle personali convinzioni politiche, accordando preferenza e fiducia.

           In tale attesa il cacciatore vigile attende.

                                                                          Il Presidente

                                                                 Dr. Francesco Lo Cascio        

 Alcuni vedono la caccia e i cacciatori come una tigre feroce da uccidere subito, altri invece come una mucca da mungere.

Pochissimi li vedono come sono in realtà: un robusto cavallo che traina un carro molto pesante.      

 Palermo, lì 31/03/2006                                         

SENTIAMO IL DOVERE DI RINGRAZIARE GLI ONOREVOLI DEPUTATI CHE, SU NOSTRA SEGNALAZIONE, SI SONO ATTIVATI PER RISOLVERE LA GRAVE SITUAZIONE VENUTASI A CREARE

INTERROGAZIONE

(Risposta scritta)

 “Notizie circa l’applicazione della l.r. 33/97”  

All’On. Assessore regionale all’Agricoltura 

Premesso che:

-         l’articolo 15 della legge regionale 1 settembre 1997, n. 33, prevede la stesura da parte dell’Assessore regionale all’agricoltura e la successiva emanazione da parte del Presidente della Regione  di un piano faunistico venatorio di durata quinquennale;

-         la scadenza naturale del precedente piano era fissata nel novembre del 2005 e, ad oggi, non si è ancora provveduto alla stesura del nuovo;

-         tale situazione sta compromettendo non soltanto il calendario venatorio per l’anno 2006/2007 ma anche tutto il comparto commerciale che ruota intorno alle attività venatorie;

-         inoltre, gli articoli 28 e 29 della medesima legge regionale, fissano i criteri di selezione  sia per l’acquisizione delle nuove licenze di porto di fucile per uso caccia, sia la composizione delle commissioni esaminatrice e le modalità di svolgimento degli esami stessi;

-         i contenuti di tali articoli sono stati meglio esplicitati con una nota in data 15/4/2005 nella quale però sono stati introdotti nuovi metodi e criteri modificando l’originario intendimento del legislatore, tant’è che avverso tale circolare sono stati mossi diversi rilievi ed il TAR di Catania si è pronunciato evidenziando la violazione degli articoli 28 e 29 della l.r. 33/97;

-         sarebbe pertanto auspicabile l’immediata revoca della nota prot. 36521 del 15/4/2005 e la contestuale precisa applicazione degli articoli suddetti ed infine è necessario predisporre il nuovo piano faunistico – venatorio.  

Per sapere:

-         se non intende procedere alla revoca della nota in premessa citata con contestuale insediamento delle commissioni esaminatrici, i cui nominativi sono già stati forniti dalle associazioni indicate dalla legge;

-         entro quali tempi avvierà l’iter amministrativo necessario per la predisposizione del piano faunistico venatorio regionale. 

Per la presente si chiede risposta urgente

                                                                        On.le Salvo Fleres

 

                                                                         On.le G. Catania

                                                                         On.le G. Maurici

RICEVIAMO ED INFORMIAMO 

Piccole storie emblematiche d’una incredibile Sicilia “buonista”

NESSUNO TOCCHI CAINO…ED IL CINGHIALE NOSTRANO

Da svariati anni arrivano in crescendo rossiniano da tutti i centri delle Madonie e del corleonese segnali emergenziali d’allarme sulla diffusione e l’aggressività della locale popolazione di cinghiali: una vicenda che, nata in tono minore, quasi in sordina, sta assumendo adesso i connotati d’un grave problema sociale, politico, legislativo e perfino culturale.

Il cinghiale, sia chiaro, non è di qua: In Sicilia era estinto da tempo. E’ stato reintrodotto sperimentalmente dalla nostrana Forestale, negli anni ’70, a far base da una piccola area recintata situata nella zona di Piano Zucchi ove venivano tenute alcune famigliole del citato suino.

Le quali, però, inopinatamente e senza chiedere alcuna licenza ai nostri ispettori forestali o ai dirigenti dell’Assessorato Agricoltura e Foreste, (si dice) si liberarono infrangendo i reticolati e diffondendosi e moltiplicandosi senza freno nel territorio boschivo circostante.

Del territorio in questione è bene specificare che è del tutto privo di nemici e/o predatori naturali del cinghiale, capaci di tenerne sotto controllo la popolazione.

Ove a ciò si aggiunga la frenetica predisposizione al sesso della specie (in fin dei conti, sempre di porci stiamo parlando) e la sua prolificità naturale (cucciolate di 8-12 esemplari a parto), si comprenderà l’entità dell’autentico fenomeno oggi in atto.

Gli operatori del settore, gli agricoltori, i residenti delle zone interessate coi loro sindaci in testa e gli esperti di caccia, con sempre minore timidezza affermano che, per quanto riguarda le Madonie, è realistico parlare, ad oggi, d’una popolazione aggirantesi sui diecimila esemplari, mentre per la zona di Ficuzza e del corleonese appare congruo orientarsi verso una cifra solo di poco inferiore. Tutti numeri di grande rispetto e…di grande impatto.

Si tenga presente, in proposito, che solo negli ultimi cinque anni l’Ente Parco delle Madonie ha dovuto versare ben 150.000 euro di rimborsi agli agricoltori della zona per danni alle colture. La cifra, ovviamente, non tiene conto dei danni procurati dai cinghiali fuori dai confini amministrativi dell’Ente Parco. Già, perché il nostro grufolante amico, oltre ad infrangere gli ostacoli materiali, tende anche, pericolosamente, a non riconoscere e rispettare (con scarsissimo senso civico) i confini amministrativi dell’Ente di sua pertinenza.

Il danno sociale ed economico, pubblico e privato, che ne consegue è fin troppo evidente.

D’altro canto un cinghiale “che sconfina” chi dovrebbe fermarlo o multarlo?

Se vi trovate, per avventura, davanti o vicini ad una scrofa con cucciolata al seguito, infatti, l’unico consiglio è quello di ritirarsi in buon ordine ed in silenzio; perché il cinghiale femmina che dovesse scorgere anche all’orizzonte anche la semplice ipotesi d’un pericolo per la sua prole, prima “carica” (e son dolori), poi fa domande o interroga sé stessa.

Se viceversa lo zannuto che vi trovate per caso davanti è il maschio della specie, ritirarvi piano non vi servirà: Il verro, vero e proprio panzer da 150 chili, tende a lottare per la supremazia territoriale e sessuale (e figurati!) e non vi darà quartiere. Unici consigli: barricarsi in un edificio vicino o in un veicolo dalle lamiere molto resistenti oppure arrampicarsi in un battibaleno su un albero ben solido e ad alto fusto. Se c’è. Se non c’è…pregate e correte come il vento.

Tenendo a mente che normalmente i cinghiali si muovono in branco, che sono onnivori e che sono molto tenaci nell’ostilità e capaci di lunghi assedi “ad personam”.

Nelle Madonie e nel corleonese, storie come queste ve ne racconteranno quante ne vorrete…e non sono tutte a lieto fine perché di qualche escursionista sono state trovate solo le parti metalliche dei miseri resti dell’abbigliamento (fibbie, polsini, chiavi etc.).

Il problema, dunque, non è solo di danni finanziari, ma anche di concreta, tangibile minaccia alla sicurezza collettiva ed individuale di residenti e turisti.

L’aumento indiscriminato della popolazione di cinghiali e di ibridi selvatici con suini “normali”, senza alcun ostacolo, determina inoltre, semiautomaticamente, un cambiamento nei comportamenti individuali; cadono le barriere, si spazia nel territorio, si perdono le paure ataviche e ci si avvicina sempre più pericolosamente all’uomo. Così, specie quando acqua ed erba scarseggiano, diviene sempre più frequente, vicino all’alba, incontrare i nostri amici tutti intenti a razzolare nei cassonetti di periferia di Castelbuono, di Marineo, di Bisacquino e delle Petralie.

L’antropizzazione, la nostra sola presenza in illuminati conglomerati urbani ormai non è più sufficiente a tenere “a distanza di sicurezza” questi ingombranti ed aggressivi “vicini”che tendono a spostare continuamente a loro vantaggio le barriere che ci tenevano separati.

In realtà, per risolvere il problema della crescita incontrollata alla radice occorrerebbe accrescere (legislativamente) di almeno venti-trenta giorni l’anno il periodo del loro prelievo venatorio almeno fuori dai Parchi, oppure perseguire una mirata politica di abbattimento selettivo o con personale pubblico (il Corpo Forestale della Regione, ad esempio) o previe convenzioni con associazioni venatorie (convenzioni dalle quali potrebbe scaturire un reddito capace di alleviare l’onere dei rimborsi per le colture danneggiate –un cinghiale in un orto o in un campo ha l’effetto devastatorio d’uno tsunami).

Ma in Sicilia appena si parla di caccia, insorgono pudori virginali di origine vetero-ideologica e neo-buonista.

Così l’Ente Parco delle Madonne decide (previo bando) di predisporre nientemeno che un “piano di cattura”. E, pensate un po’, realizza la cattura (incruenta,per carità) di ben SETTE esemplari (non stiamo scherzando) “a scopo di studio approfondito”. Con tanto di incarico dato ad una Università.

Che (sempre partendo da sette esemplari, sette) ci fornirà di un suo censimento e di una relazione (dottissima naturalmente) sulle caratteristiche della specie, chiaramente dopo una serie di esami ematici “necessari per l’individuazione di eventuali malattie” più o meno endemiche.

Alla fine non è chiaro se i cinghiali, dopo le debite cure, saranno rilasciati o “trasformati” (si dice così) in salami, cotolette e prosciutti. Ma ci vorranno anni.

Nel frattempo i nostri allegri amici, per la via delle montagne, come Garibaldi da Gibilmanna, saranno allegramente approdati nel paradiso-rifiuti di Bellolampo, tra le strade di Borgo Nuovo e, dall’altro lato, nelle campagne di Villabate e nelle traverse meno illuminate di Via Messina Marine.

Perché fino a quando anche presso gli amministratori di centro-destra troveranno accoglienza mentale le nebbie più sulfuree d’un istero-ambientalismo che perfino certa sinistra considera ormai un cascame ideologico (perché i cinghiali non sono una specie autoctona, ci stanno loro invadendo e danneggiando, devastando il territorio, perché sono una “tessera fuori mosaico” ed il loro dilagare è assolutamente innaturale), questo problema non troverà una soluzione stabile e credibile.

Non si può, nel centro-destra, parlare di prelievo venatorio come di “una soluzione paventata”, quasi si trattasse d’una catastrofe o d’un massacro indiscriminato da scongiurare o affermare che “non appare necessaria l’introduzione delle armi da fuoco per arginare il fenomeno” nel nome dell’archetipo eterno del “progressista illuminato e benevolo”. Ma non solo perché questo è linguaggio (e sub-cultura) “sinistrese”, ma soprattutto perché, nella fattispecie, siamo a metà strada tra la favoletta per scemi (nemmeno creduta da chi la racconta) e la bugia scientemente propinata.

Perché i tumori, certo, è meglio prevenirli; ma una volta che si siano manifestate escrescenze tumorali, esse debbono essere incise col bisturi o col laser.

Poi, se si è in tempo, s’instaura la chemioterapia. Ma fornire palliativi non serve a nulla, non risolve alcun problema. Tanto meno quello serissimo della proliferazione d’un selvatico d’oltre un quintale che sta letteralmente conquistando l’intera provincia di Palermo. 

                                                     -Il Destreggiator Cortese

                                                                             On. Guido Virzì

LA PSICOSI ARRECA PIU’ DANNI DELL’INFLUENZA AVIARIA 

Il virus H5N1 meglio conosciuto come “Aviaria” è arrivato in diverse nazioni europee e, com’era logico aspettarsi, anche in Italia.

Non volendo unirci, per smania di protagonismo, ai profeti di sventura, abbiamo atteso, prima di dare qualsiasi notizia, di avere un quadro completo della reale situazione in Sicilia.

Il virus dell’influenza aviaria, proveniente da Oriente anche sulle ali dei migratori, è un virus noto negli ambienti scientifici da oltre dieci anni.

            In qualche caso di estrema promiscuità tra uomini e animali domestici si è visto colpire esseri umani; casi sporadici legati a situazioni di miseria e degrado, mai imputabili ad epidemie.

Dopo numerosi incontri con personalità del mondo politico e medico-scientifico regionale, considerate le informazioni e linee guida del Ministero della salute, appreso del coinvolgimento in Sicilia dell’I.N.F.S. per incarico del Ministro Francesco Storace che ringraziamo sentitamente e premesso che i ritrovamenti di sette Cigni rinvenuti già morti non destano particolari preoccupazioni; oggi siamo in grado di dare le seguenti confortanti assicurazioni: 

PRINCIPI BASE DI PROTEZIONE

Una protezione efficace si basa sull’applicazione ed il rispetto delle normali misure d’igiene che costituiscono il mezzo essenziale di prevenzione e protezione delle persone esposte al rischio d’infezioni. 

MODALITA’ DI TRASMISSIONE

La trasmissione del virus dell’aviaria avviene attraverso il contatto diretto con volatili infetti; essendo il virus resistente per un certo periodo nell’ambiente circostante, si pensa che l’infezione possa essere contratta a seguito di contatti con superfici contaminate, principalmente da feci, secrezioni respiratorie e da sangue. La cottura della carne avicola, anche se infetta, distrugge/uccide il virus aviario ed è garanzia totale di sicurezza. 

STABILITA’ E RESISTENZA DEL VIRUS AVIARIO

CONDIZIONE

TEMPO DI SOP RAVVIVENZA

A temperatura bassa, nelle feci

Circa una settimana

A temperatura di 4°C, nell’acqua

Circa un mese

A temperatura di 60°C, nell’acqua

Circa 30 minuti

A temperatura di 100°C, nell’acqua

Circa meno di 2 minuti

Con esposizione diretta alla luce solare

Circa 40 ore

Con esposizione diretta ai raggi ultravioletti

S’inattiva immediatamente

Immesso nella glicerina

Sopravvive circa un anno

In solventi organici: etere, cloroformio, acetone, ecc.

S’inattiva immediatamente

In disinfettanti comuni: agenti ossidanti, acidi, diluenti, cloruro, iodio, ecc.

S’inattiva immediatamente

 

LEGGE SULLA LEGITTIMA DIFESA

Senza volere scendere ulteriormente nei particolari che hanno visto l’approvazione di un legittimo diritto alla difesa dell’onesto cittadino, comunichiamo l’articolo approvato così come è modificato. 

  1. All’articolo 52 (1) del codice penale sono aggiunti i seguenti commi: Nei casi previsti dall’articolo 614 (2), primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:

a)  la propria o altrui incolumità;

b)   i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione. La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all’interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale.

           Considerato che la difesa ad eventuali aggressioni è un sacrosanto diritto di tutti gli onesti cittadini, siamo veramente sconcertati nell’avere appreso che diversi partiti politici e non, hanno opposto aspra opposizione e lanciato critiche in favore dei criminali. Noi, invece, siamo per la difesa dell’onesto cittadino. 

(1) Art. 52

Difesa legittima
Non e' punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessita' di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa.

 (2) Art. 614

Comma 1.

Chiunque s’introduce nell’abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi s’introduce clandestinamente o con l’inganno, è punito con la reclusione fino a tre anni.

Comma 2.

Alla stessa pena soggiace chi si trattiene nei detti luoghi contro l’espressa volontà di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi si trattiene clandestinamente o con l’inganno.

LE ULTIME MODIFICHE ALLA LEGGE REGIONALE SULLA CACCIA 33/97

SENTIAMO IL DOVERE DI RINGRAZIARE GLI ONOREVOLI DEPUTATI CHE, IL 7 DICEMBRE 2005, SI SONO ATTIVATI PER MIGLIORARE ALCUNI ARTICOLI DELLA LEGGE REGIONALE SULLA CACCIA.

Gli articoli della legge regionale 1 settembre  1997, n. 33 modificati:

Art. 22.
Ambiti territoriali di caccia

  …

5.  Per il funzionamento degli ambiti territoriali di caccia si osservano le seguenti disposizioni:

"a) Il cacciatore ha diritto di accesso nell'ambito territoriale di caccia in cui ricade il comune di residenza; ha altresì accesso ad altri tre ambiti della Regione, secondo il criterio cronologico di presentazione delle relative istanze nel caso in cui non sia raggiunta in essi la densità massima di cui al comma 3; a parità cronologica, hanno la preferenza nell'ordine i parenti fino al secondo grado, i cacciatori residenti in ambiti territoriali contigui appartenenti alla stessa provincia, i cacciatori residenti in ambiti territoriali contigui appartenenti ad altre province. L'Assessore regionale per l'agricoltura e le foreste in sede di emanazione del calendario venatorio può consentire, ai cacciatori residenti nella Regione, l'effettuazione, nell'arco della stagione venatoria, con una partecipazione economica di lire 10.000 ad ambito, di un numero di giornate di caccia variabile tra i venti e i trenta destinate alla sola selvaggina migratoria, limitatamente a quattro ambiti territoriali di caccia della Regione, come stabilito dal calendario venatorio.".
b)  …

                                                                                                    A.S.C.N.

Palermo, li 9 dicembre 2005


LA CACCIA ALLA MIGRATORIA NON SI CHIUDE

I SOLITI PERSONAGGI ANIMAL-AMBIENTALISTI HANNO SCOPERTO LA SOLUZIONE PER EVITARE IL DIFFONDERSI DEL VIRUS DEI POLLI:             

LA CHIUSURA DELLA CACCIA

CHE, COME DA TEMPO PREDICANO, E’ LA SOLUZIONE IDEALE A QUASI TUTTI I MALI DEL MONDO.

RINGRAZIAMO, PER IL BUON SENSO DIMOSTRATO, IL MINISTRO STORACE ED IL MINISTRO ALEMANNO CHE HANNO INVECE VIETATO L’USO DEI RICHIAMI VIVI, IN QUANTO ANIMALI DOMESTICI.

SIAMO A COMPLETA DISPOSIZIONE DELLE AUTORITA’ SANITARIE CHE RICHIEDANO ESEMPLARI DI FAUNA SELVATICA AL FINE DI MONITORARE LA DIFFUSIONE DEL VIRUS.

Da "La Repubblica" del 10/05/05

Fulco Pratesi condannato dalla Corte dei Conti

La Corte dei conti ha condannato il presidente del parco nazionale d’Abruzzo Fulco Pratesi a un risarcimento di oltre 88 mila euro più interessi e spese di giudizio. La decisione si riferisce alla gestione dissennata del Parco Nazionale D’Abruzzo.
Secondo quanto riferisce l’agenzia “il Velino” (www.il velino.it) il motivo della condanna fa riferimento a "un comportamento del tutto anomalo e inadeguato, con grave ed evidente violazione sia dei compiti e dei doveri di servizio palesemente trascurati, sia dei comuni, elementari e irrinunciabili canoni di correttezza amministrativa e di sana gestione".
Secondo la sentenza della Corte, Pratesi è tenuto a rifondere 21mila euro per aver anticipato alcune indennità di fine rapporto attingendole a fondi accantonati dall’Ente e più di 67mila euro per aver impropriamente promosso sul campo un dipendente attribuendogli la qualifica e la retribuzione di dirigente.
Ha scritto l’Avvenire che la "La condanna appare tutto sommato mite dal momento che il Procuratore della Corte aveva chiesto a Pratesi un risarcimento di 188 mila euro e la chiamata in correità con l’ex direttore del Parco Franco Tassi, prima allontanato e poi licenziato per cinque capi di accusa, tra i quali l’aver preso in affitto a spese del parco un intero edificio di rappresentanza a Roma".
La Corte rimprovera a Pratesi di non aver controllato l'operato del direttore generale Tassi, che si sarebbe dato ad una serie di spese pazze.
Un rapporto più dettagliato sulla gestione del Parco d’Abruzzo e sulla gestione delle aree protette italiane verrà presentato a Roma il 2 di marzo.
Si tratta del documento conclusivo dell’indagine conoscitiva che la commissione Ambiente della Camera ha dedicato alla gestione delle aree protette italiane.

(ANSA) - FOGGIA, 3 OTT - Con le accuse di appropriazione indebita, violazione delle norme fiscali e malversazione a danno dello Stato, la Procura presso il Tribunale di Foggia ha fatto notificare un avviso di conclusione delle indagini a Francesco Paolo Manzi, di 65 anni, ex presidente nazionale dell'Enpa, l'Ente nazionale protezione animali. Manzi e' coinvolto

nell'inchiesta su presunte irregolarita' nella gestione dell'Enpa tra il 2002 e il 2003. 

   Secondo l'accusa, si sarebbe appropriato di oltre 110 mila euro dell'Ente nazionale, somma che era nella sua disponibilita' perche' presidente dell'Enpa.

   Quanto all'accusa di malversazione, secondo la Procura Manzi non avrebbe destinato alla ricostruzione del canile di Ascoli Satriano i 16.000 euro versati all'Enpa dall'Amministrazione comunale in quattro tranches da 4.000 euro ciascuna. Inoltre, nelle dichiarazione dei redditi del 2001 e del 2003 avrebbe indicato elementi passivi ritenuti dall'accusa fittizi perche' indicanti somme per spese e per operazioni inesistenti. Il canile di Ascoli Satriano fu costruito nel 2003 e doveva dare ospitalita' a una quarantina di cani. Una struttura che, secondo alcuni, non avrebbe le caratteristiche di idoneita' per ospitare i randagi.

   Altri tre avvisi di conclusione delle indagini sono stati notificati a tre dirigenti dell'Enpa foggiana: la presidente Terry Marangelli e i revisori dei conti, Fernando Lo Storto e Massimo D'Arcangelo. Ai tre viene contestato il reato di concorso in truffa per aver presentato al Comune di Foggia falsi rendiconti trimestrali sulla gestione del canile di Foggia al fine di riscuotere l'intero importo previsto dalla convenzione del '99 stipulata con l'amministrazione pubblica. In questo modo - secondo l'accusa - i tre hanno indotto in errore l'ente locale circa la regolarita' dei costi sostenuti e hanno conseguito un profitto costituito dalla riscossione di somme di danaro superiori a quelle loro spettanti.

   ''A causa di questa storia di Ascoli - afferma Marangelli - dopo 20 anni ci troviamo con una sezione commissariata, con motivazioni di presunte 'irregolarita' contabili' di cui noi non abbiamo ancora gli estremi. E' una storia che e' stata portata all'attenzione del Consiglio nazionale il 4 settembre scorso ma i consiglieri hanno demandato ai revisori dei conti l'incarico di fare indagini sul canile di Ascoli Satriano, che ad oggi non ci sono ancora''.(ANSA).

MODIFICA DELLA LEGGE 157/92

Noi non molliamo

La discussione in Parlamento del disegno di legge per la modifica della 157/92 riprenderà nei giorni 13/14/15 e 16 di settembre.

MODIFICA DELLA LEGGE 157/92

Noi non molliamo

Ricevo la Vostra nota, e non è certo la prima, sulla delicata questione della nuova legge sulla Caccia.

Ribadisco il mio impegno a sostegno della Vostra tesi, che condivido.

Le difficoltà che si stanno incontrando sono a Voi note e legate alla necessità di riuscire ad avere un consenso quanto più ampio possibile sul provvedimento.

La prossima settimana, martedì 17, il gruppo AN terrà un seminario interno per “affinare” il nostro ruolo ed assicurare il buon esito del provvedimento legislativo.

Per quel che mi riguarda, manterrò il mio impegno.

Saluti.

On.Nicolò Cristaldi, deputato di Alleanza Nazional e

BUONE NOTIZIE

Ci hanno comunicato che la discussione in Aula del disegno di legge per la modifica della 157/92 continuerà nei giorni 18/19/20/21 e 22 di aprile. Aspettiamo fiduciosi... 

Tempi discussione modifica 157/92

L’ON. SERGIO BERLATO NOMINATO NEL NUOVO CONSIGLIO DIRETTIVO    DELL’ISTITUTO NAZIONALE FAUNA SELVATICA IN RAPPRESENTANZA DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI.

Con decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’On. Sergio Berlato, Deputato al Parlamento europeo e Consigliere particolare del Ministro Giovanni Alemanno, è stato nominato quale rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel nuovo Consiglio Direttivo dell’I.N.F.S.

Va ricordato che sia lo Stato, che le regioni e province italiane, nell’emanazione di tutti i provvedimenti che riguardano la gestione del patrimonio faunistico, devono preventivamente chiedere il parere di questo Istituto.

LE PRESSANTI AZIONI EFFETTUATE NEGLI ULTIMI QUINDICI GIORNI DALL’A.S.C.N. ALL’INDIRIZZO DI TUTTI I DEPUTATI DI CAMERA E SENATO, HANNO DATO BUONI FRUTTI. A TALE PROPOSITO, IL MONDO POLITICO, CI HA RICONFERMATO CHE LA VOTAZIONE IN AULA DEL DISEGNO DI LEGGE PER LA MODIFICA DELLA 157/92 E’ STATA FISSATA PER I GIORNI 14/15 E 16 DI MARZO.

A QUANTO SEMBRA, OGNI TANTO, QUALCUNO CI ASCOLTA. 

ASPETTIAMO FIDUCIOSI.

                                                     A.S.C.N. 

Palermo, li 25/02/2005

Dichiarazione dell'On. La Grua

Siamo venuti a conoscenza che l'attesa votazione in Aula del disegno di legge per la modifica della 157/92 è stata rinviata. A quanto sembra, la necessità di approvare il mandato di cattura europeo ha fatto slittare tutto il resto. Noi, come sempre, non discutiamo che vi sono cose sicuramente più urgenti della modifica della legge sulla caccia, ma ci auguriamo che nessuno scambi la nostra correttezza e civiltà per dabbenaggine. A buon intenditor...   

ATTENTI A QUEI DUE!!!!!!

E CONTINUANO A...

L’ARCICACCIA, NOTO CARROZZONE POLITICO DI SINISTRA, ANCORA UNA VOLTA TENTA DI FARE PAGARE AL CACCIATORE LE IDEOLOGIE POLITICHE E PROIBIZIONISTE DEL SUO PARTITO. SE L’ARCICACCIA E COMPAGNI VARI FOSSERO PIU’ ATTENTI DOVREBBERO RICORDARSI CHE: SPESSO LA FURBIZIA DELLA VOLPE FINISCE IN PELLICCERIA.

Lo Spot Elettorale Arcicaccia

L’Arcicaccia, Legambiente, Urca e compagni vari, come già successo nei primi mesi dell’anno, vogliono bloccare la modifica della normativa nazionale, la famigerata legge 157 del 11 febbraio 1992. 

“PER NON RESTARE ALLA FINESTRA” 

Nella consapevolezza che, mai come in questo momento, sia necessario il supporto di una grande partecipazione e volontà popolare, per appoggiare il lavoro di quanti dentro e fuori il Parlamento intendono portare finalmente a compimento una qualificata e sostanziale modifica alla legge 157/92 e alla legge 394/91 sui parchi. 

Nel convincimento che la stragrande maggioranza dei cacciatori, vogliono che queste leggi siano profondamente modificate: 

SI ORGANIZZA

UNA GRANDIOSA RACCOLTA DI FIRME

RACCOGLIERE LE FIRME

UN DOVERE PER TUTTI I CACCIATORI

1)  Per fare venire l’orticaria a molti pseudo difensori della caccia solo a parole;

2)  Perché abbiamo creduto sempre nelle battaglie di protesta;

3)  Per contrastare coloro che, per vari motivi, vorrebbero fermare le modifiche alla legge 157/92 che da troppo tempo attendiamo;

4)  Per dare il giusto supporto e il civile incoraggiamento a quei politici che, correttamente, hanno scelto di non cedere ai ricatti di qualche gruppuscolo.

5)  Infine, perché non abbiamo alcuna intenzione di farci scippare un cambiamento che abbiamo voluto da sempre.

 PER TUTTI QUESTI MOTIVI, E NON SOLO, SIAMO SICURI DI POTERE CONTARE ANCORA UNA VOLTA SUL VOSTRO FATTIVO CONTRIBUTO PER RIVENDICARE UN NOSTRO SACROSANTO DIRITTO.

Il Modulo per la Raccolta delle Firme

ATTENTI A QUEI DUE!!!!!!

ATTO SECONDO

L’Arcicaccia, Legambiente e compari vari, come già successo nei primi mesi dell’anno, vogliono bloccare la modifica della normativa venatoria nazionale, la famigerata legge sulla caccia 157 del 11 febbraio 1992.

Noi, per non annoiarvi, evitiamo di commentare tutti i singoli punti del documento presentato da Arcicaccia in Commissione Agricoltura della Camera, che, comunque, riportiamo integralmente, ma ci chiediamo:

·    fino a che punto sono disposti ad arrivare i dirigenti dell’Arcicaccia pur di attaccare la controparte politica?

·    non sarebbe ora, cari “Compagni della Natura”, di considerare preminente, per chi si spaccia per “Associazione Venatoria”, la difesa della caccia a quella degli interessi di partito?

·    chiediamo troppo?

Audizione dell'Arcicaccia in Commissione Agricoltura della Camera

Il testo adottato dalla XIII Commissione

CACCIATORE, SE NON SEI D'ACCORDO ALLO SBARRAMENTO POSTO DALL'ARCI (CACCIA) PER LA MODIFICA DELLA LEGGE 157/92, DILLO A TUTTI I PARLAMENTARI DI CAMERA E SENATO.

 (INVIA UNA LETTERA O E-MAIL)

ufficio.stampa@alleanza-nazionale.it; stefanoscaglia@tin.it; stampa@politicheagricole.it;  sergio.berlato@tiscalinet.it; segreteria.federale@leganord.org; segreteria.gasparri@comunicazioni.it; SAGLIA_S@CAMERA.IT; ONNIS_F@CAMERA.IT; info@sergioberlato.it; MOLGORA_D@camera.it;CAPARINI_D@camera.it; LARUSSA_I@camera.it; a.lippiello@politicheagricole.it;intan01@senato.it; marchetti@acl-caccia.it; info@ascn.it; BERLUSCONI_S@camera.it; BOSSI_U@camera.it; cpasport@tin.it; CASINI_P@camera.it;  CE_A@camera.it; g.baldocchi@sanita.it; gianfranco.fini@alleanza-nazionale.it; m.campisi@palazzochigi.it; roberto@formigoni.it; caffeditrice@iol.it; ligasacchivanni@libero.it; VASCON_L@camera.it; VIOLANTE_L@camera.it; VITO_E@camera.it

L'ACCORDO TRA FACE E BIRDLIFE INTERNATIONAL NON PREGIUDICA IN ALCUN MODO LE INIZIATIVE DEL GOVERNO ITALIANO IN MATERIA DI CORRETTA GESTIONE DEL PATRIMONIO FAUNISTICO E DEI SUOI HABITAT NATURALI

L'accordo siglato tra i rappresentanti della FACE (la Federazione delle Associazioni dei Cacciatori Europei) ed i rappresentanti di Birdlife International (una delle maggiori e più autorevoli associazioni dei protezionisti europei) segna convergenze importanti tra due mondi che non sempre nel passato hanno saputo dialogare in modo adeguato.
Entrambe le organizzazioni riconoscono che la Direttiva Uccelli (409/79) è uno strumento giuridico appropriato al fine della buona conservazione a livello dell'UE, degli uccelli selvatici (comprese le specie cacciabili enumerate all'allegato II della Direttiva Uccelli) così come dei loro habitat naturali. Le due organizzazioni convengono che la priorità consiste nel far funzionare la Direttiva seguendo le indicazioni della Guida Interpretativa
Nessuna organizzazione intende prendere o sostenere iniziative che mirino ad emendare il testo della Direttiva Uccelli. Nel lungo periodo, le due organizzazioni non escludono la possibilità di una uniformizzazione dei testi comunitari vigenti per la conservazione della natura, nel rispetto dei loro principi fondamentali, senza indebolire le disposizioni attuali della Direttiva Uccelli.
Le due organizzazioni riconoscono il valore storico ed attuale dei compromessi siglati nella Direttiva Uccelli per quel che riguarda l'attività venatoria, riconoscendo che tali compromessi costituiscono la base per promuovere insieme delle priorità di conservazione strategiche, quali sono il lavoro comune in vista dell'arresto della biodiversità da qui al 2010, la protezione dei siti e la riforma della PAC.
Le due organizzazioni sostengono l'implementazione della Rete NATURA 2000 e riconoscono l'importanza di una protezione efficace e di una gestione attiva degli habitat al fine della conservazione della biodiversità. Le due organizzazioni sottolineano che, in linea di principio, la designazione dei siti NATURA 2000 non è incompatibile con l'attività venatoria. Riconoscono entrambe che un'attività venatoria ben regolata nell'ambito dei siti NATURA 2000, può continuare o essere instaurata nel momento in cui è compatibile con gli obiettivi di conservazione del sito. In quest'ottica, le due organizzazioni fanno riferimento al capitolo 1.5 "Conservation of Habitats" della Guida interpretativa.
Le due organizzazioni si accordano sul fatto che sia auspicabile raggiungere degli accordi locali, regionali o nazionali sulle pratiche di caccia agli uccelli, al fine di stabilire un dialogo costruttivo tra attori locali e di stabilire una valutazione razionale dei rischi e degli obiettivi più ambiziosi per la biodiversità, l'attività venatoria sostenibile e la conservazione degli uccelli. Le due organizzazioni sono dell'avviso che una valutazione razionale dei rischi e delle misure da prendere, comprese quelle da adottare dalla legislazione o altre regole sulla caccia, deve essere basata su dei dati più aggiornati e più affidabili, in particolare per quel che concerne le popolazioni d'uccelli e l'attività cinegetica. La raccolta delle statistiche e delle tabelle così come la loro interpretazione scientifica, del loro uso adeguato si rendono necessarie.
Le due organizzazioni lanciano un appello alla Commissione ed agli Stati membri al fine di elaborare, adottare e far entrare in vigore, dei Piani di Gestione per le specie dell'allegato II concepiti per gli stati di conservazione sfavorevoli.
Le due organizzazioni lanciano un appello alle autorità competenti perché esse prendano le iniziative appropriate al fine di assicurare il rispetto di tutta la regolamentazione sulla conservazione degli uccelli, in particolar modo per garantirne un'applicazione corretta, attraverso anche iniziative d'educazione e di sensibilizzazione. A tale proposito mettono a disposizione la loro assistenza.
Le due organizzazioni chiedono l'eliminazione dell'utilizzo dei pallini di piombo per la caccia nelle zone umide nell'insieme dello spazio dell'UE prima possibile, ed in ogni caso entro l'anno 2009. Esse sottolineano inoltre i rischi che risultano dal liberare nella natura specie e sottospecie di uccelli non indigeni.
E' stato inoltre deciso dalle due organizzazioni di sviluppare un dialogo regolare per la ricerca di consenso bilaterale e a tal fine di incontrarsi almeno due volte l'anno, oltre che ogni qualvolta un incontro del genere sia considerato come utile o necessario per trattare un tema specifico. Le due organizzazioni procederanno inoltre ad un'attività di scambio d'informazioni, pubblicazioni, ecc. nonché di promozione di tale accordo presso i rispettivi Partners e Membri nazionali e di collaborazione con altre organizzazioni e strutture ( quali Wetlands International, UICN, CIC, ELO, ecc.).
Questi sono i contenuti dell'accordo tra i rappresentanti della Face e di Birdlife International presso l'Unione Europea. Da questo accordo si evince chiaramente che le iniziative alle quali sta lavorando il Governo italiano ed in particolar modo il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali sono perfettamente in linea con le direttive comunitarie e rispettose dell'esigenza di conservazione e corretta gestione del patrimonio faunistico.
Chi sostiene che l'accordo tra i rappresentanti dei cacciatori e dei protezionisti europei possa in qualche modo contrastare con le iniziative del Governo italiano o non ha letto il documento frutto di questo accordo oppure è in palese malafede.

on. Sergio Berlato
Deputato al Parlamento europeo

CACCIATORE, HAI GIÀ DIMENTICATO? 

Appena tre mesi fa, si è presentata la possibilità di ottenere, rapidamente, la modifica della legge 157/92 e, se il Consiglio dei Ministri avesse approvato il disegno di legge proposto dal Ministro Alemanno, oggi avremmo la nuova legge, con i miglioramenti che noi speravamo, come, tra l’altro, la chiusura della caccia a febbraio e una maggiore mobilità sul territorio del cacciatore.

In tale occasione, alcune Associazioni Venatorie, invece di schierarsi in modo deciso per tale modifica, per difendere i loro piccoli, meschini, miserabili interessi economici, hanno iniziato un vergognoso ed indegno gioco, sconsigliando, di fatto, i politici a fare la modifica della legge; l’Arci Caccia ha superato ogni limite proclamando: “Fermiamo la Barbarie Venatoria…”.

           Il Presidente del Consiglio, Berlusconi, credendo, ingenuamente, che questi personaggi rappresentassero i cacciatori e quindi gli elettori, ha fatto ritirare il Disegno di Legge, con la conseguenza che oggi siamo ancora in attesa, e non si sa ancora per quanto, della famosa modifica della Legge sulla Caccia.

Il Presidente del Consiglio, Berlusconi, dopo le elezioni, si è reso certamente conto dell’errore commesso.

Noi, da parte nostra, crediamo che bisogna “ringraziare” queste Associazioni Venatorie, quindi, CACCIATORE ricorda che TU, quando stipuli l’assicurazione obbligatoria per la caccia, diventi SOCIO di una di queste Associazioni e così le permetti di intascare i contributi statali e locali.

            Pertanto, CACCIATORE, quando dovrai stipulare l’assicurazione obbligatoria per la caccia, CONTROLLA con quale Associazione Venatoria ti stai associando e se questa merita la tua fiducia o, al contrario, SE TI PRENDE PER I FONDELLI.

ASSICURARSI È OBBLIGATORIO, ASSOCIARSI A QUESTE ASSOCIAZIONI NO!!!

A.S.C.N.

CACCIATORE STAI ATTENTO!!! 

DA CHE PARTE STANNO LE ASSOCIAZIONI VENATORIE?

PERCHÉ A.N.U.U. HA TRADITO I CACCIATORI PROPONENDO UNA RIDUZIONE PER L’USO DEL FURETTO? 

PERCHÉ DAL 15 NOVEMBRE AL 15 DICEMBRE IL CACCIATORE CATANESE NON POTRÀ CACCIARE IL CONIGLIO?

PERCHÉ ENALCACCIA HA DIFESO TALE OSCENITÀ? 

PERCHÉ SOLO A.S.C.N. SI E’ OPPOSTA? 

PERCHÉ LE ALTRE ASSOCIAZIONI HANNO ACCETTATO TALE PROPOSTA? 

PERCHÉ TRA I CACCIATORI ALCUNI PENSANO CHE “IL MIO ORINALE È SOLO QUELLO CHE CONTA”? 

QUANDO CAPIREMO CHE I RAPPRESENTANTI DEI CACCIATORI DOVREBBERO DIFENDERE LA CACCIA E NON I LORO AMICI?

LE ASSOCIAZIONI VENATORIE HANNO INTERESSE A SALVAGUARDARE LA CACCIA IN SICILIA?

CHIEDITELO ANCHE TU! E COME NOI INCAZZATI!!!

A.S.C.N.

                                                    A tutti i Parlamentari di Camera e Senato

                                                    A tutti i Parlamentari dell’A.R.S

                                                    A tutti i Cacciatori

                                                    A tutti gli operatori del settore caccia  

LETTERA APERTA 

           Il 5 marzo ’04 abbiamo assistito alla conclusione del 1° episodio della nuova serie intitolata “La riforma della caccia”, telenovela tragi-comica tutta italiana. 

           Per alcuni la conclusione era scontata, per altri è stata una sorpresa, a noi ha lasciato l’amaro in bocca. 

I personaggi: un governo desideroso di non scontentare nessuno, cosa virtualmente impossibile, dei politici in cerca di voti, dei presidenti di associazioni ambiental-venatorie in cerca di notorietà e altri disposti a tutto pur di difendere la poltrona raggiunta con tanti sacrifici ed imbrogli vari. 

I fatti: vi è una legge, la n.157 del 1992, detta “legge sulla caccia” il cui obiettivo dichiarato era disciplinare l’attività venatoria.

-     In meno di dieci anni il risultato più clamoroso è stato di ridurre il numero dei cacciatori in Italia da circa 1.500.000 a circa 750.000, quindi la metà; a noi basta questo per affermare che è una vera “fetecchia”, come dicono a Roma, come dire, se una legge che disciplina l’artigianato ha come risultato far chiudere la metà delle botteghe di artigiani in Italia, bel risultato!!.

-     La recente modifica del Titolo V della Costituzione Italiana rende la 157/92 incostituzionale in molte sue parti, quindi la sostanziale modifica di questa legge non è un optional.

-     Tutti noi abbiamo voluto l’Europa Unita, è quindi evidente a tutti, ma non ai politici italiani ed altri personaggi, che dobbiamo uniformarci alle leggi degli altri paesi europei, pretendere che siano gli altri a farlo, visti i risultati in Italia, è pretendere troppo.

-     Alcuni presidenti di associazioni assortite hanno ostacolato in tutti i modi tale riforma, dichiarando che la 157/92 è la miglior legge possibile e, per definizione, non migliorabile, se non in piccolissimi dettagli di nessun conto; altri non hanno speso una parola, non hanno inviato una sola lettera per schierarsi a favore di questo disegno di legge; l’accoppiata Arci Caccia/Lega Ambiente ha paventato, in più riprese, minacce e pericoli così assurdi da sconfinare nel ridicolo.

Per noi la verità è molto più semplice:

-     per alcuni, (ambientalisti della domenica) il cui scopo dichiarato è chiudere la caccia, considerata, nella loro mente bacata, la soluzione di tutti i problemi ambientali, una legge che in meno di dieci anni ha dimezzato i cacciatori è veramente la miglior legge possibile, basta aspettare qualche anno…;

-     per altri, (Arcicaccia, ecc…) il tutto si riduce alla politica di basso livello, se una riforma la propone un esponente di Alleanza Nazionale, parte avversa, è da boicottare ad ogni costo, e tanti saluti ai cacciatori loro tesserati, che noi dubitiamo fortemente siano a conoscenza di quello che combinano i loro dirigenti;

-    altri presidenti, (indovinate chi?…) hanno temuto di perdere la loro poltroncina, faticosamente ottenuta, che dà molti vantaggi, soprattutto in termini economici; passato il pericolo, per salvare la faccia e qualche tessera associativa, mostrano indignazione e turbamento; VERGOGNATEVI E TACETE, millantatori e falsi difensori della caccia.

La conclusione: alla fine dell’episodio, visti gli accorati appelli da parte di tanti presidenti di cotanta levatura, il governo ha deciso di non decidere, BATTENDO UNA VERGOGNOSA RITIRATA, classica soluzione che contraddistingue, da sempre, la maggior parte dei politici italiani; “PROMETTERE E NON MANTENERE” è il loro motto, e, dopo tanti anni, continuano a non capire che il governare o il legiferare comporta sì onori e gloria, ma soprattutto responsabilità, e che il popolo italiano li ha posti su quelle poltrone, da cui può anche toglierli se si scoccia, non per scaldarle ma per fare il loro dovere.

Noi cacciatori, da persone per bene qual siamo, invitiamo questi politici a riflettere attentamente sul loro operato, passato, presente e futuro o andarsene a casa a far qualcosa di meglio dello scaldar la poltrona, ma, in ogni caso, ci batteremo fino a quando i nostri diritti non verranno riconosciuti, gridando “VIVA LA CACCIA”. 

                                                                                              A.S.C.N.

Esaminando attentamente “l’accorato” appello alle Istituzioni a firma dei presidenti di Legambiente e Arci Caccia a difesa della legge 157/92, siamo rimasti sbigottiti alla vista di frasi semplicemente assurde, come: “Impediamo la barbarie venatoria in Italia” ?!!, Stravolgere le principali normative italiane” ??!!!, “sparare sempre e ovunque” ???!!!!!, “sia posto un irrevocabile veto alle proposte di modifica della legge sulla caccia” ????!!!!!!, tali da far pensare che le modifiche proposte siano state elaborate non da Deputati, Senatori e Ministri della Repubblica, ma da un pugno d’invasati da rinchiudere in manicomio.

           Visto che non abbiamo dubbi sulla sanità mentale di tali e tanti personaggi politici ed istituzionali, non possiamo che chiederci quale sia il vero fine di questa insolita accoppiata di presidenti;

      per quanto riguarda il primo, la risposta è molto semplice, anche perché dichiarato pubblicamente: abolire la caccia o, in mancanza, impedire, in tutti i modi, agli appassionati di andare a caccia, alla faccia della democrazia e del rispetto delle minoranze, che minoranza non sono, dato che parliamo di poco meno di 1.000.000 (UN MILIONE) di persone;

      per il secondo, che si erge a difensore e unico rappresentante del mondo della caccia, e noi che credevamo rappresentasse soltanto un misero 7%, la difesa così accorata di una legge quale la 157/92, il cui principale risultato è stato di dimezzare il numero di cacciatori in meno di dieci anni, avere contribuito al fallimento di alcune industrie del settore e danneggiare in misura considerevole la presenza della fauna selvatica in Italia (si, avete letto bene), è cosa molto sospetta, tanto sospetta da far pensare che la caccia non centra nulla e che il vero fine sia semplicemente e meschinamente politico: criminalizzare qualsiasi modifica della legge in quanto proposta dal CentroDestra.

             Noi che non abbiamo particolari interessi di colore politico, ci auguriamo che il governo non si faccia intimorire da tali minacce ed abbia il coraggio di attuare quelle riforme, in particolare nel settore ambientale-venatorio, che tanta gente, con molti, troppi interessi, ostacola.

              Sicuri che nel volgere di poco tempo, si dia corso alla sostituzione o sostanziosa modifica della legge 157/92 cosi come annunciato da molti partiti politici nel corso della campagna elettorale del 2001, i cacciatori italiani vigili attendono.

                                                                                                             A.S.C.N.

 
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