ASSOCIAZIONE SICILIANA CACCIA E NATURA
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Da "info@ascn.it"

Salve,
come potrete constatare Vi scrive un cacciatore che da tempo ormai Vi mostra
la più sentita gratitudine, rinnovando immancabilmente di anno in anno, il
tesseramento all' A.S.C.N. . Innanzitutto mi associo e sposo volentieri la Vs
causa circa la modifica della legge sulla caccia 157/92 in quanto il sottoscritto,
come penso tutti i cacciatori, è stanco delle innumerevoli restrizioni, presenti
solo in Italia, che opprimono la nostra grande passione. In merito Vi autorizzo a
tenermi presente per qualsiasi sottoscrizione o manifestazione per la difesa dei
diritti di noi cacciatori. Mi complimento per l'organizzazione del Vostro sito
internet, dal quale, scorrendo le pagine, si nota tutto il Vs attaccamento al nobile
sport della caccia. Desidererei , se possibile, essere avvisato su tutte le eventuali
manifestazioni o giornate d'incontro dei soci dell'A.S.C.N., e, in più per le gare
di tiro al volo (a livello amatoriale) che organizzerete. Se non Vi è troppo
impegnativo desidererei ricevere qualche Vs gadget o qualche adesivo anche per
testimoniare la mia "fede" nei Vostri confronti, e, una qualsiasi tessera che testimoni
la mia appartenenza alla A.S.C.N. .
Vi ringrazio infine per gli auguri di compleanno che, ogni anno ricevo
immancabilmente dall'associazione, e, per le lettere con le quali mi informate
degli avvenimenti legislativi e news sulla caccia, nostra comune passione.
Sicuro di una Vostra risposta mi complimento ancora una volta per la
costanza e l'impegno che mostrate verso la salvaguardia dei diritti dei cacciatori,
troppo spesso ignorati o usati come strumenti per il raggiungimento di fini politici.
Confidando ciecamente della Vs estraneità a qualsiasi coalizione politica
non mi resta che concludere dicendoVi: GRAZIE DI ESISTERE.

IL VOSTRO SOCIO

Rag.  Accardo Angelo

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Con la presente vi ringrazio per il biglietto di auguri che mi avete spedito in occasione del mio compleanno. Nel ringraziarvi, mi farebbe piacere sapere se le tanto attese proposte di legge per la sostituzione o modifica dell'attuale legge 157/92 sono ferme o almeno io credo. Vorrei sapere a che punto sono e se possiamo sperare in una loro approvazione entro l'anno venatorio, la speranza e l'ultima a morire, la Ns. passione per la caccia non morirà mai. Un cordiale saluto a tutti voi e a tutti gli amici cacciatori.

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Placido Petralia

Apprezzo molto la Vs. disponibilità e solerzia nel rispondere al quesito che Vi ho sottoposto.Il mio passaggio al Vs. sito internet non è stato casuale, da più di un anno fa parte dei miei siti preferiti.Colgo l'occasione, infatti, per fare i complimenti alla Vs. associazione per come tale sito è curato ed informato.Più di una volta ho risposto ai Vs. appelli spedendo le mail da Voi suggerite.Per quanto riguarda il tesseramento, e quindi la possibilità di essere socio, Vi prego volermi informare del vs. referente della mia zona, sarà mio piacere contattarlo per eventualmente aderire all'associazione.

cordialmente

Carmelo Fiorello

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Quest'anno sto pensando seriamente di unirmi alla vostra associazione, ma
non vorrei che la distanza fosse un problema.
Potete mandarmi del materiale informativo sul contratto associativo che avete stipulato con relative somme ed eventuali omaggi?
Sono ormai stufo della fidc che ha ormai deciso di schierarsi con gli anticaccia.
Sicuro di un vostro favorevole riscontro, colgo l'occasione per porgere distinti saluti.

Marco Di Bella

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Salve..sono un giovane siciliano appassionato di caccia......fedele  visitatore del vostro sito a cui faccio i miei complimenti perche ritengo sia il migliore in sicilia e .....dintorni.....volevo solo esporre il mio apprezzamento e la mia solidarieta' verso la vostra battaglia per la modifica della legge nazionale sulla caccia...cosa giusta e sacrosanta......oggi ancora di piu'  visto che  ci dobbiamo allineare alle direttive europee vigenti......o dobbiamo solo subire gli aspetti negativi di questa nuova europa unita come l'abbassamento del potere d'acquisto e di questo euro ormai alle stelle a scapito di un minore tenore di vita generale della classe medio-borghese del nostro paese, e poi ritengo personalmente che il vero cacciatore sia il migliore tutore della fauna e della flora che lo circonda perche' in fondo vive di persona il contatto con la natura e impara ad apprezzarla ed a rispettarla  ....non come tanti buffoni che si ritengono ambientalisti.....poi mi dovrebbero spiegare le basi ideologiche di tale attributo......e grazie anche per aver appreso da voi che alcune associazioni faunistiche come arcicaccia e altre da voi descritte nei vostri articoli sul sito che invece di schierarsi dalla parte degli interessi del  cacciatore applicano una politica filo-ambientalista....ho visto anche un loro articolo apparso su tiscali animali contro la modifica della legge 157.......altro non sono che una massa di BUFFONI....BUFFONI.....se fosse per me fallirebbero all'istante all'atto della stipula dell'assicurazione sull'attivita' venatoria....In queste ultime elezioni ho dato la mia fiducia al presidente berlusconi......ma come ben dite voi.e la dott.ssa che accompagna le vostre battaglie politiche e che adesso non ricordo il nome.....il cacciatore non mira bene solo alla selvaggina....ma anche ai politici.........e quindi anche berlusconi vada a quel paese se non riesce a tutelare nemmeno gli interessi di tanti cacciatori che sborsano fior di quattrini per praticare l'attivita' venatoria e vengono considerati a momenti alla stregua di assassini........vi faccio tanti auguri affinche' possiate festeggiare presto la tanto sospirata vittoria politica.......

distinti saluti.

Giuseppe D'Amico

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siamo un piccolo gruppo di cacciatori toscani che da tantissimi anni veniamo per circa una settimana vicino ad agrigento per la caccia alla allodola, come possiamo fare per sapere se siamo strati accettati o no? ringraziando

a&g

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Spett.Le Associazione
Ho ricevuto la vostra e.mail . Colgo l'occasione per ringraziarvi vivamente per il Vs. interessamento che, a prescindere da quale sia l'esito, dimostra da solo la serietà e la professionalità della Vs. Associazione. Del resto una idea in tal senso me la ero fatta visitando le pagine del vostro sito che ho apprezzato per la chiarezza e la completezza d'informazione. In merito al quesito che vi ho posto vi comunico che farò esattamente  quello che mi avete suggerito, appoggiandomi magari ad altri cacciatori che conosco e che si trovano nella stessa situazione o giù di lì. Spero di ottenere qualche risultato in un senso o nell'altro, anche se credo che magari troveranno qualche motivo per l'esclusione.
Comunque in ogni caso qualunque sia l'esito di tale vicenda, ciò non mi impedirà di godermi ugualmente la stagione venatoria 2004-2005. Con l'occasione volevo sapere se esiste una sede della Vostra Associazione nella Provincia di Caltanissetta o nelle provincie vicine per eventualmente associarmi. ( Ho visto una Vs. locandina in una armeria di Serradifalco).
Cordiali saluti, Angelo Volpe

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Le trasmetto copia di quanto ho inviato per email al Dott Camillo Albanese.
Ho creduto opportuno inviarla per email pensando che un Dirigente o chi
per Lui avesse l'accortezza almeno di rispondermi e inventarsi qualcosa. ...Altresì con la presente La autorizzo eventualmente a pubblicare quanto sotto (ovviamente senza i dati personali) sul vostro sito. La ringrazio e Saluti.

Egr. Dott. Agr. Camillo Albanese

Le scrivo per esternare il mio più completo disappunto sulle procedure che si ottemperano alla RFV di Enna per le modalità di ammissione negli Atc di Enna
Mi chiamo ... sono nato il ... a ... e sono residente in ... in via ....
Appartengo a quella categoria di "Cacciatori" che meticolosamente seguono
tutte le prassi e le regole per poter esercitare un proprio Diritto.
Ho presentato richiesta di ammissione per quest'annata venatoria il 07.01.2003
per gli atc di Ennauno ed Ennadue con due  regolari  raccomandate RR datata 07.01.03 e ricevute dalla rfv il 09.01.03. Mi ritrovo ammesso nell'atc di enna uno ma non in quello di enna due. Come me 3 dei miei parenti a cui ho provveduto personalmente a spedire le raccomandate.
La mattina del 19 luglio 04, ho telefonato alla RFV di Enna ,mi ha risposto un certo ..., alla mia domanda di chiarimenti in merito all'esclusione dall'atc di enna due ,molto garbatamente che sembrava leggesse , mi è stato detto che il giorno 2 gennaio 2003 si sono presentati
8 associazioni di cacciatori ed hanno portato più di 1660 richieste.
Pertanto tutte le richieste pervenute in data successiva al 2 gennaio non sono state accolte.
Alla mia  domanda "Ovviamente queste domande sono state tutte protocollate? mi è stato detto che non occorre in questi casi. E' ovvio dedurre che in queste condizioni non vi è nessuna garanzia  per gli onesti cittadini che spendono danaro in marche da bollo in raccomandate  e
perdono tempo della propria vita.
Sorgono spontanee ,inoltre le seguenti domande:
1. Come mai le graduatorie pubblicate dalla RFV di Enna non sono correlate della  posizione in graduatoria in merito all'arrivo cronologico delle richieste di ogni cacciatore?
2. Come mai la RFV di Enna è l'unica su tutte le ripartizioni Siciliane che non ha inserito il n.di posizione in graduatoria?
3. Quanti cacciatori hanno richiesto l'ammissione nell'atc Enna due dopo del 2 gennaio 2003, versando inutilmente danaro?
4. E' ovvio dedurre che neppure per la stagione venatoria 2005/2006 mi verra' accettato Enna due considerato che ho spedito le domande il 5 gennaio 2004.(e con  questa sarà la quarta volta che non mi accettano l'atc di Enna due). Sicuramente le raccomandate in arrivo non sono state mai neppure aperte.
Per ironizzare sulla questione credo che organizzerò per tutti i cacciatori interessati un "Veglione di Capodanno " alla R.F.V di Enna. Forse cosi riusciremo ad essere i "primi".
Fiducioso di una Sua risposta e di un Suo intervento ad intraprendere iniziative atte a togliere gli"eventuali dubbi" sulla regolarità delle procedure in tutte le ripartizioni Siciliane ed in particolare in quella di Enna. Porgo Distinti Saluti.

Da "info@ascn.it"

in allegato troverete una petizione che l'arcicaccia  con legaambiente chiede di firmare.            E' mai possibile che questa associazione faccia comunque politica contro i cacciatori??            ma i suoi iscritti sanno??

Tancredi Corrado

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Mi complimento con il Ministro Alemanno e con chi si batte per la riforma della legge sulla caccia.

Soci Circolo Caccia e Pesca Adranon, Adrano Catania.

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Tutta la mia indignazione verso chi ha boicottato la riforma della legge
sulla caccia, speravamo in un cambiamento dell'assurda 157 ,ciò non è stato,
il voto lo daremo a chi difende la nostra categoria, siamo umiliati e
offesi da troppo tempo, siamo cittadini, onesti.

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Avete fatto ridere i compagni dell’ ARCICACCIA e tutta la sinistra !!!! Vergognatevi !!!!!!!!!! Il mio voto ve lo potete scordare !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Dott. Andrea Del Ry

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Grazie per la vostra mail, finalmente uno spiraglio di luce. Ho spedito le mail agli indirizzi da voi indicati.

Un caro saluto

Armando Tagliavacche

Da "Il Giornale di Sicilia" del 11/09/2003

Strage di cirnechi, cacciatori allarmati

Misterioso avvelenatore: decine di casi segnalati nelle campagne etnee ed ennesi

CATANIA Polpette avvelenate stanno facendo strage in questi giorni di cirnechi - i bellissimi che incappano nel pasto mortale "Tra questi anche esemplari di specie protette", denuncia Vito Liotta dirigente dell'associazione siciliana caccia e natura (ASCN) che ha lanciato l'allarme su quanto  sta avvenendo nelle campagne ai danni dei cacciatori.

Gli ambientalisti: noi non c'entriamo.

Da cacciatori a prede. Le parti si invertono e le “vittime” diventano carnefici. Una nuova realtà quella denunciata dall'associazione siciliana caccia e natura (ASCN).Secondo il resoconto del dirigente nazionale del sodalizio,Vito Liotta, sarebbero diversi i casi di cani (soprattutto cirnechi e segugi) rimasti uccisi, negli ultimi giorni, nelle campagne siciliane (soprattutto nell’ennese  e nel catanese - circa 15 casi) attraverso "bocconcini amari" di polpette di carne avvelenata

Purtroppo sono diversi i casi di veri e propri “assassinii” ha spiegato Vito Liotta, dirigente dell'Ascn - ai danni degli animali. I responsabili di questi gesti non sono stati ancora individuati. Ad ogni modo abbiamo cautelativamente presentato alla guardia forestale diverse denunce contro ignoti".

Ma la cosa più grave ha scritto in una nota Liotta è che ad avere la peggio sono stati sì i poveri cani di proprietà dei cacciatori, spesso morti dopo sofferenze inaudite (e la disperazione dei padroni), ma anche gli altri animali solitamente cacciati dagli stessi cacciatori: volpi, gazze, cornacchie e gatti selvatici. Chiediamo a questo punto un intervento anche da parte delle forze dell'ordine e delle guardie Venatorie".

Secondo l'Ascn i comuni più colpiti sarebbero Adrano, Giarre, Piedimonte, Agira, Nissoria, Centuripe e Valguarnera. Tra gli animali morti ce ne sarebbero pure alcuni di specie protetta.

Negli anni sessanta sono scomparsi gli avvoltoi siciliani a causa proprio delle polpette avvelenate ha spiegato Giuseppe Rannisi, delegato della lipu (Lega italiana protezione uccelli e associazione per la conservazione della natura) è chiaro che si tratta di un fenomeno terribile. Ma debbo escludere che si tratti di azioni riconducibili a soggetti animalisti o ambientalisti.

Nella cultura dell'animalista c'è sempre il rispetto della vita. Un animalista non ammazzerebbe mai un animale. Men che meno un ambientalista che, così facendo, sa che danneggerebbe l’intero ecosistema. 

L’appello della LIPU è rivolto però anche agli stessi cacciatori: “quando prelevano di più di quanto la fauna selvatica ha prodotto alla fine della stagione riproduttiva il patrimonio faunistico si riduce sempre di più anno dopo anno. Sarebbe opportuno, pertanto, che nel loro stesso interesse, e in quello di tutti, i cacciatori, soprattutto quelli più sensibili,- prendessero coscienza di questi fatti e limitassero i propri carnieri, controllando nel frattempo la fauna selvatica dall'assalto dei bracconieri e dei “furbi" di turno”. 

ORAZI0 Longo

Da "La Sicilia" del 30/08/2003

CACCIATORI, ESAMI BLOCCATI

Da un lato gli animalisti che protestano per l'anticipazione della data di apertura della caccia al 6 settembre (invece che al 21, come nel resto d'Italia); dall’altra i cacciatori o, meglio, gli aspiranti cacciatori che hanno deciso di ricorrere alla magistratura per ottenere il tesserino venatorio.

Sono le due facce della medaglia della stagione venatoria (in Sicilia secondo il decreto dell'assessorato regionale all'Agricoltura e Foreste durerà dal 6 settembre al 31 gennaio 2004) che si annuncia, come ogni anno, densa di polemiche.

Il problema dei cacciatori è, quello di poter ottenere la ripresa degli esami per l'abilitazione all'esercizio venatorio, un problema che riguarda le doppiette di Catania, Messina ed Enna. In un comunicato stampa, il presidente dell'Associazione siciliana caccia e natura, di Palermo, Francesco Lo Cascio, contesta l'arbitraria ed illecita sospensione degli esami da parte dell'assessore regionale Agricoltura e Foreste, Giuseppe Castiglione. L'Associazione ha preannunciato un'azione legale per ottenere dai giudici la ripresa dell'attività delle commissioni d'esame. «Da marzo 2003 - dice Lo Cascio - non è più possibile sostenere gli esami di abilitazione all'esercizio venatorio con grave danno per tutti gli appassionati che da anni aspettano di essere chiamati». Le nomine delle commissioni d'esame sono state sospese dal Tar di Catania su richiesta di alcuni esclusi.

La delegazione provinciale della Lav, invece, in una nota, sulla base anche di dati forniti dall'Istituto nazionale di fauna selvatica di Bologna, elenca gli aspetti più gravi del calendario venatorio siciliano. Innanzitutto, l'anticipazione al 14 settembre dell'apertura della caccia alla quaglia (troppo rara ed in declino in tutta Europa) ed al 6 settembre al colombaccio ed al coniglio (ancora intenti ad allevare i piccoli); la caccia alla beccaccia, fino al 31 gennaio, invece che fino al 31 dicembre; la possibilità per ogni cacciatore di sparare alla fauna migratoria in giro per l'intera Sicilia, per un totale di 24 giornate; la caccia vagante in inverno; la possibilità di ogni cacciatore di abbattere fino a 15 animali al giorno, limite troppo altro che autorizza veri e propri eccidi. «Dobbiamo dare atto - dice la Lav - all'assessore Castiglione di aver comunque avuto il coraggio di anche a seguito delle pressioni del mondo venatorio e dei politici ad esso collegati, di aver posticipato l'inizio della caccia al 6 settembre e non più al primo come illegalmente fatto finora in Sicilia».

Intanto, per qualcuno, la stagione venatoria è già partita. I bracconieri non hanno bisogni di date e di tesserini venatori. Lo testimonia un'operazione antibracconaggio del nucleo provinciale degli agenti ittici-venatori ed ambientali della Federazione Siciliana della caccia di Catania. Gli agenti hanno sorpreso un bracconieri nel territorio di S. Giovanni la Punta che abbatteva un coniglio selvatico. Alla vista degli agenti che tentavano di circondarlo, il bracconiere è scappato dopo aver nascosto dietro un cespuglio, un fucile calibro 20, ancora carico. Il bracconiere è riuscito a fuggire, gli agenti, però, hanno recuperato l'arma dopo un'accurata ricerca. Il fucile è stato, poi, consegnato ai carabinieri della Compagnia di Gravina che lo hanno sequestrato, avviando un'indagine per risalire al proprietario.


Da "Il Giornale di Sicilia" del 27/08/2003

Cacciatori contro l'assessore, esposto alla Procura catanese

PALERMO. I cacciatori si schierano contro l'assessore regionale all'Agricoltura Giuseppe Castiglione. Il motivo è la mancata nomina delle commissioni che dovrebbero esaminare gli aspiranti cacciatori nelle province di Messina, Catania ed Enna. «Da oltre un anno - spiega Francesco lo Cascio, presidente dell'Associazione siciliana Caccia e natura - attendiamo che l'assessore nomini le commissioni che servono per ottenere il nulla osta e poter poi chiedere alle questure il porto d'armi a scopo sportivo. L'assessore non ha proceduto, ci sono mille aspiranti cacciatori che attendono di essere esaminati da un anno, e per questo motivo abbiamo fatto un esposto-denuncia alla Procura di Catania». L'assessore Castiglione non ha voluto replicare alle critiche.

Da "www.armietiro.it"

Sotto accusa i medici di Calderini

Dopo che gli organi di informazione, in seguito alla strage provocata a Milano da Andrea Calderini, hanno sprecato fiumi di inchiostro sulle cosiddette "armi facili", sembra che finalmente qualcuno abbia deciso di occuparsi con serietà delle vere cause del perché un individuo con problemi psichiatrici e sotto cure mediche sia riuscito a farsi rilasciare un Porto di fucile per Tiro a volo. Il sostituto procuratore Marco Ghezzi, infatti, ha accusato due medici milanesi (che hanno rilasciato a Calderini, rispettivamente, il certificato anamnestico e il certificato di idoneità) di concorso in omicidio per le responsabilità avute nella faccenda. Secondo il pm, infatti, i due professionisti avevano a disposizione tutti gli elementi per capire che a uno come Calderini non si poteva concedere di avere armi. Tra l'altro, il medico (psichiatra) che ha rilasciato il certificato anamnestico (già accusato di falso ideologico, pur avendo disconosciuto la propria firma) era lo stesso ad avere in cura Calderini per un disturbo psichico ossessivo compulsivo. I due medici saranno interrogati nei prossimi giorni.

Da "La Sicilia" del 5/07/2003

Ok del governo per cacciare la lepre siciliana

Roma. Nella prossima stagione venatoria si potrà sparare alla lepre della specie lepus corsicanus, tipica della Sicilia. Lo prevede un decreto del presidente del Consiglio pubblicato nella Gazzetta Ufficiale ieri in edicola. E Wwf e Lav (Lega antivivisezione) non ci stanno e parlano di «gravissimo attacco alla fauna nostrana».

Si tratta, spiegano le due associazioni, «di una specie quasi del tutto esclusiva della Sicilia, a parte qualche piccolo gruppo sparuto dell'Italia meridionale. E' un animale particolarmente importante perché riconosciuto pochi mesi fa dallo stesso Istituto per la Fauna Selvatica, come specie a se stante, rispetto a quella del resto d'Italia (lepre europea), dunque una specie 'doc' tutta italiana».

«Prima ancora di censire la popolazione siciliana di lepre e sviluppare una strategia per la sua tutela - proseguono Wwf e Lav - lo Stato ha deciso di inserirla tra le specie cacciabili per poterla abbattere tra neppure due mesi quando si aprirà la stagione venatoria. Un fatto - aggiungono - reso ancora più grave poichè è la prima volta che questo strumento straordinario, il Dpcm, viene usato per estendere la caccia ad altre specie: i pochissimi decreti del Presidente del Consiglio dei ministri emanati fino ad oggi (il primo risale agli anni '80 a firma Spadolini), sono sempre serviti per «salvare» le specie dalla caccia inserendole tra le specie protette».

Wwf e Lav pronte a dare battaglia

Le due associazioni, quindi, sono decise a opporsi con tutti i mezzi possibili contro questo decreto del governo che arrecherà gravi danni alla fauna siciliana, già ogni anno impoverita da una indiscriminata stagione di caccia che lascia sul terreno migliaia di animali di svariate specie, oltre anche a quelle specie protette cacciate da cacciatori di frodo e gente senza scrupoli.

Si tratta dunque, secondo le associazioni, «di un segnale negativo per gli animali protetti di casa nostra, soprattutto alla luce di quanto accaduto ieri presso la Corte Costituzionale, che ha ribadito per la seconda volta in sei mesi che spetta proprio allo Stato la competenza esclusiva per la tutela della fauna selvatica». Un provvedimento che aggraverà la già precaria situazione della fauna italiana.

L. S.

L'A.S.C.N. RINGRAZIA IL GOVERNO PER LA CORRETTEZZA DIMOSTRATA.

INUTILE RISPONDERE AI SOLITI DUE, wwf e lav;

INUTILE PARLARE DI DATI SCIENTIFICI CONOSCIUTI DA ANNI;

INUTILE RIFERIRE DI DATI I.N.F.S. SULLA LEPUS CORSICANUS.

A QUESTI DUE INTERESSA SOLO CHIUDERE LA CACCIA, TUTTO IL RESTO NON CONTA.


Da "www.armietiro.it"

Anche i medici vittime della "caccia alle streghe"

Anche i medici cadono vittime dello stato di confusione che regna nelle questure dopo la famigerata "circolare Pisanu". A Roma, la polizia ha, infatti, denunciato per falso ideologico quattro medici (due dei quali militari) per aver dichiarato idoneo al rinnovo del Porto d'armi un cittadino di 69 anni con un occhio di vetro, dotato nell'occhio superstite di un visus di 9 decimi. Il cittadino è stato a sua volta denunciato per concorso in falso. Per motivi incomprensibili, avere un occhio solo sembra, per la questura di Roma, un motivo sufficiente per rifiutare il rilascio del certificato medico. Questo, evidentemente, senza che nessuno si sia preoccupato di leggere quanto riportato nel decreto del 28 aprile 1998, che espressamente riporta: "Per i monocoli (organici e funzionali) l'acutezza visiva deve essere di almeno 8/10, raggiungibile anche con correzione di lenti normali o corneali, o con l'uso di entrambe". Quindi, il cittadino aveva un visus addirittura superiore al minimo previsto. Per l'incompetenza della polizia romana, cinque persone dovranno pagare (profumatamente) un avvocato per difendersi da un reato inesistente. Chi risarcirà queste persone? Proviamo a chiederlo a Pisanu...

 Lunardi: automobili come le armi

Il ministro delle infrastrutture, Pietro Lunardi, ha rilasciato una serie di interessanti dichiarazioni in merito alla pericolosità di motorini, moto e automobili, paragonate alle armi da fuoco. «Li considero armi improprie», ha detto Lunardi, «e di conseguenza l'ottenimento della patente dovrebbe seguire lo stesso rigoroso e difficile iter che si segue per il Porto d'armi». In Europa, ogni giorno, sulle strade restano uccise 150-200 persone, 20 solo in Italia. Tra le prime iniziative volte a contrastare questo fenomeno, ci saranno corsi di educazione stradale, inseriti nel programma di studi fino dalle scuole inferiori. È interessante notare come, nell'arco di un mese, si sia passati dal dogma delle "armi facili" del dopo strage di Milano a un iter "rigoroso e difficile" per l'ottenimento di un'autorizzazione in materia di armi: che dire? Dalle stalle alle stelle...

 La disinformazione si fa internazionale

''Oltre ai tre milioni di armi registrate, gli Italiani possiedono almeno 1,5 milioni di armi nascoste o non registrate. Conseguenza di alcune delle leggi più permissive d'Europa sul possesso delle armi, la maggior parte degli Italiani può possedere tutte le armi che vuole. Contrariamente alla convinzione comune che gli Europei sono praticamente privi di armi, nei 15 paesi dell'Unione europea vi sono circa 84 milioni di armi da fuoco. Di queste, l'80 percento - 67 milioni - è nelle mani di cittadini privati'', afferma Karp. ''È un fatto che i cittadini europei sono molto più armati di quanto essi stessi credano''.
Sono solo alcune delle affermazioni rilasciate Aaron Karp, senior consultant dello Small arms survey e autore di un nuovo rapporto sulla diffusione delle armi da fuoco, che sarà reso pubblico al palazzo di vetro dell'Onu di New York nei prossimi giorni. A noi non interessa fare un confronto tra legislazioni in fatto di armi, quanto piuttosto sapere a quali fonti ha attinto Karp per la stesura del suo memoriale. Se, infatti, si fosse basato sulle indicazioni pubblicate dai quotidiani e dalle televisioni, avrebbe ottenuto un quadro quantomeno deformato della situazione italiana. Sarebbe anche interessante sapere da dove ha tirato fuori il totale di armi legittimamente detenute ma, soprattutto, la stima sulle armi detenute illegittimamente (se sono armi clandestine, come si fa a censirle?). Sul fatto, poi, che la maggior parte degli italiani possa detenere "tutte le armi che vuole", occorre evidentemente un chiarimento: se per "tutte" intende "tutti i tipi", allora vorremmo sapere in quale armeria possiamo trovare un bel Mab 38 funzionante, per la nostra collezione. Se, invece, per "tutte" intende indicare un numero infinito, resta da capire quale differenza ci sia tra un pazzo che brandisce una pistola e un pazzo che ne brandisce due. Se questi sono i dati, le impressioni ma, soprattutto, le professionalità sulle quali l'Onu dovrà decidere il futuro degli appassionati d'armi, stiamo freschi!

  ALEMANNO: VERDI, AMBIENTALISTI PREVENUTI SULLA CACCIA

Dopo le contestazioni ambientaliste subite a Venezia (''I cacciatori amano l'ambiente come i violentatori amano il sesso''), il ministro Gianni Alemanno si sfoga dalle pagine del GIORNALE: ''Ma quali devastazioni, quali 'violentatori'? E' giunta l'ora di abolire uno stereotipo assolutamente falso: i cacciatori non sono criminali in liberta' vigilata. La mia legge permettera' di avvicinarsi a un modello europeo e di chiudere la fase delle guerre ideologiche''.
''I cacciatori non sono orchi cattivi, come vuole un cliche' ideologico. Sono persone che amano l'ambiente come e quanto gli ambientalisti. Purtroppo nelle associazioni verdi e' scattato un riflesso condizionato, una cultura di sospetto''. A chi lo accusa di avere illustrato una controriforma, Alemanno risponde:
''Ho esposto le linee guida di un progetto che verra' presentato nel Consiglio dei ministri. Ma l'unico obiettivo e' avvicinarsi alle regole europee, che sono meno restrittive di quelle italiane. La fauna e' un albero da frutto che piu' si pota e piu' riproduce''.
A chi lo accusa di voler depenalizzare i reati di caccia illecita risponde: ''Al contrario, combatteremo i bracconieri con maggiore vigore. Ma deve cadere il tabu' del cacciatore nemico dell'ambiente''. Nessuna competenza sottratta allo Stato assicura il ministro: ''Affideremo il controllo del territorio e dei regolamenti, dove possibile, alle Regioni. Costituiremo le Unita' locali dove cacciatori e ambientalisti si incontrino e pianifichino l'attivita' e i cicli stagionali, con flessibilita'. In Francia il modello funziona benissimo''.(ANSA)

L'Associazione Siciliana Caccia e Natura riporta integralmente il comunicato stampa Arcicaccia, ma non può fare a meno di chiedersi:      Ma questi sono a favore dei cacciatori o no?

COMUNICATO STAMPA ARCICACCIA del 16/05/2003
L’Arcicaccia a Venezia … insieme agli scienziati Altrove, di contro, solo impostazioni chiuse e propagandistiche

L’Arcicaccia ha partecipato, questa mattina, a Venezia, ad un convegno scientifico (dal titolo “Conservazione e tutela della fauna selvatica: le ragioni della scienza, del diritto, dell’Europa) organizzato da WWF, Legambiente e Lipu. “Una presenza convinta - ha sostenuto nel suo intervento Osvaldo Veneziano, presidente dell’Arcicaccia che ha partecipato all’iniziativa insieme a Marco Ciarafoni, presidente del Consiglio Nazionale dell’Associazione – dettata dall’esigenza di proseguire responsabilmente, nell’interesse del Paese, sulla strada del confronto e della ricerca di obiettivi comuni, pur nella legittima articolazione del pensiero, per dare concretezza al buon governo del territorio, alla tutela dell’ambiente e alla conservazione della fauna” Per l’ARCI CACCIA, oggi, a questa strada maestra si contrappone, dentro e fuori il Parlamento, con il beneplacito di una parte dell’associazionismo venatorio, una strategia privatistica e di deregolamentazione dell’attuale sistema venatorio che non mancherà di produrre una pericolosa stagione di conflitti sociali, di cui il Paese non sente proprio il bisogno. Per questo l’Associazione ha ritenuto, altresì, di non partecipare all’altro Convegno in corso sempre a Venezia (sulla gestione della fauna) per l’impostazione chiusa e propagandistica che l’on. Sergio Berlato, per conto del Ministero, ha inteso dare a quei lavori rifuggendo, irresponsabilmente, dal coinvolgimento delle forze interessate. Al convegno ambientalista, di contro, dopo le importanti relazioni svolte da autorevoli ricercatori delle più importanti università italiane, hanno preso la parola amministratori, rappresentanti delle istituzioni e della politica, e la Coldiretti. Quest’ultima ha altresì annunciato che chiederà la sospensione della discussione alla Camera del disegni di legge sulla modifica della 157 in attesa che possano essere recepiti differenti intenti di riforma, in linea con la politica agricola comune e gli strumenti della legge di orientamento.

L’Ufficio stampa Roma, 16 maggio 2003

L'Associazione Siciliana Caccia e Natura riporta integralmente e non commenta le farneticazioni del Sig. Danilo Selvaggi, che del resto si commentano da sole, ma, se la salvezza dell'ambiente dipende da tali personaggi, allora siamo messi veramente male.

Da "Il Manifesto" del 28/12/2002

E' APERTA LA CACCIA AI BRACCONIERI LEGALIZZATI

DANILO SELVAGGI*

Nove proposte di legge per dare licenza di uccidere a chiunque decida si sparare a tutti gli animali in qualunque mese dell'anno, perfino nei parchi protetti. "Il più grave attacco alla natura" dicono gli ambientalisti, sferrato dal governo di centro-destra. E dai Comunisti Italiani.

Appresa la notizia del disastro sulle coste galiziane, pare che il ministro spagnolo dell'ambiente abbia deciso di andare a caccia. Esorcismo? Improrogabili impegni con le allodole, ansiose di incontrare il ministro? O qualche strana legge socio-ecologica il cui significato fatalmente ci sfugge? Qualunque sia la ragione di quel gesto, esso vale come metafora più generale dell'attenzione dei governi per i drammi ambientali: un'attenzione sostanzialmente nulla, quando non patologicamente capovolta. Le specie animali si estinguono, gli habitat naturali si riducono, l'aria, la terra e l'acqua continuano a ingoiare veleno e tuttavia i governi cosa fanno? Vanno a caccia. Per quanto ci riguarda, l'Italia non è affatto da meno, anzi spingendosi ben oltre la spiacevole metafora spagnola. Sono infatti giunte alla camera dei deputati, in nome dei "problemi della caccia rimasti insoluti e che chiedono giustizia!" (parole testuali del deputato della Leganord Stefani, punto esclamativo incluso), nove proposte di legge mirate a un rilancio in grande stile della caccia, a una sorta di spavaldo neoromanticismo venatorio. Leggendole, sembra quasi di aver sbagliato secolo: nove proposte estreme, tali da riportarci a stagioni che, seppur a fatica, credevamo tramontate: le stagioni degli animali fatti a pezzi ed esposti in piazza, delle aquile e degli orsi abbattuti impunemente, dell'uccellagione, dei cardellini accecati per fungere da richiamo. Nove proposte che hanno spinto la Lipu a parlare del "più grave attacco alla fauna, alla natura e alla biodiversità della storia repubblicana" e tutte le associazioni ambientaliste ed unirsi tra loro in quella che si annuncia come una campagna, anche questa, di altri tempi. Negli ultimi dieci anni, la caccia come battaglia ambientalista era passata in secondo piano, sostituita dal suo cattivo alter ego, il bracconaggio, e dai mille altri problemi che affliggono la biodiversità. Una legge quadro (la nota 157 del 1992) aveva infatti sancito una specie di pax romana tra mondo venatorio e ambientalisti, spingendo questi ultimi a "distrarsi" dalla caccia in quanto tale e a concentrarsi sulle numerose infrazioni della legge stessa, a cominciare appunto dal dilagante fenomeno del bracconaggio. Memorabili, in tal senso, le azioni contro i bracconieri mafiosi nascosti nel loro bunker di cemento presso lo Stretto di Messina, o le rischiose azioni di vigilanza nelle valli bresciane e sui litorali campani. Una battaglia condotta in nome della legge, appunto la 157, e di una ormai diffusa coscienza ecologica. Ancora oggi, la 157 é considerata una legge valida, nata per recepire la corrispondente direttiva europea e regolare l'attività venatoria, subordinandola alla salvaguardia delle specie animali. Una legge che tuttavia rischia di essere smantellata, umiliata dalle proposte di legge presentate in parlamento. Cosa dicono dunque queste proposte? Quale scenario ambientale e culturale e persino di sicurezza dei cittadini delineano? A seguire, un riassunto breve e purtroppo non esaustivo di quello che rischia di accadere.

1.      Gli animali selvatici non saranno più "patrimonio indisponibile dello Stato", come solennemente sancito dall'articolo 1 della legge 157 e dalle convenzioni internazionali, ma torneranno ad essere "res nullius", cosa di nessuno, "oggetti" a disposizione.

2.      II territorio nazionale verrà ridisegnato in funzione della caccia: si potrà cioè cacciare anche nelle foreste demaniali, nei parchi, nelle riserve naturali, in quei luoghi preposti alla conservazione della natura, all'educazione e alla ricreazione di bambini e adulti. Chi potrà dunque sentirsi sicuro, persino tra "visitatori" umani, visto che già oggi sono decine le vittime annuali della caccia?

3.      Verranno aboliti i divieti di esporre animali vivi o morti interi o fatti a pezzi, nelle sagre e nelle fiere, pratica arcaica e praticamente desueta.

4.      La caccia sarà aperta tutto l'anno, da agosto a febbraio per legge, negli altri mesi per espedienti e scappatoie      varie. Sarà dunque possibile cacciare anche nei periodi di riproduzione e migrazione degli animali, delicatissimi per gli equilibri ecologici.

5.      verranno depenalizzati (cioè trasformati in mere infrazioni amministrative) tutti reati penali come l'abbattimento o la cattura di orsi, falchi, aquile, cicogne, stambecchi; o come l'esercizio della caccia nei giardini urbani, nei campi sportivi e in altri luoghi preclusi; o come il commercio e la detenzione di fauna protetta; o addirittura come la caccia da veicoli in movimento. Tutto ciò sarà possibile, salvo una semplice multa gusto nel caso si venga scoperti.

6.      Le prove d'esame per il patentino dì caccia saranno ridotte da cinque a una. Peraltro, incredibile a dirsi, verrà abrogato il comma 5 dell'articolo 22 che specifica la necessità di superare (esame per ottenere l’abilitazione. Cioè, per essere promossi basterà "sostenere" l'esame, non "superarlo"!

7.      Infine, secondo una forma estrema di devolution, la competenza sulla tutela della fauna selvatica (o quello che rimarrebbe) passerà del tutto a minuscoli ambiti locali, nonostante che il tema sia per sua natura "globale" e che, per questa stessa ragione, la costituzione italiana e una recentissima sentenza dell'alta corte (536/2002) sanciscano la

Potestà esclusiva dello stato in materia di tutela dell'ambiente e degli ecosistemi. Questo ed altro ancora prevedono le nove proposte di legge dei deputati Stefani (Leganord), Massidda (Forza Italia), Bono (An), Onnis (An), Benedetti Valentini (An) Serena (An), Gibelli (Leganord) e Rizzo (Comunisti Italiani), nonché di un gran numero di co-firmatari. Inoltre, tra le pieghe delle proposte notiamo un'altra interessante facility, e cioè la riduzione fino al 60% delle tasse per l'esercizio venatorio.

E’ in realtà questo uno dei temi attorno a cui ruota l’intera faccenda: bisogna in effetti chiedersi cosa può aver spinto la maggioranza e persino un importante membro dell'opposizione a proposte così hard e forse addirittura controproducenti. Due sembrano le risposte più plausibili: da un lato, (utilizzo della caccia come nuovo grimaldello per smantellare l'idea dell'ambiente quale patrimonio indisponibile dello stato, bene da tutelare e promuovere concretamente. Un bene, in realtà, che viene pian piano dismesso, violato, svenduto (vedi Patrimonio spa, riduzione delle aree protette, rimozione delle norme di tutela, prove tecniche di condono edilizio ecc.). Dall'altro, la necessità, sotto la spinta di armieri e associazioni venatorie più estreme, di arrestare il declino clamoroso, in senso numerico e sociologico, che vive ormai da tempo il fenomeno "caccia". In dodici anni il numero dei cacciatori italiani si è infatti più che dimezzato, passando dal milione e mezzo del 1990 a 800 mila del 1996, fino all’attuale 700 mila (fonte Eurispes). Come far fronte allora a questo crollo? Abbassando le tasse, certo, ma non solo. Di fatto si sceglie il modo più estremo e parossistico, rimuovendo ogni vincolo, aprendo la strada alla nuova era della doppietta: bracconaggio legalizzato, caccia sempre e ovunque, piombo e fucili dappertutto. Nove proposte di legge che dunque ci consegnerebbero un paese culturalmente offeso e in cui la tutela degli animali selvatici e in genere la conservazione della natura perderebbero possibilità e ragione d'essere. Proposte che hanno indignato persino una parte del mondo venatorio, tanto da spingere il presidente dell'Arcicaccia Osvaldo Veneziano a scrivere una lettera aperta all'unità (18 dicembre) e a parlare, senza mezzi termini, di "aggressione distruttiva al nostro patrimonio faunistico... sponsorizzata da qualche fabbricante di cartucce”. Parole che meriterebbero attenzione.

Tra un paio di settimane, le nove proposte di legge verranno discusse in commissione agricoltura della camera.

Dovessero passare, l’Italia, straordinario ponte biologico per milioni di uccelli migratori, perderebbe l’unica legge di tutela degli animali selvatici, aggiungendo così una nuova tessera grigia al già triste mosaico giuridico-culturale che sta componendo.

Le associazioni ambientaliste e animaliste hanno giurato battaglia, avviando una campagna di opposizione che nei prossimi giorni prenderà corpo. Dal canto suo, l'opposizione parlamentare (Verdi e Prc in particolare) ha minacciato la raccolta di firme per il referendum abrogativo, qualora la totalità dei disegni di legge non venisse ritirata. Certo sarebbe auspicabile che il primo passo lo facesse il comunista Rizzo, ritirando la propria proposta.

Vedremo.

Intanto, in Galizia migliaia di berte, sule, gabbiani continuano a trovare la morte nera, e con essi la pesca e l'intera economia dell'area, messe in ginocchio dal relitto letale della Prestìge. E' davvero questo il futuro che intendiamo costruire? Ma il ministro dell'ambiente spagnolo è andato a caccia, e dal ministro dell’ambiente italiano a tuttora non c'è risposta. O forse, come dice l'onorevole Stefani, ci sono altri problemi che chiedono

giustizia. Bene, ma attendiamo di capire quali e a quale forma di giustizia ci verrà chiesto infine, e probabilmente invano, di abituarci.

*Lipu, Lega Italiana protezione Uccelli - Birdlife Italia.

Da "L'Unità" del 18/12/2002

La caccia della destra, quella dei voti.

di Osvaldo Veneziano – Presidente ARCI CACCIA

In Italia oggi abbiamo in vigore una legge nazionale sulla tutela della fauna e la gestione dell’attività venatoria che è tra le migliori d’Europa. Il suo unico limite è la non applicazione o la mala applicazione da parte di certe Regioni. Questo giudizio vale anche per le specie cacciabili da capanno e per le relative modalità di caccia. Questa caccia può essere praticata tranquillamente se gestita con rigore scientifico e se giustamente si "evitano" alcuni illeciti nonché altri abusi come richiami elettronici e quant’altro.

Il WWF e LIPU denunciano il pericolo di un’aggressione distruttiva al nostro patrimonio faunistico; questo rischio è reale anche secondo noi. Uso improprio delle deroghe, caccia nei parchi, rilancio del prelievo venatorio consumistico, e azione incontrollata dei mercanti di selvaggina sono pericoli seri che corre il nostro Paese e che subiranno gli agricoltori per responsabilità (dobbiamo avere tutti il coraggio di fare nomi) della attuale maggioranza parlamentare e del Governo Berlusconi, nonché di una parte di Regioni governate dal centrodestra.

Il "populismo" impera e, purtroppo, qualche Amministrazione regionale e provinciale di centrosinistra insegue la "destra" sul terreno delle politiche corporative.

Una parte delle Associazioni dei cacciatori contribuisce fattivamente all’affermarsi di questa cultura sospingendo all’isolamento e alla corporazione. Si predica di voler l’accordo con gli ambientalisti ed il mondo agricolo e si favoriscono poi nuove lacerazioni. L’accordo in Italia c’era, ed era il rispetto della legge in vigore. Pare che questa proposta culturale e politica, patrimonio anche del mondo venatorio, che in libertà di autonomia era stata un prezioso riferimento fino a ieri, oggi non lo sia più. Incalzati da logiche elettorali e di tesseramento una parte del gruppo dirigente del mondo venatorio si orienta a cambiare idea per il mutato quadro politico. Con tutto il rispetto per l’autonomia di pensiero, il primato della corporazione, sponsorizzato magari da qualche fabbricante di cartucce farà felice i mercanti della caccia per qualche ora ma rischia di distruggere anche quanto di positivo alcune Regioni hanno fatto. Per onestà dobbiamo dire che posizioni radicali anticaccia quando si sono trasformate in iniziativa politica hanno facilitato l’affermazione delle posizioni sopra richiamate di politici cacciatori di voti.

E’ stato emblematico il caso recente nel quale la maggioranza governativa ha rifiutato di accogliere le proposte di ambientalisti e di una parte del mondo venatorio per migliorare la legge sulle deroghe.

I "Peggioristi" del centrodestra hanno detto NO ad ogni ipotesi migliorativa suggerita dall’opposizione. Ne è scaturita una legge che ha avuto critiche dagli ambientalisti e dai cacciatori più equilibrati, non solo dell’ARCI CACCIA, e che non interessa gli agricoltori. Di contro in Toscana si è riusciti ad avere una legge votata dall’ULIVO con i Verdi e Rifondazione Comunista

che ha trovato l’apprezzamento coerente non solo dell’ARCI CACCIA ma anche delle Associazioni ambientaliste. Pare a noi positivamente evidente che la scelta di coinvolgere la società civile si è affrontata in Toscana ed è fallita con il centrodestra a Palazzo Chigi e in alcune Regioni. L’associazionismo venatorio e ambientalista interessati a migliorare la qualità ambientale del Paese dovrebbero trarne un insegnamento. Occorre saper trasformare le critiche del mondo ambientalista e quelle del mondo venatorio che hanno "comune sentire", anche se su possibili, parziali obiettivi, in proposta politica di governo nazionale, nelle Regioni e nelle Province per gestirla con le forze politiche che danno garanzia di contrastare culture settoriali che portano solo all’esclusione o alla ghettizzazione dei deboli e dei marginali.

Dobbiamo esprimere un giudizio assai critico sulla "mala caccia" proposta e organizzata dal centrodestra in particolare, che ha fatto assai peggio dei governi succedutisi dal 1992, compresi quelli di centro sinistra ai quali tutti abbiamo fatto giustamente "le pulci" per la politica ambientale che critichiamo per provvedimenti che potevano fare e che, purtroppo, non hanno fatto e tra questi anche quelli per migliorare la gestione faunistica. Oggi possiamo affermare che il centrosinistra ha avuto il merito, verificabile, di aver concretamente contribuito ad arricchire il patrimonio faunistico ed a difendere il nostro territorio dalle aggressioni del cemento, dalla speculazione e dai mercanti di ambiente.

Guardare al futuro, significa proporre una alleanza del buon governo del territorio per contrastare intanto la voglia, attuale, di un "ministero delle corporazioni". Non più partiti e assessorati dei cacciatori, non più partiti contro la caccia, ma nuova alleanza per i miglioramenti ambientali che veda la partecipazione di chi antepone sempre gli interessi generali pur non respingendo il tentativo di riuscire a coniugarli con quelli particolari.

Nei dibattiti, negli scritti troviamo alcune posizioni incoraggianti che vanno in questa direzione, non solo nel rapporto con alcune Associazioni ambientali ma anche da alcuni esponenti dei Verdi e di Rifondazione Comunista.

Tutti cercano il voto del "centro" in questo Paese. Su questi temi il centro è la mediazione, la concertazione realizzata e dimostratasi importante un tempo e che non è però nella cultura dell’attuale governo. Costruiamo le condizioni per riportare a governare la moderazione e l’equilibrio a cominciare dalle prossime elezioni amministrative. Riteniamo questa idea largamente condivisibile e maggioritaria tra i cittadini.

NON CREDIAMO SIANO NECESSARI COMMENTI

Da "La Sicilia" del 31/08/2002

«Cacciatori etnei spesso penalizzati»

Dal consigliere regionale dell'Associazione Siciliana Caccia e Natura, Antonino Casella, riceviamo.

Vogliamo ribadire tutta l'amarezza e la delusione dei cacciatori che vivono alle pendici dell'Etna che, senza colpa, sono stati così pesantemente penalizzati dall'attuale calendario venatorio. In data 11 giugno 2002, all'assessorato per l'agricoltura e le foreste, il Comitato regionale faunistico-venatorio, composto dai rappresentanti delle associazioni venatorie ed ambientaliste, diede parere favorevole, tra l'altro, alla proposta di ridurre l'uso del furetto, nella caccia al coniglio selvatico, al periodo compreso tra il 1° di ottobre ed il 30 di novembre; tale decisione fu presa con valide motivazioni da noi, del resto, condivise, ma, per un'imperdonabile leggerezza, trascurando le esigenze di una parte rilevante dei cacciatori siciliani che, praticando l'esercizio venatorio alle pendici dell'Etna, si trovano costretti, per la morfologia del terreno lavico, ad utilizzare il furetto nella caccia al coniglio, pena l'impossibilità di svolgere l'attività venatoria.

È quasi superfluo ricordarle che tali cacciatori non possono uscire dal proprio ambito territoriale di caccia, non avendo provveduto l'anno precedente a fare la necessaria richiesta, né potevano, non essendo in grado di prevedere il futuro.

Non ritenendo giusto penalizzare tali cacciatori, il 16 1uglio 2002, inviavamo una petizione alla Regione con un considerevole numero di firme, perché venisse autorizzato l'uso del furetto, limitatamente all'attività venatoria svolta negli anfratti lavici dell'Etna, nel periodo compreso tra il 1° settembre e il 16 dicembre, senza ottenere, ad oggi, alcuna risposta.

Da "La Sicilia" del 23/08/2002

Singolare proposta degli ambientalisti

«Salviamo i conigli del Parco dell'Etna»

«Trasferiamo gli animali in esubero»

MALETTO • «Troppi conigli nel Parco dell'Etna? Catturiamoli e portiamoli altrove».

Prende piede l'ipotesi di catturare i conigli all'interno del Parco dell’Etna per diminuire quello che è una vera e propria piaga, derivata dai danni che questi arrecano all'agricoltura etnea, con danno anche economico per l'Ente di Nicolosi. Sul problema in generale, che non interessa solo il Parco dell'Etna ma chiaramente tutte le aree protette della Sicilia, nei giorni scorsi è intervenuto anche l'assessore regionale al Territorio ed Ambiente, Bartolo Pellegrino, il quale pur indirizzandosi maggiormente verso l'abbattimento e non alla cattura dei conigli, ha scritto una missiva al presidente dell'Assemblea regionale.

Se da una parte il possibile provvedimento fa gola ai cacciatori, non è piaciuto per niente agli ambientalisti che si sono opposti a una simile proposta. Ed allora ecco spuntare una proposta che viene dall’A.S.C.N (Associazione Siciliana Caccia e Natura) che ha illustrato al presidente del Parco dell'Etna, ing. Cettino Bellia, un suo progetto.

«Noi - afferma il dott. Domenico Portale, vice presidente dell'associazione - abbiamo chiesto di mettere a disposizione del Parco dell'Etna gli uomini ed i mezzi necessari per catturare i conigli in esubero, per poi portarli nei luoghi dove la presenza del coniglio è scarsa e quindi permettere di farli proliferare dove sono in minore quantità. In verità - continua - fino ad oggi la Regione non ha mai avuto a disposizione né professionalità, né gli uomini, né i mezzi necessari e per questo non ha mai pensato ad una simile soluzione. Noi invece - continua - utilizzando sistemi che non arrecano danni agli animali, catturiamo i conigli in ottime condizioni di salute e li trasferiamo altrove».

Ad applaudire l'iniziativa anche il sindaco di Maletto, Gianni Parrinello: «Vi sono - afferma - tantissimi agricoltori che ogni anno subiscono enormi danni dai conigli e paradossalmente poi il Parco dell'Etna è costretto a sborsare i quattrini necessari per il risarcimento del danno. E' inutile continuare a perdere tempo. È arrivato il momento di agire e questa iniziativa potrebbe mettere d'accordo tutti».

La proposta è piaciuta anche al presidente Bellia, anche se giustamente la decisione di mettere in atto la proposta deve essere vagliata dal Comitato tecnico scientifico del Parco: « Certo che la proposta mi è piaciuta. - ha affermato Bellia - Attenzione, io sono d'accordo sia alla cattura, sia all'abbattimento controllato nelle aree cosiddette contingenti del Parco. Certo la proposta dell’Associazione Siciliana Caccia e Natura mi piace anche perché eviterebbe di effettuare i ripopolamenti nelle zone dove il coniglio scarseggia». Nel Parco dell'Etna in questo momento il sovrappopolamento dei conigli ha già raggiunto livelli di guardia e noi temiamo anche il propagarsi di possibili malattie».

Da "La Sicilia" del 3/08/2002

Bosco Santo Pietro aperto alla caccia?

La Lav:

Aprire alla caccia la riserva di Santo Pietro, a Caltagirone? «Non se ne parla nemmeno», esordisce la Lega antivivisezione per bocca del suo delegato provinciale Alfio Lisi, replicando alle dichiarazioni fatte dall'assessore regionale all'Ambiente Bartolo Pellegrino.Le sue recenti affermazioni hanno suscitato le proteste degli ambientalisti, che le considerano una vera e propria 'minaccia': quella di attivare la caccia anche nelle poche aree protette regionali, dove finora l'attività venatoria è stata vietata. Tra queste figura anche la riserva di Santo Pietro, a Caltagirone, dove - sempre stando all'assessore Pellegrino - ci sarebbe un'«esubero» di fauna selvatica:

Immediata la replica della Lav. «Il censimento effettuato qualche mese addietro dall'ente gestore della riserva (la Forestale) - ha spiegato Lisi - ha rilevato che all'interno di questa vasta area vivono non più di 500 conigli. Vale a dire uno ogni quattro o cinque ettari» (Nota di A.S.C.N.:"Forse il Lisi non è il massimo come ambientalista, ma, certamente, ha un futuro come comico"!). Evidentemente, però, ci sarà stato un «qui pro quo», una differente 'intepretazione' del censimento: in realtà, pare proprio che l'abbondanza di conigli a Santo Pietro ci sia, come ha sottolineato Salvatore Diliberto, funzionario della Ripartizione faunistico-venatoria, che si è occupato di effettuare il monitoraggio poi inviato all'Istituto nazionale di fauna selvatica (Infs) tramite la Forestale. E 500 sarebbero i conigli che I'Infs avrebbe «consigliato» di abbattere attraverso un controllo della selvaggina o, in alternativa, di catturare. Pratica, quest'ultima, più difficile del previsto con i mezzi a disposizione della Ripartizione, nonostante fosse auspicata dagli ambientalisti, i quali avrebbero preferito che gli animali venissero 'spostati' in altre zone.

A quanto pare, quindi, nel Calatino non si parla di una vera e propria apertura alla caccia, come stigmatizzato dalla Lav, ma, semmai, di una regolazione della fauna selvatica, sotto il severo controllo della Ripartizione.

Da "La Sicilia" del 1/08/2002

La zona si estende per più di cento ettari di terreno tra Calatabiano e Militello Diffidata dalla «vigilanza venatoria» l'azienda cbe aveva imposto il pedaggio

Scoperta un'area di caccia abusiva Bisognava pagare per entrare

E’ stato bloccato un probabile tentativo di truffa, ai danni dei cacciatori, che all' inizio di settembre apriranno la loro stagione venatoria nella provincia. Il blitz, messo in atto martedì mattina dal Nucleo di Vigilanza Venatoria, composto da Stefano Cavalli, Giancarlo Raciti e Antonino Catalano, sotto la direzione del funzionario direttore tecnico delle guardie venatorie, Salvatore Di Liberto, insieme alla pattuglia di Polizia Forestale, capitanata dal maresciallo Luca Ferlito, è stato portato a termine con successo, nella zona definita "Catania 1", che comprende una vasta area che va da Calatabiano a Militello.

"Su segnalazione, abbiamo deciso di fare questo controllo ad hoc", ha spiegato Di Liberto, infatti l'unità operativa della ripartizione faunistico venatoria solitamente opera sulla base di una scaletta ben precisa di controlli, predisposta dall'assessorato regionale, che durante quest'anno, su un totale di dieci controlli, ha già portato alla revoca di un'autorizzazione nei confronti di un allevamento di fauna selvatica. In questo caso il problema, se non fosse stato rilevato dalle guardie venatorie, sarebbe stato molto grave per tutti i cacciatori, che sulla base di alcuni cartelli, collocati lungo il perimetro dell'azienda, avrebbero avuto accesso alla zona solo dietro pagamento di un pedaggio. "I prezzi, in questo caso del tutto ingiustificati, sono anche molto alti, basti pensare che fino all'anno scorso per un solo coniglio si pagavano cinquantamila delle vecchie lire", ha sottolineato Di Liberto, ricordando che la stagione dura cinque mesi e un singolo cacciatore può uccidere fino a tre conigli al giorno. Ma questo non è tutto, infatti: "Non solo le tabelle non erano autorizzate - ha continuato Di Liberto - ma secondo il rilievo faunistico, la zona in oggetto, comprende specie protette e particolarmente protette, con le quali l'attività venatoria è altamente incompatibile". Quello che manca alle tabelle, collocate sui 107 ettari dell'azienda, è proprio il decreto assessoriale di autorizzazione, e martedì mattina è stata intimata la rimozione dei cartelli: "Se questo non sarà fatto arriverà prima una diffida e poi dovremo adoperare la forza", ha spiegato infine Di Liberto". Lo scopo dell'operazione - ricordano tutte le guardie venatorie che hanno partecipato all'intervento - è stato quello di liberare un territorio agro-silvo-pastorale che era stato designato, senza autorizzazioni, alla gestione della caccia programmata". MARIANGELA DI STEFANO

Da "La Sicilia" del 28/07/2002

Cdl favorevole e centrosinistra contrario

II Consiglio comunale si spacca sull'istituzione della Riserva di S. Pietro

 

CALTAGIRONE - Discussione animata, al Consiglio comunale di Caltagirone, per la trattazione della mozione riguardante la richiesta (da inoltrare all'Assemblea regionale siciliana), di sospendere il decreto di istituzione della riserva di Santo Pietro.

Il dibattito ha contrapposto i pareri delle due opposte fazioni politiche, a cominciare dall'esito della votazione finale: 18 voti favorevoli del Centrodestra, 8 contrari del Centrosinistra e 1 astenuto. Alla base della problematica, fra l'altro supportata da ulteriori attese di comitati spontanei di cittadini, imprenditori agricoli e associazioni venatorie, emergerebbe la ricerca di una soluzione immediata, per fronteggiare i danni provocati dalla fauna selvatica nei fondi agricoli. I consiglieri del Centrodestra hanno invocato la « sospensione del decreto di istituzione della riserva, ed altresì citato alcune normative, alle quali fare riferimento, per avanzare codesta richiesta al Governo regionale». Il Centrosinistra, di contro, si è opposto, ritenendo che, si tratterebbe «di un provvedimento improponibile; la soluzione potrebbe essere fattibile da un punto di vista giuridico, ma non politico, poiché "cozzerebbe" contro le regole d'istituzione di parchi e riserve».

La «chiave di lettura» dell'argomento in questione, peraltro dibattuto da almeno 3 anni, a questo punto, potrebbe individuarsi su due «linee»: le lentezze della burocrazia e la funzione svolta finora dalle istituzioni competenti.

Primo firmatario della mozione è il capogruppo di «Fi», Giulio Mellini.

«Avremmo gradito - dichiara Mellini - che la mozione avresse trovato il consenso di tutti. Probabilmente, sono prevalse circostanze legate alle ideologie che, comunque, comprendiamo. La richiesta è finalizzata anche alla rimodulazione del regolamento e alla revisione dei confini di perimetrazione».

Marilena Samperi, consigliere comunale del Centrosinistra, invece, nel corso di un suo intervento ha detto che «l'Amministrazione è stata sempre sensibile alle problematiche degli agricoltori, e lo dimostrerebbero le numerose sollecitazioni avanzate in questi anni al governo regionale. La Regione non ha dato corso a soluzioni immediate e definitive».

Sul fronte del Centrodestra, Oscar D'Amico, consigliere di An, invece, si è soffermato «sui danni provocati dalla fauna selvatica alle colture, e sull'esigenza di riaprire l'attività venatoria, quale unica  soluzione, per arginare il problema». Il consigliere del Centrosinistra Domenico Palazzo ha fornito una versione politica sugli argomenti dibattuti, dicendo che: «I1 Centrodestra cerca di scaricare le proprie responsabilità sul Centrosinistra: la mozione illude gli agricoltori e tenta di acquisire le simpatie dei cacciatori, mentre la Regione non risolve il problema».

G. P.

 

Da "La Sicilia" del 14/05/2002

Virzì: «Cacciatori più liberi»

La Lav: «E' un obbrobrio»

PALERMO - «Liberiamo i cacciatori dalla loro "prigionia"». Guido Virzì, deputato di Alleanza Nazionale all'Assemblea regionale siciliana, é il primo firmatario di un disegno di legge «per rivitalizzare la caccia nell'isola, ridotta -spiega Virzì - in condizioni di agonia dalla normativa vigente».

«Un tempo i cacciatori potevano muoversi per tutta l'isola - dice il deputato di An - adesso, pur pagando le stesse tasse, non possono andare oltre l'area della provincia di appartenenza, senza contare che il 42% del territorio siciliano è vietato alla caccia».

La legge, afferma Virzì «deve tutelare con intelligenza il patrimonio faunistico, ma deve anche rispettare la dignità dei cacciatori e i settori economici che l'attività venatoria promuove».

Virzì giudica «vessatoria la legge nazionale 157 del'92>7 e ritiene che «gli aggiustamenti apportati alla legge regionale del '97 hanno consentito alla Sicilia di non incorrere negli errori commessi dalle altre regioni, che con ingiustificata solerzia hanno recepito la normativa nazionale».

Tra i punti del disegno di legge, la facoltà data all'assessore regionale all'Agricoltura di consentire ai cacciatori siciliani 25 o 30 giornate dedicate alla sola selvaggina migratoria, «limitatamente a due ambiti territoriali di caccia oltre quelli prescelti, e dietro pagamento dì 5,16 euro per ogni ambito».

«Un’iniziativa palesemente elettoralistica, fatta solo per riscuotere le simpatie delle fasce più estremiste dei cacciatori e della lobby delle armi, che giuridicamente è da considerarsi un obbrobrio».

La Lav, Lega antivivisezione, ha commentato così il disegno di legge del deputato regionale On. Guido Virzì.

«Con questo ddl si vorrebbe liberalizzare in maniera selvaggia la caccia in Sicilia, trasformandola nel cimitero della fauna italiana ed europea - ha detto Ennio Bonfanti, responsabile del settore fauna della Lav - la proposta Virzì aumenta a dismisura i periodi di caccia fino a primavera, quando gli uccelli migrano dall'Africa per tornare in Europa a nidificare; inoltre favorisce il nefasto nomadismo venatorio che porta migliaia di cacciatori a scorrazzare in tutta la Sicilia a seminare morte e distruzione della natura».

 

LA NOSTRA DOVEROSA RISPOSTA

 

Apprendiamo con piacere da un articolo apparso sul giornale “La Sicilia” di martedì 14 maggio, che l’On. Guido Virzì si è fatto promotore, ancora una volta, di un disegno di legge volto a migliorare l’attuale legislazione regionale in materia venatoria.

    Non possiamo far altro che ringraziare vivamente l’On. Virzì per avere posto l’attenzione su un problema che coinvolge il cacciatore e numerosi settori economici dell’isola per lungo tempo bistrattati.

    Siamo veramente sconcertati nel leggere le allucinanti farneticazioni del responsabile settore fauna della Lav, Ennio Bonfanti, che, superando se stesso, parla del tentativo di “liberalizzare in maniera selvaggia la caccia in Sicilia, trasformandola nel cimitero della fauna italiana ed europea” ?!!!, il tutto perché il cacciatore potrebbe andare in ben “due” Ambiti Territoriali di Caccia che ci permettiamo ricordare al nostro beneamato Bonfanti, sono di dimensione sub-provinciale ed insieme costituiscono, a malapena, una provincia; inoltre, temendo che il Bonfanti viva su un altro pianeta, ci prenderemo carico di inviargli un calendario terrestre, evidenziandovi la quattro stagioni ed in particolare l’inizio della primavera da lui anticipata a gennaio, mese di chiusura della stagione venatoria.

                                                                            A.S.C.N.

Da "info@ascn.it"

Saturday, April 13, 2002 6:20 PM

volevo ringraziarvi per esservi ricordati del mio compleanno il vostro augurio mi ha riempito di felicità e tanta voglia di andare per boschi e colline ,dove lo spirito del vero amante della natura fa pace con il corpo costretto al riposo forzato dei lunghi mesi di silenzio venatorio.

complimenti per il vostro sitarello dedicato a noi cacciatori mi sembra davvero molto completo.

cordialmente  distinti saluti

Riccardo costa

Da "Il Giornale di Sicilia" del 27/10/2001

Caccia, sentenza del Tar:

«La stagione continua»

PALERMO. Il «partito delle doppiette» ha vinto: la caccia non si fermerà nemmeno per un giorno. La sezione di Palermo del Tribunale amministrativo regionale ha respinto il ricorso che annualmente presentano le associazioni ambientaliste per sospendere l'attività venatoria. E, per la prima volta negli ultimi cinque anni, il successo è finito nelle mani dei cacciatori. Grande la soddisfazione delle varie associazioni che hanno fatto fronte comune contro il ricorso avanzato da Wwf, Legambiente e Lav, contro il calendario venatorio.

«Gli ambientalisti - dichiara Francesco Lo Cascio, presidente dell'associazione siciliana Caccia e natura, difesa insieme con Libera caccia dai legali Angelo Russo e Fulvio Pernice - hanno dimostrato, ancora una volta, di essere a corto di validi argomenti». Fa eco la Federazione siciliana della caccia, rappresentata in aula dagli avvocati Giovanni Pitruzzella, Carlo Comandé e Daniela Ferrara: «L'ordinanza del Tar di Palermo fa giustizia e consolida la politica attuata oggi dalle associazioni venatorie e cioè piena fiducia nell'operato dell'assessorato all'Agricoltura. Si elimina così ogni possibilità di attacco scriteriato ai calendari venatori. Sarà pretestuosa da parte degli ambientalisti qualsiasi critica alle norme che regolano la mobilità dei cacciatori siciliani sul territorio, nonché la possibilità di usufruire di pacchetti di giornate da utilizzare al di fuori del proprio ambito territoriale di caccia di residenza per la selvaggina migratoria».

Proprio su questo punto gli ambientalisti avevano incentrato il ricorso. «Abbiamo sempre vinto alla sezione di Catania, mentre Palermo, come in passato, ha dato un'altra interpretazione - polemizza Andrea Longo, segretario regionale del Wwf - Eppure alcune violazioni normative sembrano lampanti. Aspettiamo, però, di leggere la sentenza depositata dai giudici: è possibile che non abbiano dato la sospensiva, perché siamo già fuori tempo, ma abbiano accolto le nostre ragioni. Se le motivazioni non ci convincessero, ricorreremo al Consiglio di giustizia amministrativa». ALESSANDRA TURRISI 

Da "C.N.C.N. NOTIZIE" n.2 Agosto 2001

SICILIA: ISOLA FELICE

... MA NON TROPPO

Almeno dal punto di vista venatorio!

Ad ascoltare gli accorati appelli che giungono al CNCN dal Dr. Francesco Lo Cascio, Presidente dell'Associazione Siciliana Caccia e Natura, c'è di che farsi venire i capelli bianchi. Salvo poi, a perderli del tutto, se si leggono le amare considerazioni del Dr. Domenico Portale sui disagi dei cacciatori siciliani:

"I disagi dei cacciatori siciliani dipendono principalmente da due motivi:

dalle particolari caratteristiche del territorio e il gran numero di parchi e oasi che, in alcuni casi, superano il 60% del territorio provinciale, costringono il cacciatore che voglia cacciare anche solo tre o quattro delle specie presenti nell'isola, ad uscire non solo dal proprio ATC, ma anche dalla Provincia;

• dalla stravagante decisione politica di porre come limite massimo alla pressione venatoria l'indice di 34,53 ettari per cacciatore, e di applicarlo rigidamente.

 

L'ASCN, attraverso la penna del suo Presidente, si rivolge direttamente ai politici nazionali (il Ministro Alemanno) e a quelli regionali neoeletti, per denunciare con estrema chiarezza uno stato di cose davvero preoccupante e per chiedere un approfondito riesame della legge 157/92, unitamente alla rivisitazione della 394/91 su parchi e zone protette.

In particolare, si chiede che:

• le Z.R.C. vengano costituite o spostate all'interno dei parchi e delle riserve per non sottrarre territorio al cacciatore;

• che nel territorio protetto vengano considerate le aree già soggette a divieto di caccia in forza di altre disposizioni;

• gli ATC abbiano dimensioni almeno provinciali, per non sgretolare il territorio e per non porre, di fatto, i cacciatori agli arresti domiciliari.

 

Il CNCN non può che auspicare una rapida soluzione a questi problemi, impegnandosi, come per il passato, ad appoggiare le legittime richieste degli armieri e dei cacciatori siciliani presso i singoli parlamentari.

 

Da "info@ascn.it"

Tuesday, July 17, 2001 

Salve, sono sempre Marco DI BELLA,

con questa e-mail voglio ringraziarvi per ciò che mettete a disposizione di tutti (non ultima la graduatoria dei non residenti) sul vostro meraviglioso ed aggiornatissimo sito.

Siete un saldo punto di riferimento per chi ha bisogno di tenersi in contatto con la meravigliosa Sicilia!

Continuate così, siete la forza di tutti i cacciatori sia della Sicilia che di tutta l'Italia.

Ce la faremo ad avere febbraio nel calendario venatorio visto che l'attuale Governo (con le sue promesse) ha goduto delle nostre preferenze? Insistete con il vostro lavoro sono certo che ce la farete visto che, tanto  per incominciare siete riusciti a portare lì il Ministro Alemanno!

IL CACCIATORE DEVE ESSERE CONSIDERATO IL PRIMO IN ASSOLUTO DIFENSORE DELLA NATURA!

 "FATTI NON FUMMO PER VIVER COME BRUTI, MA PER SEGUIR VIRTUTE E CONOSCENZA

 Un GRAZIE DI CUORE da tutti i Cacciatori Italiani!!!!

 

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Friday, July 13, 2001 

Mi chiamo Sergio è sono un cacciatore, ho cercato invano delle aziende faunistico venatorie in Sicilia e Calabria, ma non sono riuscito a trovarne.

Mi chiedevo se potreste aiutarmi in questa ricerca.

Mi piacerebbe andare nel periodo di ferie, ed anche nei fine settimana.

Grazie

 Mi complimento per il sito, e molto semplice chiaro e completo.

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Wednesday, July 11, 2001 

Complimenti per il vostro sito molto interessante sopratutto.

Io sono cacciatore ma abito in Belgio. Siciliano di Bompensiere (CL) vorrei farmi socio. Potresti inviarmi tutte le informazioni al riguardo ?

 Vi ringrazio d'anticipo vi prego di ricevere i miei migliori saluti da Bruxelles.

                                                     ANGELO TONA

Da "La Sicilia" del 8/03/2001

LE MODIFICHE DELLA LEGGE SULLA CACCIA

L'Associazione Siciliana Caccia e Natura ci scrive:

Martedì 6 marzo, leggendo “La Sicilia” abbiamo trovato a pag.7 un articolo relativo alle modifiche della legge sulla caccia che possiamo definire fondamentalmente corretto, poi a pag.18 “Catania cronache” un altro dal titolo “L’Ars accoglie le richieste della Federcaccia catanese” che ci ha, sinceramente, sbalorditi.

Premesso che le nostre proposte di modifica alla legge sono note da tempo, essendo state rese pubbliche da quasi un anno, quindi in tempi non sospetti, e disponibili presso il nostro sito internet www.ascn.it/parlam4.htm, riteniamo le dichiarazioni della F.S.D.C offensive per i Componenti della 3^ Commissione presieduta dall’On. Salvo Fleres che, data la situazione, hanno lavorato al meglio ed ai quali vanno i nostri ringraziamenti.

Al di là del rivendicare meriti che non si hanno, nell’articolo in questione non si faceva cenno ai due punti di cui sono stati realmente promotori ed in particolare:

1.     modifica all’art. 44 che, in parole povere, permette alle guardie venatorie volontarie esistenti nel 1997 di evitare di sostenere l’esame di abilitazione; noi restiamo sempre del parere che sia poco etico e potenzialmente pericoloso permettere a persone poco qualificate di prestare servizio di vigilanza, come dimostrano i numerosi fatti accaduti, non ultimo quello in cui sette guardie volontarie dell’F.S.D.C. sono stati denunziate alla Procura di Catania per abusi vari.

2.     l’emendamento aggiuntivo 17.8 che testualmente dice: “Le due unità lavorative del ruolo amministrativo presso l’ufficio centrale di Palermo e la sezione provinciale di Catania della Federazione Siciliana della Caccia, ex ente di diritto pubblico, in servizio continuativo retribuito, a qualsiasi titolo da almeno dieci anni, ai sensi della legge 20 marzo 1975, n.20, possono accedere a domanda e senza limiti d’età al ruolo speciale transitorio istituito presso la Presidenza della Regione…”; articolo dichiarato improponibile dal Presidente dell’A.R.S. On. Cristaldi e che cercava di far assumere alla Regione due dipendenti della F.S.D.C.; Evitiamo qualsiasi commento, essendo delle persone educate.

Da "La Sicilia" del 6/03/2001

E LA DOPPIETTA FECE PACE CON LA NATURA

PALERMO - In commissione Finanze dell'Ars l'esame della parte finanziaria della legge sulla caccia, modificata nella seduta dello scorso primo marzo. Le variazioni apportate al provvedimento seguono quanto disposto dalla sentenza della corte Costituzionale (n.4 del 10 gennaio 2000); le richieste inoltrate dalle associazioni ambientaliste e da alcuni deputati regionali, questi ultimi, attraverso degli emendamenti; le verifiche effettuate nel primo triennio d'applicazione della stessa legge. E proprio grazie a queste «verifiche», secondo il docente universitario, Giuseppe Asciuto, che ha collaborato alla stesura del nuovo provvedimento, «si sono prodotte alcune norme che, maggiormente, tutelano il patrimonio faunistico e quello ambientale naturale».

Ma cosa cambia in realtà per i cacciatori? Secondo le nuove norme, gli ambiti territoriali di caccia vengono creati su base sub-provinciale anziché su base provinciale come dettava la vecchia norma. Quindi, adesso l'amante della «doppietta» ha diritto ad accedere a tre ambiti sub-provinciali oltre a quello relativo al territorio dove risiede. Inoltre, ha la facoltà, per un massimo di trenta giorni, di accedere ad altri due ambiti territoriali solo per il prelievo di fauna migratoria, previo pagamento di una tassa di 10 mila lire a zona di caccia. Sono stati ridisegnati anche gli ambiti territoriali delle isole Egadi, Eolie, Pelagie, Ustica e Pantelleria. Ovvero, queste sono aggregate all’ambito sub-provinciale relativo alla costa più vicina e non più sulla base della provincia d'appartenenza delle isole.

Novità anche sull'emanazione del decreto dell'assessore regionale delle Foreste che dà vita al calendario venatorio. Adesso, l'assessore dovrà acquisire il parere dell'Istituto nazionale della fauna selvatica prima di emanare il provvedimento in questione.

E, a proposito di pareri, l'amministrazione regionale delle Foreste, su richiesta della Ripartizione faunistico venatoria, prima dell'apertura dell'attività di caccia nei parchi del demanio forestale, deve esprimere il parere favorevole entro trenta giorni dalla data della richiesta. Trascorso questo termine, comunque, il giudizio viene considerato favorevole e questo grazie alla disposizione del cosiddetto silenzio-assenso. Cambia anche il periodo di caccia alla coturnice siciliana: dal primo ottobre al 15 novembre.

Buone nuove anche per gli ambientalisti. Questi, grazie alle loro associazioni, hanno presenza paritaria rispetto alle organizzazioni di agricoltori ed alle associazioni venatorie nelle commissioni di esame per il rilascio della licenza di caccia.

Diminuiscono anche le tasse relative agli accessi alle zone di caccia. In soldoni, la tassa di concessione per accedere ad ogni "ambito", oltre a quello di residenza, viene ridimensionata dal 25 al 17 per cento rispetto al pagamento della concessione regionale. 1 cacciatori risparmieranno qualche soldo anche sulla carta da bollo per le domande di accesso agli ambiti territoriali di caccia. Queste potranno essere presentate in carta libera e la regolarizzazione con il bollo avverrà dopo la concessione di ingresso. Con le vecchie norme, invece, il cacciatore, escluso per soprannumero, veniva penalizzato, avendo già pagato, a vuoto, il bollo. Le guardie venatorie, invece, possono chiedere il rinnovo del decreto senza effettuare gli esami, se di questo ne sono in possesso dal 1997.

Per quanto riguarda le zone contigue ai Parchi, queste vengono individuate di concerto fra l'Ata e l'Ente parco e potranno includere anche porzioni delle zone D di Parco dove è possibile esercitare la caccia nel rispetto di norme che saranno emanate in seguito.

Infine, avendone fatta richiesta, viene rilasciata la concessione per l'accesso alla zona di caccia anche al parente del cacciatore in graduatoria nonostante, in quell’ambito, si è raggiunto il tetto massimo di accessi.

L'Ars accoglie le richieste della Federcaccia catanese 

Piena soddisfazione della Federazione siciliana della caccia di Catania per l'approvazione delle modifiche alla legge regionale sulla caccia da parte del Parlamento siciliano. Accolte quasi tutte le richieste avanzate, in modo particolare la possibilità di esercitare la caccia nelle zone preparco (richiesta annualmente presentata dalla sezione provinciale di Catania al Parco dell'Etna). Sono state accolte, inoltre, le richieste relative agli ambiti territoriali di caccia (oltre quello di residenza altri 3 ambiti, tassa prevista 16,50 % della tassa regionale per ambito), caccia alla migratoria (dalle 20 alle 30 giornate a disposizione stabilite dall'assessore all'Agricoltura e foreste in due ambiti a scelta), caccia nei parchi (esercizio venatorio nelle zone preparco D: zone da concordare con l'ente parco), caccia nelle zone forestali (consentita nelle zone stabilite dall'assessorato), tesserino venatorio (mancata consegna al Comune di residenza: sanzione da 50 a 300 mila lire).

Da "La Sicilia" del 16/01/2001

I CONIGLI DIVORANO TUTTO

Danni ingenti a oliveti, frutteti e colture erbacee

CALTAGIRONE - Gli agricoltori di Santo Pietro, esasperati per i danni prodotti alle loro coltivazioni dalla fauna selvatica che attraversa i fondi agricoli ricadenti in prossimità dell'area naturalistica, stanno inviando una petizione agli organi istituzionali competenti a vario titolo per adottare le idonee misure preventive, avanzare la giusta richiesta di indennizzo nella speranza di arginare presto il fenomeno.

A sposare la causa dei proprietari terrieri è anche la locale associazione Uila-Uil. Il sindacato, nel condividere le preoccupazioni manifestate dagli stessi agricoltori, si è impegnato a portare avanti la problematica.

Destinatari del documento saranno l'assessorato regionale al Territorio e ambiente della Regione siciliana, dipartimento faunistico-venatorio, l'Ispettorato agrario di Catania e il sindaco di Caltagirone, Marilena Samperi, ai quali saranno esposti e documentati i danni prodotti dalla fauna selvatica alle coltivazioni erbacce e arboree, inoltre sarà avanzata richiesta di risarcimento.

A lamentare questo stato di cose sono gli stessi agricoltori, impossibilitati a effettuare piantumazioni di ortaggi e costretti a subire ingenti danni alle colture arboree quali oliveti, pescheti e frutteti.

I proprietari terrieri non chiedono l'attuazione di misure cautelative sotto l'aspetto venatorio, ma auspicano urgenti interventi.

«Gli agricoltori - dichiara Matteo Pulichino, sindacalista Uila-Uil - auspicano sopralluoghi immediati perla verifica dei danni, tra l'altro documentabili, alle colture, nonché l'intervento dell'assessorato regionale al Territorio per arginare la problematica. Una delle ipotesi d'intervento potrebbe attuarsi erogando loro contributi per provvedere a particolari sistemi di recinzione».

A quanto pare, però, secondo quanto manifestato dagli interessati, la situazione dovrebbe essere affrontata al più presto.

«Nel mio fondo agricolo - dichiara Salvatore Vacirca, agricoltore di Santo Pietro - oltre 100 alberi di olivo sono stati danneggiati dal coniglio selvatico. Oltre ai raccolti delle coltivazioni erbacce, ho constatato che il danno subito dalle piante è rilevante anche per il futuro».

Altri sono invece impossibilitati a piantare ortaggi. «Ho sempre coltivato peperoni - dichiara Francesco Azzaro, orticoltore - ma quest'anno desisto perché i conigli selvatici stanno danneggiando anche alberi da frutto. Le nostre produzioni sono vincolate dalla selvaggina».

Per le aziende zootecniche è impossibile procedere alla semina di foraggi. «Sono proprietario di 60 capi di bestiame - dichiara Francesco Cona, allevatore - mentre il fondo è coltivato seminativo e a pascolo. Le colture erbacee sono praticamente distrutte».

In pratica, da valutare non sarebbero i singoli casi, bensì i problemi di tutti i proprietari delle terre che ricadono in prossimità della riserva.

A condividere le preoccupazioni manifestate dagli agricoltori è il sindaco, Marilena Samperi. «Chiederò - dichiara il primo cittadino - alla Forestale, quale ente gestore della riserva, di attivare i piani di abbattimento dei conigli selvatici, per scongiurare i danni paventati dagli agricoltori».

Da "Il Giornale di Sicilia" del 3/01/2001

Provincia, sì all'acquisto di 2830 conigli

«Serviranno per ripopolare i boschi»

La Provincia tira fuori dal cilindro 2.830 conigli: i cacciatori ringraziano, gli animalisti convocano gli avvocati. E gli allevatori si preparano alla gara d'appalto: si parte da una base di 150 milioni (50 mila lire per un coniglio adulto, 35 mila per uno giovane), chi offrirà meno potrà aprire le gabbie e ripopolare boschi e terreni di caccia (ma le doppiette hanno smesso di puntare i piccoli roditori a dicembre, se ne riparlerà fra otto mesi). E pazienza se, dati ufficiali affamano, il 58 per cento non sopravviverà alla prima settimana: ci si affiderà alla stagione degli amori e alla magnanimità di donnole, faine e predatori vari.

Nel calderone delle delibere di fine anno, la giunta Musotto ha dunque infilato. Nel quale nessun particolare viene lasciato al caso: i 2.830 conigli devono essere selvatici e di razza siciliana (Oryctolagus cuniculus), 1.400 gli adulti, 1.430 i giovani, il rapporto maschi‑femmine deve essere di uno a due e le caratteristiche ben precise. Il colore innanzitutto: rigorosamente (testuale) «grigio con sfumature giallastre e nerastre e con evidente macchia rossastra sulla nuca», salvo le parti inferiori e il sottocoda che devono essere bianchi. Quindi le misure: dal peso (compreso fra gli 800 e i 1.200 grammi) alle dimensioni totali (dai 38 ai 45 centimetri), passando attraverso i 7‑8 centimetri delle celebri orecchie, gli altrettanti 7-8 centimetri del cranio e i 7‑9 centimetri dei piedi (non zampe, dunque) posteriori. Ogni esemplare dovrà poi essere dotato di certificato di vaccinazione e di tatuaggio con il marchio dell'allevamento di provenienza. 0 fratel coniglietto corrisponde a questo identikit oppure se ne potrà rimanere buono buono in gabbia.

A firmare la delibera, l'assessore all'Agricoltura Marcello Caruso: «II provvedimento riporta per intero le indicazioni del dipartimento faunistico-venatorio della Regione, cui ci siamo rivolti dopo che il consiglio provinciale aveva stanziato nella manovra di bilancio i 150 milioni per H ripopolamento. Un favore ai cacciatori? Non credo, personalmente non amo molto la caccia e inoltre la stagione si è ormai chiusa». I conigli saranno liberati entro fine mese nel territorio di oltre sessanta comuni

Ma con un altro provvedimento la Provincia tende una mano agli stessi animalisti: 300 milioni da distribuire alle associazioni no profit per l'ammortamento delle spese fisse e di gestione. Il bando per la presentazione delle istanze è stato appena pubblicato. «Con questo atto dice Caruso ‑confermiamo H nostro impegno in questo settore, nel quale operano, in condizioni di estremo disagio, numerose professionalità spesso spinte solo dall'amore verso gli animali».

Insomma, conigli per i cacciatori e soldi per gli animalisti. Tutti contenti?

«Un provvedimento inaccettabile, così si procurano le prede ai cacciatori con i soldi pubblici». «Dove sta il problema? A tutto fatto in piena regola e ne beneficia l'intero equilibrio ambientale». Da un parte gli animalisti, dall'altra i cacciatori: fatale e inevitabile che la delibera sui conigli, approvata sotto le feste natalizie dalla giunta Musotto, dividesse ulteriormente due categorie già storicamente contrapposte.

Grida allo scandalo Ennio Bonfanti, della Lav (la Lega antivivisezione): «Stiamo valutando la possibilità di presentare un ricorso alla magistratura ‑ dice - ipotizzando il reato di maltrattamento di animali d'allevamento. Lo stesso dipartimento della Regione ha testato che, una volta lasciate libere, il 58 per cento di queste bestiole muore entro una settimana. Per non parlare dell'aspetto più strettamente etico: un provvedimento camuffato con l'obiettivo del ripopolamento faunistico ma che in realtà nasce a esclusivo vantaggio dei cacciatori, ai quali un ente pubblico procura le prede, utilizzando i soldi della collettività».

Di tutt'altro parere Francesco Lo Cascio, responsabile dell'Associazione Siciliana Caccia e Natura: «Non capisco queste prese di posizione strumentali. Per ben due volte il dipartimento faunistico-venatorio della Regione ha convocato riunioni sull'argomento, eppure le associazioni animaliste non si sono mai viste, ad eccezione di una rappresentante del Wwf, presente al primo incontro e durante il quale espresse parere positivo. E’ un provvedimento in piena regola, peraltro con appalto pubblico, per non parlare del fatto che tutti gli animali vengono liberati solo dopo attenta vaccinazione. E mi pare che il ripristino della fauna non giovi solo ai cacciatori».

Da "Il Messaggero" del 16/12/2000

L'INVASIONE

Ripopolamenti e aree protette: l'Italia è una giungla

ROMA - «Il cinghiale non è stupido», dice Paolo Giuntarelli, ricercatore dell'Eurispes. «Va dove trova zone di calma venatoria, ed essendo ormai protetto il 10 per cento del territorio italiano, il cinghiale prolifera; ce ne sono almeno mezzo milione di capi, che distruggono tutto quello che incontrano e rappresentano un pericolo per le coltivazioni». Oltre al cinghiale, l'Eurispes "spara" contro gli storni, le volpi, i cervi, i daini, i mufloni, perfino gli alteri e si direbbe innocui stambecchi. In una ricerca curata da Giuntarelli e intitolata "il prezzo dell'eco‑integralismo: i costi sociali della gestione ideologica della fauna", l'Istituto di studi lancia l'allarme: dal 1991 gli animali selvatici in Italia sono aumentati dell'80 per cento, sono troppi, e troppi i 115 miliardi di danni che provocano ogni anno.Il panorama è triste. Le volpi, quegli spauriti animaletti che abbagliamo coi fari della macchina, quanti polli e pecore fanno fuori ogni anno? E i cervi? Mettetene anche solo un paio in un campo coltivato e non crescerà più niente. Per non parlare degli stomi (specie protetta), che non solo devastano auto e marciapiedi cittadini, ma nelle campagne fanno strage di uva, olive, fragole e ciliegie. «La fauna selvatica è cresciuta in questo modo ‑ spiega il ricercatore ‑ non tanto per i divieti di caccia, ma per il diverso rapporto tra il territorio e i soggetti che lo proteggono, dalle Regioni gli agricoltori, dai parchi alle associazioni ambientaliste. siamo nel terzo millennio: oltre a proteggere, adesso dobbiamo cominciare a gestire l'ambiente e la fauna su basi scientifiche. Non siamo a Yellowstone o nell'outback australiano, ma in un territorio. o fortemente antropizzato ove la fauna non può riprodursi all'infinito, anche perché questo va a scapito delle specie più deboli. A Siena nel corso dell'anno è stato autorizzato l'abbattimento di 200 cervi, cosa mai successa rima, che ha portato notevoli benefici». Logica conclusione dell'Eurispes: "abbattimento selezionato" degli animali in eccesso. Logica reazione degli ambientalisti: il putiferio.

«E’ un rapporto tendenzioso e qualunquista - afferma la Verde Anna Maria Procacci - sembra una tesi ritagliata apposta per i cacciatori». «Sono indignato», commenta il presidente del Wwf Fulco Pratesi, che aggiunge: «La fauna selvatica in Italia è ancora a rischio, le nostre campagne non brulicano certo di daini, cervi e caprioli. A fare danni sono soprattutto i cinghiali, ma chi ne incrementa il numero? I cacciatori stessi». Contestando le cifre fornite dall'Eurispes, Pratesi afferma che «non esistono osservatori scientifici sulla fauna» e ricorda che la "lista rossa" stilata dal Wwf due anni fa stabiliva che «in Italia ben 338 specie di vertebrati su 494 sono in pericolo e 200 rischiano addirittura l'estinzione»

Sulla stessa scia Walter Caporale della Peta, la più grande associazione animalista del mondo: «Forse l'Eurispes ha sbagliato Paese ‑ ironizza ‑ visto che l'Italia rimane una delle nazioni con la più alta percentuale di cacciatori, il più alto numero di animali sterminati e la più bassa percentuale di guardie venatorie». E ancora, Ennio Bonfanti della Lav (Lega antivívisezione): «I dati dell'Eurispes sembrano le chiacchiere dei cacciatori nelle osterie ‑ accusa ‑ Incendi e inquinamento, caccia e bracconaggio hanno ridotto il nostro patrimonio di animali selvatici, tanto che sono decine le specie in via di estinzione».

Eppure l'Eurispes non ha dubbi: «L'abbattimento selettivo - si legge nel rapporto - è una risorsa per tutto il Paese, perché consente di ridurre i danni reali alle produzioni agricole, riduce l'impegno economico da parte di Stato ed enti locali per indennizzare gli agricoltori e permette di realizzare un perfetto equilibrio faunistico». Viene delineata anche la figura del "nuovo cacciatore": «Da predatore deve diventare guardia ecologica volontaria  afferma Giuntarelli  nessuno conosce il territorio meglio di lui, può fare controlli antibracconaggio e di prevenzione degli incendi». Sempre che si riescano a superare quelle che l'Eurispes definisce «resistenze di ordine culturale, giuridico e burocratico».

Da "La Sicilia" del 23/11/2000

LA GIUNTA REGIONALE RIAPRE LA CACCIA

PALERMO - Con la pubblicazione del nuovo calendario venatorio e degli ambiti territoriali sulla Gurs di domani, sarà scongiurato il blocco della caccia in Sicilia. Il governo regionale, su proposta dell'assessore all'Agricoltura e Foreste, Totò Cuffaro, ha approvato le integrazioni richieste dal Tar di Catania. Ma il meccanismo adottato è aspramente contestato dal Wwf, Legambiente, Lav e Lipu secondo cui chi in questi giorni spara, «commette reato». 

La sezione catanese del Tribunale amministrativo regionale, nei giorni scorsi, aveva emesso un'ordinanza di sospensione della caccia, ritenendo che non fossero stati sufficientemente chiariti i motivi per cui non si era tenuto conto del parere dell'Istituto nazionale fauna selvaggia nel disporre il calendario venatorio 2000-2001 e nella definizione degli ambiti territoriali di caccia. Il parere dell'Infs, in ogni caso, è obbligatorio ma non vincolante. 

Ambiti territoriali. Secondo uno studio dell'Infs, in generale, non dovrebbero superare i 15 mila ettari di estensione. Però, non si tiene conto delle notevoli differenze del territorio dal Nord al Sud: cambiano morfologia, clima e numero di cacciatori. In Sicilia esiste ancora la fauna selvatica, mentre altrove vi è solo ripopolamento. Inoltre, vi sono Comuni come Monreale, Nicosia, Mazzarino, Castronovo di Sicilia che hanno un territorio che va al di là dei 15 mila ettari. Ed ancora, si fa osservare, le nostre isole minori sono più vicine all'Africa di quanto il Piemonte non lo sia da Veneto o Friuli Venezia Giulia. Troppe le differenze dalle Alpi a Capo Passero per potere applicare una direttiva generica qual è quella dell'Infs. 

Calendario venatorio. Anche in questo caso il Tar di Catania ha chiesto di sapere i motivi per cui non si è tenuto conto del parere dell'Infs che ha contestato la scelta della Regione di anticipare alla prima domenica di settembre l'apertura della caccia, mentre nel resto d'Italia avviene la terza domenica di settembre. «Anche in questo caso rileva il professore Giuseppe Asciuto, consulente dell'assessore all'Agricoltura - abbiamo visto che l'Infs generalizza. Esperti delle Università di Catania, Palermo e Messina, sulla base di documentazione scientifica, hanno consigliato di agire autonomamente». 

Per gli ambientalisti, però, «quello varato dalla Giunta regionale è un piano illegittimo, perché viene violato il principio del giusto procedimento. E' stato emanato un atto amministrativo, cioè, in totale spregio delle precise ed articolate disposizioni che regolano la procedura: ci sono voluti due anni per formulare il primo piano ed ora se ne fa uno nuovo in una sola sera. Il comportamento dell'assessore Cuffaro è fuorilegge perché il provvedimento del giudice amministrativo è autoapplicativo». Secondo questa interpretazione, la caccia deve essere considerata chiusa. Ma domani sulla Gurs sarà pubblicato il nuovo calendario venatorio contro cui si potrà sempre ricorrere davanti al Tar.

Da "La Sicilia" del 21/11/2000

CACCIA, RISCHIO SOSPENSIONE

Il Tar di Catania sospende la stagione venatoria in Sicilia, ma respinge le eccezioni di incostituzionalità avanzate dalle associazioni ambientaliste che avevano impugnato il calendario approvato dall'assessore all'Agricoltura e Foreste, Salvatore Cuffaro. Comunque, non si potrà più cacciare sul territorio isolano solo dopo la pubblicazione sulla Gurs del relativo decreto. In ogni caso, l'assessore Cuffaro ha già dato incarico ai propri uffici di rispondere immediatamente alle osservazioni della sezione catanese del Tribunale amministrativo regionale per ridurre al minimo la sospensione dell'attività venatoria.

Un'ordinanza in contro tendenza, rispetto alle decisioni precedenti in materia, quella del Tar che riconosce alla Regione la facoltà di poter deliberare in via amministrativa il calendario faunistico e non per via legislativa, come invece sostenuto dagli ambientalisti. Un successo per la burocrazia regionale, ma anche delle varie associazioni di cacciatori difesi dal professore Giovanni Pitruzzella (si è occupato dei profili costituzionali) e dagli avvocati Carlo Comandè e Daniela Ferrari, mentre l'avvocato Angelo Russo ha rappresentato l'Associazione Siciliana Caccia e Natura.

Respinte, dunque, le eccezioni di incostituzionalità, l'ordinanza sospende la caccia perché l'assessorato non avrebbe motivato in modo sufficiente la decisione di disattendere in parte il parere non vincolante dell'Istituto nazionale della fauna selvatica. Perché il calendario sia legittimo e ritorni ad essere operante, è sufficiente non che l'assessorato all'Agricoltura e Foreste si adegui al parere dell'Infs, ma semplicemente che motivi il proprio diverso avviso. Secondo l'ordinanza del Tar, l'assessore Cuffaro dovrà «approvare con la massima tempestività il calendario venatorio (motivando il diverso avviso), onde impedire una situazione di stallo che si traduca in un pregiudizio grave ed irreparabile per i cacciatori e le associazioni cointeressate... ed assicurare il legittimo esercizio dell'attività venatoria». Un vero e proprio riconoscimento del diritto alla caccia: «Ai cacciatori - continua l'ordinanza del Tar - va assicurato, come a tutti i cittadini, il diritto di ricrearsi esercitando la disciplina sportiva da essi prescelta in funzione della salvaguardia della salute e della loro persona». La mancanza di un calendario venatorio, «può persino compromettere l'equilibrio ambientale, cagionando la sovrapposizione di particolari specie animali». Analogo discorso per gli ambiti territoriali di caccia stabiliti in modo difforme alle indicazioni dell'Infs il cui parere, come detto, è obbligatorio e non vincolante.

Stante quest'ordinanza, non sarà necessario ricorrere al Cga contro la sospensiva. sarà sufficiente rispondere ai quesiti del Tar. In ogni caso, la caccia in Sicilia chiuderà il 31 gennaio per la selvaggina migratoria e la seconda metà di dicembre per il coniglio e la coturnice.

Lillo Miceli

Da "Il Giornale di Sicilia" del 21/11/2000

Il Tar: «La caccia in Sicilia va sospesa»

Ma è subito guerra d'interpretazioni

PALERMO. (rop) Quelle dieci pagine di ordinanza diventeranno «il casus belli» dei prossimi giorni, il Tar della Sicilia, sezione di Catania, si pronuncia sulla caccia ed esplode, immediata, la querelle tra ecologisti e patiti delle doppiette che danno pareri opposti sulle ultime righe del dispositivo; quelle che contano. «II tribunale amministrativo della Sicilia - si legge nell'ordinanza depositata dai giudici - accoglie la domanda di sospensione dei provvedimenti impugnati nei termini di cui in motivazione, con divieto di esercitare la caccia su tutto il territorio della regione Sicilia, ordinando all’amministrazione di riprovvedere onde assicurare il legittimo esercizio dell'attività venatoria». E' l'approdo finale di un ricorso presentato nell'ottobre scorso dalle associazioni ambientaliste. Ma cosa significano quelle parole in «giurisprudenzese»? Sospensione, dunque. E da quando? I cacciatori si sentono tranquilli. «L’associazione Siciliana Caccia e Natura scrive il presidente, Francesco Lo Cascio - tiene a precisare che l'ordinanza del Tar di Catania non comporta la sospensione immediata della caccia; ciò potrebbe attuarsi solamente dopo la pubblicazione di un preciso decreto di sospensione da parte dell'assessorato Agricoltura e Foreste». E il collegio di difesa delle doppiette, composto dagli avvocati Giovanni Pitruzzella, Carlo Comandè e Daniela Ferrara commenta così: «L'ordinanza si risolve in una clamorosa sconfitta delle associazioni ambientaliste, è stata riconosciuta all'attività venatoria una vera e propria funzione di tutela dell'ambiente». 

Diverso, ovviamente, il parere di Ennio Bonfanti, componente del direttivo nazionale della Lav: «L'ordinanza è in vigore da quando viene depositata - dice - i cacciatori hanno torto, ma quale sconfitta... ». Altro punto cruciale e delicatissimo del contendere, il rapporto tra regione Infs (Istituto nazionale fauna selvatica), gli ecologisti accusano l'assessorato Agricoltura e Foreste di avere illegittimamente varato il calendario della stagione: «Senza nessuna comunicazione all'Infs e con scelte dei tutto arbitrarie». «Ma - rispondono gli avvocati - secondo l'ordinanza è sufficiente, perchè il calendario venatorio ritorni ad essere operante che l'assessorato «Motivi il proprio diverso avviso, non che si adegui al parere espresso dall'Infs». «Si tratta di cavilli - ribatte ancora Ennio Bonfanti - la realtà è una sola, tutto l'impianto del decreto è illegittimo. Si deve cambiare la legge regionale, rispettando la sentenza della Corte costituzionale di quest'anno che sancisce l'adeguamento della normativa alla legge nazionale. Gli appassionati vogliono cacciare? procedano pure, noi allerteremo le forze dell'ordine». 

E mentre si profila il solito scontro con contorno di furibonde polemiche, tra due categorie (ambientalisti e cacciatori) che si definiscono, allo stesso modo, «amanti della natura» Wwf, Legambiente, Lav e Lipu cantano vittoria: «La sezione di Catania del Tar Sicilia ha accolto il ricorso di sospensiva riguardante il calendario venatorio. Ancora una volta il Tar ha dato ragione a Wwf, Legambiente, Lipu - si legge in un comunicato congiunto -. Emanare decreti illegittimi (vedi sospensiva calendario venatorio 2000-2001, 1999-2000 e gli anni precedenti) emettere leggi incostituzionali (vedi sentenza Corte Costituzionale gennaio 2000 di censura legge regionale) non solo rappresenta esempio di pessima amministrazione, ma è la dimostrazione di come lo stesso mondo venatorio venga raggirato dalla classe politica regionale».

Roberto Puglisi

Da "La Sicilia" del 8 novembre 2000

PALERMO - Centinaia di appassionati si sono dati appuntamento sotto Palazzo dei Normanni

"Doppiette" protestano davanti all'Ars

I cacciatori chiedono alla Regione il varo della legge sul settore

PALERMO - Anche i cacciatori siciliani, ieri, hanno protestato davanti al Palazzo Reale. Centinaia gli appassionati della doppietta che da tutta l'Isola si sono radunati in piazza Parlamento. Una manifestazione per "sollecitare" l'Ars a varare la legge sulla caccia. In pratica, alcune associazioni ambientaliste, minacciano un ulteriore ricorso alla Consulta in merito al decreto dell'assessore regionale dell'Agricoltura, che ha dato vita all'attuale calendario venatorio. Motivo? Per gli ambientalisti, il provvedimento è stato varato senza il supporto di una legge regionale in materia di caccia, che abbia accolto quanto è stato dettato lo scorso gennaio dalla Corte Costituzionale. Alla manifestazione hanno partecipato, tra gli altri, i rappresentanti dell'ASCN (Associazione siciliana caccia e natura), dell'ANLC (Associazione nazionale libera caccia) e dell'Assoarmieri.

"Chiediamo alla classe politica - ha affermato il vicepresidente dell'ASCN, Domenico Portale - di provvedere attraverso il varo di una legge ai dettami previsti dalla legge quadro in materia".

Ricordiamo, infatti, che lo scorso gennaio, la Consulta a seguito di un ricorso inoltrato dalle associazioni ambientaliste ha bocciato tre passaggi della legge regionale sulla caccia. Tra questi, quello riguardante gli ambiti territoriali di caccia, creati dal provvedimento regionale attraverso zone a carattere provinciale, mentre, secondo la legge quadro in materia, la loro delimitazione è prevista in zone sub-provinciali.

Insomma, i cacciatori chiedono una legge regionale sulla caccia, in quanto, secondo Portale, "vogliamo esercitare la nostra attività venatoria senza poter essere definiti fuorilegge". Adesso toccherà agli inquilini di Sala d'Ercole decidere.

Intanto arriva una nota del Wwf Sicilia. Secondo l'associazione ambientalista, in merito al provvedimento sulla caccia, la commissione Attività produttive dell'Ars ha varato una serie di modifiche e integrazioni alla normativa, "riproponendo quasi integralmente gli articoli che erano stati giudicati incostituzionali dalla Consulta". Sempre secondo il Wwf, tra le modifiche apportate al provvedimento dalla commissione legislativa si registra quella relativa al restringimento dei confini dei tre parchi siciliani: Etna, Nebrodi e Madonie. In soldoni, secondo gli ambientalisti, questo "sarebbe uno escamotage che consente ai cacciatori di frequentare aree fino ad oggi vietate e sulle quali, attualmente, gravano vincoli ambientali e paesaggistici". Per il Wwf, "da mesi il Parlamento siciliano si sbraccia nella stesura di legge divora-territorio".

Infine una considerazione. E' difficile che la commissione legislativa competente, avendo lavorato seguendo la sentenza della Consulta abbia esitato un testo come descritto dall'associazione ambientalista. Ma, comunque, c'è anche un dibattito d'Aula ad attenderlo. E non ultimo, l'istituzionale lavoro del Commissario della Stato.

 

 
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