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Da "www.ilgiornale.it"

Da animalista non sparo sui cacciatori

Vittorio Feltri - 20 aprile 2014

Il dramma è che la natura è spietata: un tritacarne in cui i più deboli soccombono ai più forti

La svolta animalista impressa da Silvio Berlusconi - su sollecitazione di Dudù - alla politica di Forza Italia ha creato al partito qualche problema nei rapporti con i cacciatori. I quali si sono sentiti traditi e abbandonati dal vecchio amico ex Cavaliere, che li aveva sempre protetti e coccolati, non foss'altro perché la categoria, per quanto divisa in varie associazioni, è molto affollata - circa 800mila individui inseparabili dalla doppietta, cui va aggiunto l'indotto formato da armaioli, commercianti di articoli sportivi e familiari - oltre che compatta, avendo in comune l'interesse di essere protetta dagli attacchi periodicamente sferrati da chi è contro lo sterminio organizzato della selvaggina.
I cacciatori, per andare giù piatti, pretendono anzitutto di continuare a sparare e detestano chiunque tenti di impedirglielo. Cosicché quando si tratta di votare (per le politiche e per le europee, financo per le regionali), le loro scelte spesso - quasi sempre - sono influenzate dalla passione per la cosiddetta arte venatoria: danno la preferenza al partito (o ai partiti) che non minacci di disarmarli. Va da sé che essi costituiscano pertanto un bacino elettorale assai importante da cui pescare suffragi in quantità, a condizione che chi ambisca a «catturarli» garantisca di non vietare la caccia.
A occhio e croce, destra e sinistra finora si sono spartite equamente i voti dei «fucilieri» perché né la prima né la seconda hanno mai osato contrastare la venagione. Tant'è vero che i referendum indetti dagli animalisti per abolirla sono regolarmente falliti in quanto la politica, terrorizzata all'ipotesi di irritare i cacciatori, si è guardata dall'appoggiarli. Questo è un dato di fatto incontestabile. Ora, almeno in teoria, si cambia registro. Berlusconi si innamora di Dudù, splendido barboncino bianco che parecchi cretini prendono in giro solo perché vive ad Arcore, e capisce che la politica non deve trascurare le bestiole d'affezione; perciò raccomanda ai dirigenti di Forza Italia d'inserire nel programma la difesa - e la cura - di animali considerati da milioni di italiani componenti della famiglia e meritevoli di ogni attenzione.
Mi pare una bella cosa. Ma c'è un ma. Come si possono conciliare i sentimenti animalisti con l'attività venatoria? Sorge un conflitto. I cacciatori temono che la nuova linea di Forza Italia sia antitetica rispetto alla loro; e gli animalisti non concepiscono che un partito attento alle esigenze di cani, gatti eccetera sia tollerante con coloro che abbattono con piacere uccelli, caprioli, cinghiali eccetera. Difficile trovare un compromesso, ma non impossibile.
Cominciamo col dire che la caccia, se non se ne conoscono le regole, fa impressione perché il suo fine ultimo è l'uccisione di esseri viventi innocenti. Viene spontaneo dire: che divertimento c'è nel massacrare poveri volatili o mammiferi che non fanno male a nessuno? Ammetto: è un ragionamento superficiale. Il sovrappopolamento di certa selvaggina altera l'equilibrio ecologico, e la necessità di mantenere un'armonia nella natura, che consenta alle varie specie di sopravvivere, è invece incontestabile. Un esempio. I cinghiali si stanno moltiplicando in Italia a dismisura. Se ogni tanto non fosse autorizzata la caccia a questi suidi, capaci di riprodursi rapidamente, sarebbe un disastro per l'intero ecosistema.
Lo stesso dicasi per tutta la fauna che l'intervento (disciplinato) dei cacciatori è in grado di controllare affinché una specie non prevalga su altre, posto che l'ambiente nel nostro Paese, per troppi anni, è stato trascurato. Analizzando la storia si scopre che l'uomo per millenni è stato cacciatore per motivi meramente alimentari. Un tempo o catturava una preda o saltava il pasto. Adesso non è più così, è peggio. Per nutrirci ci siamo inventati gli allevamenti intensivi: povere bestie che nascono entro piccoli recinti, addossate le une alle altre, crescono senza un minimo di libertà, nella sofferenza più atroce e, infine, vengono uccise in modo ripugnante.
Il bestiame cosiddetto da carne non fa pena a nessuno. La gente mangia serenamente e con gusto bistecche, prosciutti e salsicce. Non si domanda da dove arrivino. Se ne frega che agnelli e capretti siano macellati per Pasqua, quando hanno solo poche settimane di vita, con una crudeltà che ferisce il cuore. Alcuni animali - pollame anzitutto - sono considerati cose, oggetti insensibili che è lecito sottoporre a sevizie. Non c'è anima buona che protesti nel vedere autocarri stipati di bovini o suini - magari sotto il sole di agosto - trasportati chissà dove per essere freddati.
Tanti orrori quotidiani passano inosservati sotto i nostri occhi offuscati dall'indifferenza, ma se un cacciatore fulmina un fagiano o una beccaccia ci scandalizziamo e invochiamo di eliminare l'uccellagione.
Siamo incoerenti. Il maialino si può sgozzare e arrostire: la coscienza non rimorde. Guai però se stecchisci un tordo con i pallini di una cartuccia: sei un boia. Siamo un po' stupidi. Meglio un cacciatore o un macellaio o un pollivendolo? È legittimo decimare i piccioni che fanno la cacca sulle guglie del Duomo di Milano, ma è vietato riempire il carniere di fringuelli. Ciò non è irrazionale?
Non assolvo coloro che godono a premere il grilletto. Ma se li condanno devo condannare pure i pescatori: forse anche le sogliole e i branzini piangono quando finiscono nella rete o uncinati dall'amo. Il dramma è che la natura è spietata: un tritacarne in cui i più deboli soccombono ai più forti.
L'uomo è cattivo, però gli piace atteggiarsi a buono. Non toccate il mio gatto e il mio cane. Li amo come figli.

 

 

Da "www.ilgiornale.it"

Budelli e quel regalino all'ex ministro verde

8 gennaio 2014

Per 3 milioni di euro nella legge di Stabilità ci siamo riacquistati l'isola di Budelli in Sardegna, che da centocinquant'anni era di proprietà privata come altre isole dell'arcipelago della Maddalena.

Il mondo ambientalista si è spaccato, con i partiti ecologisti (i Verdi ma anche Sel e M5S) in prima linea per la statalizzazione di Budelli e invece Legambiente contraria («Uno spreco di risorse pubbliche») insieme al Fai («Un privato può garantire fondi per la salvaguardia paesaggistica che non sempre lo Stato pubblico è in grado di assicurare»). Tra più attivi, nella prima fazione, c'è il redivivo Alfonso Pecoraro Scanio, già ministro dell'Ambiente nel governo Prodi, poi scomparso sotto le soglie di sbarramento e inghiottito dalle scissioni nel micropartito del Sole che ride (poco).
Adesso Pecoraro Scanio è presidente di una fondazione, Univerde la cui missione è «diffondere la cultura ecologista». Con convegni, mostre e anche fotografie. E qui la storia si intreccia col riacquisto pubblico di Budelli, con una tempistica notevole. Perché, segnala Dagospia, a poche ore dall'approvazione della legge di Stabilità, che contiene l'acquisto pubblico per 3 milioni di euro dei diritti di prelazione sull'isola (già opzionata da un miliardario neozelandese), l'Ente parco Arcipelago della Maddalena ha deciso che non poteva fare a meno di 16 fotografie provenienti dal concorso «Obiettivo terra» e proprietà di due soggetti: la Società geografica, e la Fondazione Univerde. Cioè quella presieduta da Alfonso Pecoraro Scanio, che si è battuto come un leone per far comprare allo Stato italiano l'isola di Budelli. «La prelazione è una vittoria per l'ambiente e la dignità nazionale» esulta l'ex ministro prodiano. Che ha ottenuto anche un altro risultato notevole. Piazzare le foto di un concorso che si è chiuso ad aprile. Otto mesi fa.
Esultano anche i grillini, per nulla Legambiente che chiedeva di destinare i 3 milioni pubblici agli alluvionati di Sardegna. «Budelli - scrive in una nota l'associazione ecologista -, privata dalla metà del 1800, è passata di mano in mano rimanendo intatta e potendo vantare ancora oggi il ruolo simbolico che le viene riconosciuto nell'arcipelago non in virtù di una proprietà pubblica, ma in forza di norme e vincoli che, a tutti i livelli, hanno sinora difeso in maniera efficace un interesse pubblico anche a fronte della proprietà privata. Tutte le isole dell'arcipelago, non solo Budelli sono private, ma senza problemi di salvaguardia in quanto è previsto il vincolo di totale inedificabilità assoluta».
In passato l'isola è stata proprietà di una società milanese, Gallura Immobiliare, e di Vittorio Peer, avvocato svizzero. Poi ad ottobre l'imprenditore neozelandese Michael Hart, Ceo di Commonwealth Bank of Australia, si era aggiudicata l'isola all'asta per 2,94 milioni di euro, ma con la possibilità dello Stato di esercitare il diritto di prelazione fino alla fine del 2013, cosa poi avvenuta con la manovra. Non un costruttore o uno speculatore, ma un finanziere che si era impegnato a «non toccare neppure un sasso» sull'isola famosa per le spiagge rose, peraltro già vincolate da severe norme. Non aveva fatto i conti con Pecoraro Scanio. E con le sue foto.

 

Da "www.ilgiornale.it"

Amo gli animali, ma non le bestie che insultano Caterina

30 dicembre 2013

La notizia è di dominio pubblico. L'abbiamo data anche noi. La riassumo in tre righe per chi eventualmente l'avesse trascurata. C'è una ragazza, Caterina Simonsen, ricoverata a Padova per una malattia grave che la perseguita da anni e contro la quale ha sempre combattuto con coraggio, riuscendo perfino a studiare regolarmente: è in procinto di laurearsi in veterinaria. 

Ama gli animali e si considera animalista. Come me.

Nonostante ciò, la giovane donna si è espressa a favore della sperimentazione scientifica sugli animali, da cui evidentemente si aspetta una soluzione ai propri problemi di salute: una malattia genetica che ora le ha attaccato violentemente i polmoni. Non serve una sensibilità speciale per comprendere la sua posizione apparentemente in contrasto con le idee da lei sempre sostenute. Eppure c'è chi in Rete l'ha coperta di insulti. Non li riferiamo per decenza, ricordando che i frequentatori dei social network spesso (anonimi o no che siano) sono cafoni e come tali scrivono: preferiscono ricorrere alla parolaccia piuttosto che alla parola.

Dicendo questo non scopro nulla di nuovo, ma è bene ribadirlo per inquadrare meglio il tema. Personalmente sono contrario alla vivisezione, termine brutale che mi ripugna pronunciare. Ma è pur vero che la mia ostilità verso questa pratica deriva dalla consapevolezza che si è abusato e si abusa ancora delle bestie, infliggendo loro sofferenze atroci, per scopi diversi, e punto nobili, da quelli di fare del bene all'umanità. Molti ricercatori incoscienti - direi di serie C - pur di dare ai loro studi maggiore importanza, rendendoli degni di pubblicazione, non esitano a sacrificare inutilmente decine o addirittura centinaia di cavie, incuranti della necessità - almeno - di non farle patire. Una simile carneficina è intollerabile.

Da qualche anno la strage viene condannata da gruppi sempre più agguerriti di animalisti, ecologisti, vegetariani e vegani, i quali si fanno in quattro affinché la legge vieti o riduca l'impiego di animali nei laboratori lager. Costoro sono meritevoli di solidarietà e appoggio: offrirglieli è un dovere al quale non mi sottraggo. Ma c'è un limite a tutto. Quando l'animalismo, come accade in molti casi, si trasforma in una sorta di religione, intesa in senso fondamentalistico e indifferente alle altrui ragioni, allora sono guai. Ogni eccesso d'altronde è provocato da azzeramento della razionalità.

Se una ragazza in lotta tra la vita e la morte auspica che la scienza trovi il modo di aiutarla, sia pure attraverso la sperimentazione su esseri viventi considerati (a torto) inferiori, non può essere trattata da alcuni esaltati come una pazza indegna di campare. Amare gli animali non significa disprezzare gli uomini e le donne che si fidano di scienziati seri e capaci di lavorare con scrupolo, anche sulle bestie, per ridare la salute a chi l'ha persa o darla a chi non l'ha mai avuta. È lecito sollevare dubbi sull'effettiva efficacia della vivisezione (orrore), come per esempio fa con garbo e cognizione di causa la biologa Michela Kuan, ma disprezzare chi ha opinioni opposte alle nostre rivela una crudeltà pari a quella esercitata, chessò, su un topolino o un cane o un gatto.

Probabilmente sfugge agli estremisti dell'animalismo un dato reale, e cioè che la natura non è benigna, ma cattivissima. Certamente i suoi aspetti più evidenti sono incantevoli: lo spettacolo di un tramonto, delle acque spumeggianti del mare, del cielo stellato, di un paesaggio collinare o dolomitico suscita nel nostro animo gioia e ammirazione. Ma la stessa natura, se analizzata con attenzione nei particolari, è disgustosa, un tritacarne, un'arena in cui si svolgono duelli tra poveri esseri che vogliono sopravvivere e altri esseri, poveri anch'essi, che mirano a sbranarli per il medesimo motivo: sopravvivere. Non entro nei dettagli, desiderando risparmiarvi la descrizione di certe mostruosità. Provate soltanto a immaginare l'attività dei predatori, dal più piccolo al più grosso, dai ragni alle tigri, dai falchi alle aquile. E sorvoliamo su quanto accade tra pesci di varie dimensioni.

Inoltre, avete mai visitato un allevamento di polli o di maiali? Avete mai assistito alla macellazione di bovini e di ovini? Scusate, cari fratelli animalisti, questo mondo fa schifo anche, ma non soltanto, per colpa dell'uomo. Se fosse vero che qualcuno lo ha progettato, non ci vengano a dire che è stato ispirato dall'amore. Ora, accanirsi su una ragazza a rischio di morte e fiduciosa nella scienza è la prova che nessuno è innocente.

Da "www.regione.lombardia.it"

Falso allarme leucemia, esposto contro Legambiente

22 dicembre 2008

(Ln - Milano) Un esposto contro Legambiente e Isde (Associazione medici per l'ambiente) è stato depositato dall'avvocatura regionale presso la Procura della Repubblica, per "procurato allarme".

Legambiente aveva presentato alla stampa dati eclatanti, estremamente allarmanti appunto, ma non veri e non verificati, sulla diffusione della leucemia nei soggetti fino a 14 anni nelle province di Cremona e di Mantova, cavati da un allegato alla Valutazione di impatto ambientale (di sei mesi prima) della società Centropadane per la costruzione della Cremona-Mantova.

Si parlava di una intensità di casi di leucemia infantile fino a 20 volte superiore alla media regionale. Dati (epidemiologici) poi dimostratisi inattendibili e non veritieri. Una clamorosa bufala. Basti pensare che il numero dei ricoveri era stato scambiato (e spacciato) come numero di pazienti.

Si offrivano anche interpretazioni pseudoscientifiche: colpa del benzene e delle industrie che lo lavorano. Interpretazioni del tutto gratuite su un caso insussistente. Si chiedeva addirittura che la Regione facesse indagini straordinarie. Mentre i dati ufficiali della Regione (e dell'Asl) descrivevano una situazione del tutto nella norma e sotto controllo.

Dal 25 novembre l'allarme si era diffuso a mezzo media nazionali e locali, dopo la conferenza stampa indetta da Legambiente (con il presidente regionale Damiano Di Simine e quello cittadino Renato Guizzardi oltre a Edoardo Bai) e Medici per l'Ambiente-Isde (con il dr. Federico Balestrieri). Ci è voluto del tempo perché almeno sulla stampa non si parlasse più di allarme ma di bufala.

Ora la Regione ha chiesto, con l'esposto, "di accertare la sussistenza di reati (ad iniziare da quello previsto e punito dall'art. 658 C.P. "procurato allarme") ed ottenere, se responsabilità verrà accertata, il competente risarcimento di danni funzionali, burocratici e morali. (Ln)

Da "Giornale di Sicilia" del 5 settembre 2007

Troppi cinghiali a Castelbuono, il sindaco «Via libera alla caccia nei terreni privati»

Castelbuono - Il sindaco Mario Cicero, diessino e di Legambiente, stanco di partecipare a riunioni e incontri infruttuosi per trovare una soluzione all'aumento esponenziale e distruttivo dei cinghiali, nel suo territorio ha aperto anzitempo la caccia. E lo ha fatto con un'ordinanza, la numero 75 del 3 settembre, che autorizza i cacciatori in regola per l'uso delle armi lunghe da fuoco, al fine di salvaguardare i terreni dalle continue invasioni distruttive dei cinghiali e per garantire l'incolumità e la sicurezza di chi vive all'interno di quei fondi.

«Ho preso questa decisione perchè nel corso di un incontro in prefettura è stato scritto in un verbale che il sindaco si dovrà adoperare per tutte le iniziative utili a scongiurare pericoli alla popolazione - dice Mario Cicero -. Ho partecipato a tanti incontri e vertici in prefettura non ultimo a fine agosto quello con tutte le associazioni ambientaliste, ma più di dare mandato all'Ente Parco delle Madoniedi rivedere le procedure per l'abbattimento selettivo e aumentare le gabbie, non si è potuto fare. Soluzioni che, visto la gravità della situazione all'interno del mio territorio servono a ben poco per contrastare quella che a breve sarà un'invasione dei cinghiali delle terre appena colpite dagli incendi».

La paura del sindaco è che i cinghiali rimasti vivi dopo i devastanti roghi di agosto, possano trasferirsi nelle zone di Castelbuono dove già si sono verificati aggressioni che hanno scatenato il panico tra i cittadini, frutteti ed orti sono stati distrutti e muretti di recinzioni sono stati abbattuti.

 Ma non sono solo i cinghiali a preoccupare il sindaco. Ci sono anche i tanti daini che devastano la flora e le capre selvatiche che rincorrono i pastori o chi passeggia per i boschi. Un sindaco già protagonista delle cronache nazionali, perchè vuole utilizzare gli asini al fine di incrementare la raccolta differenziata nel suo comune.

«Nei giorni scorsi un gruppo di cinghiali hanno aggredito un pastore del vicino paese di Gratteri - dice mario Cicero -. Con un morso lo hanno ferito alla gamba. Cerco di far capire che siamo davvero in pericolo e che prima o poi le frotte di cinghiali possono attaccare e fare davvero male. Forse allora la mia ordinanza non sarà solo una boutade, ma un provvedimento serio».

Contro le doppiette a Castelbuono le associazioni animaliste e ambientaliste ricorreranno al Tar per bloccare un preoccupante precedente. «E' un provvedimento illegittimo e contro questo ricorreremo al Tar - afferma Ennio Bonfanti della Lav - come farà a stabilire il sindaco se i cacciatori a Castelbuono spareranno al cinghiale in zona protetta del Parco o effettivamente nei fondi di loro proprietà? Un provvedimento che non servirà a risolvere il problema che esiste, ma è stato creato da chi ha fatto proliferare i cinghiali portandoli da fuori. Nelle macellerie della zona, il cinghiale è un animale molto richiesto dai ristoratori. Con la scusa di proteggersi potrebbe fiorire un mercato della carne poco lecito». Anche l'Enpa (ente nazionale protezione animali) si attiverà per bloccare il provvedimento.

«E' un atto illegittimo. Il sindaco non può dare questo tipo di autorizzazione - afferma Alessandra Montalbano, coordinatrice regionale Enpa -. Ci attiveremo anche a livello nazionale per bloccare questa ordinanza».

Massimo Belli presidente dell'Ente Parco delle Madonie appare molto perplesso circa la validità dell'ordinanza del sindaco. «Ero rimasto all'incontro che a fine agosto avevamo avuto in prefettura a Palermo - dice Belli -. Non mi sembra che il sindaco possa autorizzare a sparare in zona di Parco. Qui la caccia è vietata dalla legge regionale. Il problema esiste visto che siamo stati in tanti in prefettura a Palermo, mi sembra che questa non sia la via da intraprendere». 

Ignazio Marchese  

Da "www.ansa.it" del 20 aprile 2004

AMBIENTE: DENUNCIATO DIPENDENTE WWF PER BRACCONAGGIO


           
  (ANSA) - CAGLIARI, 20 APR - Un dipendente del Wwf è stato denunciato a piede libero per bracconaggio, nell'oasi protetta dell'Associazione ambientalista di Monte Arcosu nel Cagliaritano, dagli agenti del Corpo regionale forestale. L'uomo, di 62 anni, è stato segnalato all'autorità' giudiziaria, assieme ad altri quattro giovani complici, perché sorpreso con quattro cinghiali catturati con i lacci. L'operazione degli agenti del Corpo di vigilanza ambientale di Capoterra è scattata domenica mentre nell'oasi del Wwf vi erano diversi visitatori. Agenti in borghese si sono confusi con i vari gruppi di escursionisti mentre altri in divisa hanno controllato alcuni punti strategici. I Forestali hanno così osservato l'uomo che con l'auto fuoristrada del Wwf si è recato in una zona interdetta alla circolazione privata dove ha caricato sullo stesso automezzo quattro cinghiali catturati con lacci. Gli animali, come hanno visto gli agenti appostati fra la vegetazione di Monte Arcosu, sono stati poco dopo caricati su un'altra autovettura privata con a bordo due coppie di giovani che, una volta fermati, sono risultati amici e parenti del dipendente del Wwf. Sono stati, quindi, sequestrati i cinghiali mentre l'uomo, principale indiziato, è stato accompagnato dagli uomini dell'ispettore Fabrizio Madeddu, che ha coordinato l'operazione, sul luogo della cattura degli animali dove sono stati trovati altri lacci ancora innescati. I Forestali hanno inviato un dettagliato rapporto all'autorità giudiziaria sull'episodio e sulla posizione di altri dipendenti del Wwf nei cui confronti sono tuttora in corso accertamenti. L'Oasi, la più grande del Wwf in Italia, si estende su 3.600 ettari e si trova nel complesso forestale di Monte Arcusu e Piscina Manna, che costituisce la foresta di macchia mediterranea più ampia dell'intero bacino mediterraneo.

(ANSA). AR  20/04/2004 11:22

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Da "Panorama.it" del 23 gennaio 2004

ABRUZZO: GUAI NELLA RISERVA

Parco della cuccagna

Gestione disinvolta e spese faraoniche. Cala la scure della Corte dei conti

Finanziamento illegittimo a enti privati, spese per missioni all'estero e in Italia non accompagnate da un minimo di rendicontazione, utilizzo abusivo di carte di credito intestate all'ente. E poi uso a gogò di automobili, appartamenti e beni vari. È proprio la sintesi di oltre 30 anni di disastrosa (almeno da un punto di vista amministrativo) gestione del Parco nazionale d'Abruzzo quella che viene fuori dalla sentenza della Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Abruzzo.
Un atto depositato pochi giorni fa, che condanna Franco Tassi e Fulco Pratesi, ovvero l'ex direttore generale e il presidente attuale del Parco. Il primo, per ben 33 anni al timone di un organo a cui ha dato la sua vita, ma che aveva trasformato in una sorta di repubblica indipendente, dove le regole erano solo quelle che uscivano dalla sua bocca, deve restituire all'ente 914.512,56 euro. Pratesi deve invece sborsare 88.283,65 euro. La sua posizione è certamente diversa da quella di Tassi. Al numero uno del Wwf vengono addebitate in modo diretto le gravi incongruenze emerse nell'attribuzione di mansioni superiori ai dipendenti, senza riscontri né provvedimenti di nomina. E poi l'elargizione di anticipi sulle liquidazioni che non potevano essere concessi.

Ma la colpa certamente più grave del presidente Pratesi è aver lasciato per tanti anni carta bianca a Tassi, direttore generale fino al settembre del 2002 quando, con il Parco ormai sull'orlo della bancarotta, fu licenziato per giusta causa. In una inchiesta pubblicata da Panorama nel febbraio dello scorso anno (articolo per il quale Tassi ha querelato il giornale) veniva descritta la situazione finanziaria del Parco nazionale d'Abruzzo e venivano riportate le dichiarazioni di una fonte del ministero dell'Ambiente: «Abbiamo trovato un falso in bilancio di circa 10 milioni di euro. Da una verifica sono venuti fuori scoperti bancari, spese mai contabilizzate, contributi previdenziali non versati, assunzioni senza concorso».

La pronuncia della Corte dei conti fa chiarezza. Dice chiaro e tondo che «l'anomalia di tutta l'attività del Parco è rappresentata dal ruolo del tutto trasmodante che è stato assunto dal direttore». Un direttore, Tassi, che aveva affittato a Roma uno stabile per adibirlo a sede di rappresentanza obbedendo a «logiche personalistiche e di prestigio non istituzionali». Tanto che vi ospitava «soggetti privati».
Significativo poi il conferimento indebito di risorse a enti privati gestiti da suoi familiari o l'acquisto di un'auto «di classe sicuramente eccedente le esigenze operative» che non ha mai restituito. Fino alla «abusiva utilizzazione delle carte di credito intestate all'ente».
Tutto finito, adesso si tratta solo di proseguire sulla strada del risanamento economico-finanziario. Proprio il mese scorso il ministero dell'Ambiente ha prorogato di altri due anni il contratto di lavoro dei precari assunti irregolarmente da Tassi. Adesso tocca a Pratesi. «Spero di chiarire in appello la mia posizione e di dimostrare che la mia condotta non ha provocato danni allo Stato» dice a Panorama il naturalista. «Su Tassi riponevo una fiducia totale. Lo consideravo capace e al di sopra di ogni sospetto. Purtroppo riconosco che non era così. Sono stato ingenuo».

 
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