ASSOCIAZIONE SICILIANA CACCIA E NATURA
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LU CACCIATURI E LU CANI

Quannu acchianamu 'ppi li granni alturi            di "Mungibeddu" 'nni sintemu feri                    'ppi 'na pirnici irini a circari                             'nta 'ssa muntagna china di gran sciari.

Tutti 'ddi gran cistuni emu a scalari                 cc'u cori ardenti e forti passioni                  fradici di suduri 'ppi li stenti strani                   'ccu la scupetta e spadda e 'ddu gran beddu cani.

Prima c'ancora l'alba da' chiarura                     gia' semu junti supra la timpata                         lu cori iardi, fremi e si cunsola                   quannu di la pirnici sintemu la cantata.

Fremi puru lu cani 'dda jurnata                     curri, scurazza, torna eppoi si cheta         quannu di la cuturna senti 'a maniata.

Varda lu cani 'nfaccia a lu padruni                    cc'u sguardu fissu comu si vurrissi diri:             ti preju padruneddu n'ammazzari                      sta pirnicedda di lu gran culuri               s'annunca... fazzu a finta di puntari.

Lu cacciaturi 'cca 'ppi lu gran cori               capisci o' cani meghiu da' muggheri,                dici a si' stissu... vaja cc'ajeffari                   forsi ca chista e' l'ura di turnari.

'Na straggi certu 'nno' la vogghiu fari            chistu nun e' cchiu 'u tempu di tant'anni arreri quannu la sirvaggina c'era ad ogni logu              e a tutti i cacciaturi dava sfogu.

Mentri quarcunu penza a' scupittata                  lu "veru cacciaturi" nun ci bada;                      sapi ca caccia e' picca 'nda cuntrada,                 e assemi a lu so' cani s'accuntenta                  d'un sulu sfrullu e di na grampuntata.

Ma quannu stancu, a lu friscu s'arriposa,    mentri lu cani ccu la lingua i fora             cuntentu s'accosta a lu padruni;                        lu cacciaturi penza a 'nna gran bedda cosa:

s'avissi fattu 'na carnificina,                    d'aceddi beddi ca su li pirnici...                        tu cumpagneddu beddu chi ni dici,                    ju fussi assai scuntentu st'amatina.

Pirchì veru ch'e' bellu si' lu cacciari               ma... merculi prossimu chi vinemu a fari??? ammeci d'accussi' c'e' la spiranza                       di riturnari 'ntra st beddi loghi                            a menu cosa e'... inchiri la panza                       si cacciaturi semu di sustanza.

N'accuntintamu di sta passiata                      fatta supra sti munti e supra a sciara arrispirannu bedda aria pura                      magari senza 'u scrusciu 'i 'na sparata.

Pero' stasira n'to circulu diremu                   pirnici nunn'ammazzai 'sta jurnata,                  fici cosa curretta e n'un sbagghiai;                  'ccu tanta siti mmi vippi lu me vinu                 'ccu tanta fami azzannai lu me pani        cuntentu sugnu ju' e lu me beddu cani.

Ora mi sentu st'obbrigu, amici attinzioni !!! vogghiu suttapunirivi quarchi privazioni;      certu li raccumannu di cchiu' 'o picciutteddu    si voli assicutari ancora quarchi aceddu...

Attentu magari 'a stari ddu certu vicchiareddu  si voli iddu sparari ancora o cunigheddu    attentu puru iddu 'a stari 'u vardacaccia s'annunca nun truvamu nippuri la biccaccia.

Chistu vi dicu ora                                         chistu vvi dissi all'ura                                  amici cacciaturi                                       sarvamu la natura.

Certu ca non si spara                                           a un poviru cardidduzzu                               pirchi' e' un gestu insanu                                d'un tiraturi pazzu.

Inveci lu si pruteggi                                            si presta attinzioni                                              si varda e si rispetta                                      cc'u tanta passioni.

Magari di la macchia                                           si pigghiunu i primuri                                    focu n'un si n'adduma                                        lu sa' lu cacciaturi.

L'arburi sunu sacri                                    l'aceddi su' du signuri                                 chist'e' 'a cuncizioni                                           du "novu" cacciaturi.

Chisti su 'i me' pinseri                                 chista 'a rifrissioni                                      chistu vi raccumanna                              Eggiddiu Ardizzoni.

IL CACCIATORE E IL CANE

Quando saliamo per le grandi alture di "Mongibello" ci sentiamo fieri di andare a cercare una coturnice su questa montagna piena di pietra lavica.

Tutti quei gran costoni andiamo a scalare con cuore ardente e forte passione fradici di sudore per la fatica con la doppietta in spalla e quel gran bel cane.

Prima del chiarore dell'alba già siamo giunti sulla collina il cuore arde, freme e si consola quando della coturnice sentiamo il canto.

Freme pure il cane nella giornata corre, scorazza, torna e poi si calma quando della cotorna sente l'odore.

Guarda il cane in faccia al padrone con lo sguardo fisso come se volesse dire: ti prego padroncino non l'ammazzare questa piccola coturnice di tanti colori altrimenti... faccio finta di puntare.

Il cacciatore che con il suo gran cuore capisce il cane meglio della moglie, dice a se stesso... guarda che mi tocca fare forse è questa l'ora di tornare.

Una strage certo non voglio fare, questo non è più il tempo di tanti anni addietro quando la selvaggina era in ogni posto e a tutti i cacciatori dava sfogo.

Mentre qualcuno pensa solo alla fucilata, il vero cacciatore non ci bada; sa che la selvaggina è scarsa nella contrada, e insieme al suo cane si accontenta del solo frullo e di una bella ferma.

Ma quando stanco, al fresco si riposa, mentre il cane con la lingua fuori si accosta al padrone; il cacciatore pensa a una bella cosa:

se avessi incarnierato tutti questi bei uccelli che sono le coturnici... tu compagno bello che ne pensi, io sarei rimasto assai scontento stamattina.

Perchè vero che è bello il cacciare ma... mercoledi prossimo che andiamo a fare??? almeno così c'è la speranza di ritornare in questi bei luoghi la minor cosa è... riempiere la pancia se siamo veri cacciatori.

Ci accontentiamo di questa passeggiata fatta su questi monti e sulla pietra lavica respirando bella aria pura magari senza il rumore di una fucilata.

Però stasera nel circolo diremo coturnici non ne ho abbattute oggi, ho fatto cosa corretta e non sbagliai; con tanta sete bevvi il mio vino con tanta fame morsi il mio pane contento sono io e il mio bel cane

Ora mi sento quest'obbligo, amici attenzione!!! voglio sottoporvi qualche privazione; certamente lo raccomando di più al giovane cacciatore se vuole cacciare ancora qualche uccello...

Attento anche deve stare quel certo cacciatore anziano se vuole sparare ancora il coniglio attento pure lui deve stare il guardaccia altrimenti non troviamo neanche la beccaccia.

Questo vi dico adesso questo vi dissi allora amici cacciatori salviamo la natura.

Certo che non si spara a un povero cardellino perchè è un gesto insano di un tiratore pazzo.

 

Invece lo si protegge si presta attenzione si guarda e si rispetta con tanta passione

 

Anche della macchia ci si prende cura fuoco non si accende lo sa il cacciatore

Gli alberi sono sacri gli uccelli sono del signore questo è il pensiero del nuovo cacciatore.

 

Questo è il mio pensiero questa è la riflessione questo vi raccomanda Egidio Ardizzone.

 

 

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IL CACCIATORE, SPECIE MINACCIATA D'ESTINZIONE

L'ALBA                 IL TRAMONTO        LA NATURA SENSAZIONI MERAVIGLIOSE    ALLE QUALI         NON VOGLIAMO RINUNCIARE;

IL PIACERE              DI RITROVARSI TRA AMICI INSEPARABILI. 

COSE CHE AMIAMO  DA SEMPRE.

A.S.C.N.

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NON E’ COMPITO MIO

Questa è la storia di quattro persone che facevano o fanno parte a vario titolo del mondo venatorio, chiamate: Ognuno, Qualcuno, Ciascuno, e Nessuno.

C’era un lavoro importante da fare e Ognuno era sicuro che Qualcuno l’avrebbe fatto, Ciascuno avrebbe potuto farlo, ma Nessuno lo fece.

Qualcuno si arrabbiò perché era un lavoro di Ognuno.

Ognuno pensò che Ciascuno potesse farlo, ma Nessuno capì che Ognuno non l’avrebbe fatto.

Finì che Ognuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ciascuno avrebbe potuto fare.

P.S. Considerato che: Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno non hanno fatto o saputo fare, abbiamo iniziato e continueremo a farlo noi. Nutriamo ancora la speranza, quasi vana, che Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno per la vergogna capiscano che è anche compito loro.

A.S.C.N.

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ZU' SARO

Lo potevi trovare li' tutti i giorni, al solito angolo della piazza come appeso a un pensiero che dal fumo di quella virgola di toscanello, perennemente acceso sulle labbra, sembrava prender forma ora in una scaltra beccaccia ora in un'orecchiuta lepre, ora in chissa' cos'altro, per poi dissolversi lentamente sopra il velluto della coppola grigia nella penombra dell'alba appena pronunciata. Me lo ricordo così zu' Saro, cacciatore da una vita o forse per la vita. A volte, nelle calde mattine d'estate quando con i miei cani vado tra i campi di grano appena mietuto sperando di volar qualche quaglia, mi capita di distendermi in mezzo a tutto quel giallo, alzo lo sguardo e mi si spalanca l'azzurro del cielo d'agosto che si allunga immenso fino a incontrarsi con il mare stingendosi ormai lontanissimo nella linea bianca dell'orizzonte, chiudo gli occhi e vedo il bel bel viso di zu' Saro sorridente e contento come nelle indimenticabili giornate dell'apertura. Altre volte invece mi appare triste e malinconico, come negli ultimi anni della sua vita da quando quel maledetto ictus gli intorpidi' le mani e la gioia di vivere. Adesso ci guarda tutti da quella cornice che abbiamo appesa a una parete del circolo proprio di fronte alla porta; la foto la scattai io un anno prima  che morisse: lui, ai piedi della montagna con la doppietta aperta sulle spalle, mentre alza al cielo d'ottobre due splendide coturnici. Ieri mentre mi trovavo li' a parlare di venti e correnti con Peppe e Toto', da sempre miei amici e compagni di caccia, mio figlio mi ha chiesto chi fosse "quel signore della foto che ogni volta lo guarda e gli sorride"; non so se anche lui un giorno imbracciera' un fucile e incurante del freddo e dello scirocco, della stanchezza e della pioggia correra' dietro a un'emozione ma sono certo che quando crescera' e gli capitera' questo foglio tra le mani capira' da solo. Ma la cosa che piu' ricordo e non potro' mai dimenticare finchè vivro', e' un freddo pomeriggio di gennaio, quando mentre mi recavo a caccia trovai  Zu' Saro ad aspettarmi accanto alla mia auto col fucile sulle spalle e  un  sorriso che non gli trovavo da chissa' quanto tempo: "andiamo! "mi disse"che u addazzo ci sta aspettando". Non so se in quel momento fui piu' sorpreso o felice, ma capiìi: non andava piu' a caccia da due anni a causa della malattia e dopo la chiusura di quella stagione venatoria la licenza gli sarebbe scaduta e avrebbe dovuto rinnovarla, ma sapeva che cio' purtroppo non gli sarebbe stato possibile a causa delle sue precarie condizioni di salute. Quel pomeriggio era l'ultima giornata di caccia della sua vita. Arrivati nel bosco ci separammo e andammo in cerca della "regina", ma  beccai soltanto tanto freddo e due solenni padelle di quelle che ti sembrano impossibili da sbagliare e ancor  piu' da raccontare. Al tramonto tornai in macchina stanco e deluso, tirai fuori dalla tasca del gilet la fiaschetta di whisky e mi appoggiai sul cofano della fedele 1100; udìi uno sparo, era stato l'unico della giornata a parte le mie padelle. Qualche minuto dopo vidi uscire dal bosco la figura esile e dritta di zu' Saro con una meravigliosa beccaccia che gli pendeva dalla rete del carniere; gli corsi incontro eccitato e ansimante per complimentarmi con lui che mi guardo'con due occhi sorridenti e malinconici e mi disse prendendo in mano la regina alzandola al cielo: "guarda che meraviglia figlio mio, e' stata tutta la mia vita". Vidi una lacrima solcare il viso rugoso di quell' amabile vecchietto. . .  "ah sto vento. . .", disse asciugandosi gli occhi coi palmi callosi delle mani graffiandosi l'anima, . . . "mi fa piangere come un bambino"; "vento di Sicilia, zu' Saro" gli dissi io, "non si sa mai se porta caldo o freddo. . . non si sa mai". Mi guardo' sorridendo dandomi un pizzicotto sulla guancia, "viviti la tua vita ragazzo mio e non cambiarla mai, guarda com'e' bella!" L'ultimo falco della sera disegnava nel cielo le sue arcane traiettorie e nessuno le avrebbe mai capite.                                                                 

          Emanuele Saitta  

 

 

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